Del presunto clan di traffi­canti legato al gruppo Perna avrebbe fatto parte anche Gianmarco Pecorelli, una delle tante vittime della guerra di mafia in corso a Vieste. Pecorelli, 21 anni, è stato assassinato da killer al momento ignoti la mattina del 19 giugno scorso: era a bordo di uno scooter con l’amico e coetaneo Chri­stian Pio Trimigno, percorrevano una strada in località «Mandrione» quando i sicari a bordo di un’auto speronarono il ciclomotore, fecero cadere a terra i due giovani, aprirono il fuoco uccidendo Pe­corelli colpito a addome, collo e testa, e ferendo gravemente Trimigno che riuscì a nascondersi. Di Gianmarco Pecorelli e del suo presunto ruolo nel clan di trafficanti si parla negli atti d’indagine «Agosto di fuo­co», dove viene indicato come «cassiere del sodalizio e incaricato di recuperare i cre­diti derivanti dallo spaccio di stupefacen­ti». Le indagini su mandanti ed esecutori dell’omicidio Pecorelli e del tentato omi­cidio Trimigno sono ancora in corso e co­perte dal segreto istruttorio, ma dagli atti d’inchiesta del blitz antidroga di due giorni fa emerge come la rivalità tra i due clan in guerra investa anche i piccoli spacciatori. «Che la contrapposizione» (tra il gruppo Perna e il clan Raduano) «derivasse da questioni inerenti il controllo del terri­torio e delle piazze locali per lo spaccio di stupefacenti emerge anche da una conver­sazione successiva all’omicidio Pecorelli» scrive il gip di Bari Giovanni Anglana in un passaggio delle 83 pagine dell’ordinan­za cautelare «avvenuta il 23 luglio scorso tra Giovanni Iannoli» (ritenuto al vertice del gruppo Perna, è uno dei 7 arrestati) «e un parente del deceduto» estraneo all’inchiesta, «in cui Iannoli rappresentò all’in­terlocutore le forti minacce subite per il controllo del territorio, dicendo: “stanno solo minacciando a tutti i ragazzini, tutti i compagni di Gianmarco, gli dicono che se ne devono andare da Vieste, dicono che a Vieste non ci possono stare più: gli hanno detto proprio: “voi ve ne dovete andare da qua, se no vi veniamo a uccidere”». Si tratta - prosegue l’analisi del gip - «di una circostanza riscontrata in modo oggetti dal violento pestaggio ad opera di tre persone» (una delle quali è un fedelissimo di Marco Raduano) «ai danni di due giovani ritenuti traditori perché passati a spacciare per conto di Girolamo Perna».

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Nel comunicato stampa diffuso dalla Direzione distrettuale antimafia nella conferenza stampa di lunedì mattina per dar conto dei 7 arresti del blitz antidroga «Agosto di fuoco» condotta dalla squadra mobile foggiana e dallo «Sco», si legge anche: «il 21 agosto la Dda dispose il fermo dei cugini Giovanni e Claudio lannoli anche allo scopo di scongiurare la messa in atto di quella che sarebbe stata una probabile strage». Parole legate ancora alle intercettazioni su cui poggiano le accuse contro i 7 viestani ritenuti legati e contigui al clan Perna di traffico di droga e detenzione e porto illegale di armi. «La forte contrapposizione tra il grup­po Perna e il clan rivale Raduano» si legge negli atti dell’inchiesta «risulta inequivocabilmente riconducibile al controllo del territorio per lo svol­gimento delle attività illecite, ed in particolare per lo spaccio di stupe­facenti sulle piazze locali. Sintomatico in proposito che tutte le conversazioni captate, nel corso delle quali Gio­vanni Iannoli, Raffaele Giorgio Prencipe e Giuseppe Stramacchia» (tre dei sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip di Bari ndr) «palesavano in modo esplicito la volontà di ritorsioni e propositi di agguato nei confronti dei rivali, erano sempre ancorate alla tematica degli stupefacenti ed alla necessità di investire nella droga (in una captazione si parla di “investi­mento”) onde procurarsi il denaro necessario a realizzare i propositi di vendetta».

Ed al riguardo l’accusa cita un’in­tercettazione del 13 luglio scorso a casa di Giovanni Iannoli «nel corso della quale gli interlocutori parlano prima di questioni inerenti lo spaccio di droga e delle difficoltà connesse attesa la forte rivalità con il gruppo antagonista, quindi rappresentavano la volontà di rappresaglie nei con­fronti» di tre giovani ritenuti legati al gruppo Raduano. La conversazione palesa inequivocabilmente» prosegue l’accusa «le potenzialità offensive del gruppo Perna ed in particolare lo spesso criminale di Giovanni Iannoli che rappresenta la necessità di un

agguato congiunto nei confronti dei rivali, dicendo: “voi dovete vedere di acchiapparne» (ossia incontrarne) «al­meno un paio, un paio insieme. Per­ché quelli vanno camminando pure tutti e tre. Magari vai a incontrare tutti e tre, una botta sola. Lì quelli dovrebbero morire proprio» e indica i soprannomi delle tre vittime desi­gnate.

E ancora: «lo sai, se vogliamo fare una cosa buona, se poi dobbiamo vedere di prendere almeno un paio, due o tre se li acchiappiamo tutti insieme, magari che sappiamo che stanno tutti e tre da ima parte, oppure bisogna prendere proprio a lui».

Lui sarebbe Marco Raduano, ri­tenuto al vertice del clan capeggiato da Perna cui sarebbero legati i 7 arrestati del blitz di 48 ore: Raduano era già sfuggito miracolosamente ad un agguato la sera del 21 marzo scorso mentre rincasava quando due killer, al momento ancora ignoti, armati di mitra e fucile lo ferirono ad anca e braccio; Raduano all’epoca dell’inter­cettazione tra Iannoli e Stramacchia (metà luglio 2018) era libero: è tornato in carcere il 7 agosto fermato dai carabinieri con altri 3 presunti com­plici in esecuzione di decreti della Dda per traffico e spaccio di droga e porto e detenzione illegale di armi con l’ag­gravante della mafiosità.

L’intercettazione tra Iannoli, Stra­macchia prosegue così con Stramacchia che al riferimento di Iannoli a «lui» chiede: «Marcuccio?».

Iannoli: Ma lui è più difficile.

Stramacchia: Marcuccio? Io ti dico a chi dobbiamo prendere per primi. A... (riferimento ad un giovane viestano) e Marcuccio, quegli altri due ce li mangiamo.

Iannoli: Vedi io ti ho detto, quelli se tu ne cappotti un paio insieme, se tu per dire hai capito li acchiappi che stanno con il motorino tutti e due, li sbatti di testa a terra, hai capito e uno alla volta poi spariscono: chi se ne va a Milano, che se ne va..., quello sa­rebbe buono fare» e indica i nomi di due potenziali nemici da abbattere nell’ottica accusatoria.

Stramacchia : Quei due vanno cam­minando in mezzo alla strada, che io quando li prendo con la corda, li lego e li porto con me al porto e li butto giù, là non ci stanno nemmeno le te­lecamere dove me li voglio portare io.

Iannoli : Io non dico che non dovete fare niente, ma se lo dobbiamo fare, lo dobbiamo fare garbato» (ossia fatto per bene nell’interpretazione accu­satoria).

Stramacchia: Noi uccidiamo pure a lui, non ti preoccupare, un proiettile in più, un proiettile in meno, una testa in più per terra, Gesù Cristo lo sa che lo faccio solo per il bene suo.

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«La guerra, dobbia­mo fare la guerra». «Vedi che io ti squaglio pure a te insieme a loro, mo’ te lo dico». «Voi dovete ac­chiapparne almeno un paio, un paio insieme, perché quelli vanno camminando pure tutti e tre, ma­gari vai a incontrare tutti e tre: una botta sola». «Li quelli dovreb­bero morire proprio». «I soldi, noi prima di tutto dobbiamo fare una fortezza di soldi che dobbiamo po­ter dichiarare guerra a chiunque: a noi ci servono solo i soldi, perché i compagni poi li trovi». «Hanno detto “di finire questa guerra per­ché la fetta di torta c’è pure per loro». Sono le intercettazioni dell’inchiesta «Fuoco di agosto» di Dda e Polizia che ha portato all’ar­resto di 7 viestani per traffico di droga e armi aggravati dalla mafiosità a raccontare la guerra in corso a Vieste tra il clan capeg­giato da Girolamo Perna (dete­nuto per armi ed estraneo al blitz di 48 ore fa) al quale sono ritenuti vicini i 7 arrestati delle ultime ore; e quello al cui vertice c’è Marco Raduano, a sua volta finito in cella con altri 3 presunti complici il 7 agosto in un analogo blitz an­tidroga della Dda e dei carabinieri del reparto operativo di Foggia. La guerra di mafia dal gennaio 2015 ad oggi ha contato a Vieste 9 morti ammazzati (gli ultimi tre tra aprile e giugno scorsi); 1 lu­para bianca; e 5 agguati falliti, di cui un paio ai danni di Perna e uno che vide miracolato Raduano. In ballo c’è il ricco affare della droga - marijuana in arrivo dall’Albania e cocaina proveniente dai canali cerignolani - e la necessità di fare soldi per alimentare un circolo vi­zioso: più soldi, più potere, più armi da comprare per far fuori i rivali. «La gestione delle attività cri­minose del gruppo Perna» scrive il gip di Bari Giovanni Anglana nelle 83 pagine dell’ordinanza cautelare nei confronti dei 7 in­dagati «ha creato una situazione di conflitto con l’altra compagine» (ossia il gruppo Raduano) «che opera nello stesso ambito del traf­fico di stupefacenti sullo stesso territorio. Il 2 giugno 2018 da un’intercettazione tra Raffaele Giorgio Prencipe e Stefan Cealicu» (arrestati nel blitz di lunedì) «emerge inequivocabilmente la disponibilità di una pistola occul­tata in “un buco” destinata a es­sere utilizzata nella faida con il gruppo rivale: “la guerra, dimmi dobbiamo fare la guerra, mi han­no detto: volete fare la guerra?” dicono i due indagati». Guerra in cui c’era chi si op­poneva «alla tregua apparente­mente raggiunta a seguito dei molteplici episodi di sangue» scri­ve il gip che dà molto rilievo al colloquio del 17 luglio tra Giovan­ni Iannoli (ritenuto col cugino Claudio Iannoli al vertice del clan Perna, già fermati il 21 agosto e ora destinatari delle nuove ordi­nanze nel blitz di 48 ore fa) e Giu­seppe Stramacchia arrestato lu­nedì.

 

Stramacchia: Vedi che io ti squaglio pure a te insieme a loro, mo’ te lo dico.

 

Iannoli : Perché sta cosa? che tu pensi che io scendo a compro­messi.

 

Stramacchia : Sì, ti giuro sulla morte di mio figlio, ti squaglio pu­re a te. Ti secco pure a te.

 

Iannoli: No, tu pensi che io svendo a compromessi con loro?

Stramacchia. No, non ti voglio pensare così.

lannoli : Eh allora. Io mo’ pur­troppo deve fare la parte mia, devo recitare la parte mia, non posso fare altrimenti perché è un casino. Io adesso sai cosa ho disponibile, 3 o 4 ferri lunghi, tengo 2 cose lun­ghe, una pompa piccola» (per l’ac­cusa il riferimento è ai fucili).

«Questa conversazione» anno­ta il gip «è di significato inequi­vocabile in ordine alla detenzione di armi da fuoco da parte di Iannoli e fornisce al contempo l’esatto qua­dro della volontà omicida comune a diversi esponenti della consor­teria criminale, decisi a continua­re la guerra contro i membri del gruppo Raduano, malgrado la tre­gua momentaneamente raggiun­ta». Secondo l’ottica accusatoria infatti nei mesi scorsi un membro del clan Raduano avrebbe avvi­cinato uno dei cugini Iannoli per proporre una tregua.

Tra l’altro i malavitosi in guer­ra non si dovevano preoccupare solo dei rivali ma anche del massiccio spiegamento di forze dell’ordine a Vieste e dei controlli continui. Come rimarcato in una intercettazione del 9 agosto tra i cugini Iannoli in cui Claudio «rap­presentò a Giovanni il rischio di girare armati visti gli intensi con­trolli delle forze dell’ordine, tanto da dirgli: “no, Gianni con questo chiaro di luna vai camminando con i ferri addosso, io non è che mi faccio arrestare con il ferro addosso. eh ma che stai scherzan­do».

E di tregua tra i clan osteggiata da una parte dei presunti com­ponenti del clan Perna, si parle­rebbe in un colloquio del 17 luglio scorso tra Giovanni Iannoli e an­cora Stramacchia. In quel collo­quio - stando alla ricostruzione dell’accusa - Iannoli informa l’in­terlocutore che esponenti del gruppo rivale sono andati a lui e gli hanno detto: «che dobbiamo fare, la dobbiamo finire questa guerra?». Stramacchia: «Mica hai accettato?». Iannoli replica di aver chiesto loro «’’che testa han­no” e che hanno detto “di finire questa guerra perché la fetta di torta c’è pure per loro”». Iannoli informa Stramacchia di aver det­to ai rivali: «si può pure fare, mo che esco» (era ai domiciliari in quel periodo) «vediamo, si può pu­re trovare una soluzione. Che do­vevo dire, no, ti dobbiamo ucci­dere». E Stramacchia immediata­mente replica: «Il momento che ci andate a parlare, mi presento pu­re io, gli sparo in testa a tutti e quattro. Io devo uccidere» e fa i nomi di due rivali «mo’, li devo uccidere». Al che Iannoli lo av­verte: «Giusè, devi capire una co­sa, che se fai una cosa a qualcuno, se ne scappano quello e poi non li trovi più. O li devi trovare in­sieme insieme ad un paio, se ne trovi un paio insieme la botta la sentono, ma se trovi uno solo, non la sentono la botta, hai capito?». E Stramacchia: «eh ma la botta la sentono la famiglia loro, capito? Come quel pezzo di m... che sta sotto terra. Così la possono sen­tire».

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"La Via per San Michele" giunge quest'anno alla sua seconda edizione e permette a chi lo desiderasse di percorrere totalmente a piedi gli 88 km che da Vieste portano a Monte Sant'Angelo sino all'ingresso della Reale Basilica di San Michele Arcangelo con ritorno a Vieste per la messa di ringraziamento del 30 settembre che si tiene in Cattedrale.

Ai partecipanti, come dono per l’impegno e la dedizione profusi, verrà donato il fazzoletto del pellegrino e un attestato di partecipazione, simboli che testimoniano la devozione nei confronti di San Michele Arcangelo.

Il percorso non si presenta particolarmente complesso, ma è certamente riservato agli amanti della natura e alle lunghe passeggiate all’aria aperta che cercano esperienze autentiche, con le quali scoprire e conoscere nuovi territori e culture diverse. Si tratta comunque di un cammino di oltre 80 chilometri, e un dislivello massimo di 800 metri e richiede una preparazione psicofisica adeguata..

Un fenomeno di religiosità popolare, quello del viaggio verso i luoghi-chiave della Cristianità, che ha coinvolto nei secoli migliaia di pellegrini.

Nel Medioevo, i grandi itinerari della fede si snodavano lungo le rotte dei mari o i sentieri d’Oriente per raggiungere la Terrasanta, verso le strade per Roma, e lungo il “camino de Santiago” di Compostela, ma anche lungo la “Via Sacra Langobardorum” che univa direttamente Benevento a Monte Sant’Angelo, ma ben presto collegò l’Europa occidentale con la Terra Santa, tramite i porti di Brindisi e Otranto.

Un itinerario fondamentale per l’organizzazione viaria e marittima, per la fondazione di chiese, monasteri e mercati, ma soprattutto per la creazione di una comune cultura europea.

La denominazione dell’itinerario al Monte Gargano è legata alla presenza dei Longobardi, che fecero del santuario dell’Arcangelo il loro santuario nazionale e diffusero il culto micaelico in tutta Europa. Un culto che resiste dal Medioevo e si rinnova da oltre 1500 anni. Secondo la tradizione, l’Arcangelo apparve nel 490 a Monte Sant’Angelo, stabilendo colà la sua dimora. Il santuario, soprattutto durante il periodo delle Crociate, divenne la tappa obbligata per il passaggio in Terra Santa, sostegno ideale nella crociata contro i Turchi. Il Gargano divenne così uno dei luoghi di culto e pellegrinaggio più frequentati del Medioevo. Papi, Imperatori e Cavalieri percorsero le impervie contrade della Sacra altura, incamminandosi d’inverno, a piedi scalzi, lungo i suoi tornanti, per chiedere all’Arcangelo la remissione dei propri peccati.

Il pellegrinaggio era considerato “il cammino verso la salvezza”. Fra i pellegrini vi erano ricchi e poveri, sani e infermi, santi e peccatori, tutti accomunati da uno stesso sentimento: riacquistare la fede perduta e con essa la salvezza eterna. Si narra che San Francesco, non ritenendosi degno di entrare al cospetto del Principe delle Celesti Milizie, si fermasse a pregare dinanzi all’entrata della grotta.

Il pellegrinaggio, dalla fine dell’800, assunse una vera dimensione di massa: gruppi di devoti partivano da tutta Italia per raggiungere Monte Sant’Angelo, a piedi o a bordo di caratteristici carretti. Giovanni Tancredi, nel 1938, descrisse così le compagnie di Sammichelari che salivano gli impervi tornanti del Monte Gargano: “Chi vuol avere la sensazione della vera fede, venga quassù ed osservi le strade carrozzabili, gli impervi sentieri, le coste dei monti dove giovani e vecchi, uomini e donne con grossi involti sul capo, con le scarpe e le uose in mano, sgranando il rosario, salgono in lunghe file serpeggianti, oppure dispersi per le diverse scorciatoie come branchi di pecore pascenti, cantando interminabili litanie” .

Per adesioni o ulteriori informazioni: 3451450552 (Valentino)

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Mercoledì, 12 Settembre 2018 10:18

Vieste/ Arrestato pregiudicato

Questa mattina, presso questo Comando il Comandante Provinciale, Col. Marco Aquilio, terrà una conferenza stampa per illustrare l'attività che, nei giorni scorsi, a Vieste ha portato all'arresto in flagranza di un pluripregiudicato per estorsione continuata.

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Mercoledì, 12 Settembre 2018 10:30

Info pubblicitaria/ CR7 è al Bolle di Sapone

CR7 Underwear è la collezione di intimo di Cristiano Ronaldo, un campione del mondo del calcio che non ha bisogno di presentazioni. 

Design moderno e innovativo, materiali di altissima qualità e una vestibilità perfetta sono le caratteristiche principali di una collezione pensata per chi vuole essere sempre al top, anche sotto i vestiti.

La collezione di boxer e di slip CR7 Underwear è disponibile nel reparto Intimo&Moda del Bolle di Sapone.

Bolle di Sapone è il più grande e competitivo Drugestore presente a Vieste dove puoi trovare tutto per la pulizia della casa, per l'igiene della persona, per la bellezza con il reparto Profumeria&Make Up.

Bolle di Sapone è a Vieste in Via M. D'Azeglio, 1 ed è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 8 alle 13 e dalle 16.30 alle 20.00   

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La stupenda Vieste. Colorata di giallo e piena di vita. La Vieste Night Run, tenutasi sabato sera, è stata un successo di partecipazione e passione. Quasi 800 persone sono accorse alla prima edizione della corsa in notturna, fortemente voluta dall’amministrazione comunale viestana e organizzata dalla società Studio360 di Molfetta. Una “corsa-spettacolo” che ha fatto divertire grandi e piccoli, famiglie e comitive, sia di Vieste, che provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo.

L’elenco dei partecipanti parla chiaro: Puglia e Campania, Lazio e Lombardia, Liguria e Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Poi Inghilterra, Giappone, Belgio, Repubblica ceca (i primi arrivati della 5 km sono proprio di nazionalità ceca), Spagna, Francia, Galles, Svizzera. Tutti insieme, come in un film di successo e orgoglio.
La Vieste Night Run ha toccato i luoghi più belli e caratteristici della città: partenza da Marina piccola, dove è stato allestito il “villaggio dei runners”, poi lungomare, Pizzomunno, centro storico. Uno o due giri, cinque o dieci chilometri, secondo la propria volontà e voglia di correre.
“È stato un successo – afferma il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti – di pubblico e di consenso. La gente è stata contenta, l’abbiamo vista correre o passeggiare per le strade della città. Abbiamo apprezzato ancor più le bellezze di una Vieste, che è destinazione turistica ma anche del divertimento. Quello tra sport e spettacolo è un giusto connubio, consente la partecipazione di atleti e non agonisti, fa passare del tempo in famiglia, divertendosi. E poi ci piace che Vieste dimostri di essere non solo turismo balneare, ma che sia capace di andare oltre l’estate. Sabato sembrava di stare ad agosto”.
La serata è consistita di più fasi: un pre gara all’insegna dello spettacolo e del divertimento, con il presentatore Pako Carlucci a far ballare e sorridere, gli artisti di strada ad ammaliare i presenti, letteralmente incantati dinanzi ai virtuosismi di acrobati e trampolieri, alla simpatia di clown e giocolieri, al colore di majorette e danzatori folklorici. Poi la partenza, un fiume umano vestito con il giallo e l’arancio delle t-shirt. Ben più che uno sfondo. Dulcis in fundo, il momento del ristoro, tra succhi e frutta, focaccia, mozzarella e gelati, messi a disposizione dagli sponsor.
“È stata una bellissima serata – è il pensiero dell’assessore al Turismo Rossella Falcone –  Abbiamo vissuto l’emozione di un’estate che non finisce. Lo sport e queste manifestazioni esprimono aggregazione, ci si diverte di notte, in un’atmosfera magica, nel centro storico, nelle sue viuzze, passeggiando in compagnia, anche con la famiglia. Abbiamo fortemente voluto quest’evento, i presupposti perché funzionasse c’erano tutti e siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo”. L’evento ha conquistato davvero tutti. Tanti, per esempio, i partecipanti con i propri cani, sulla scia della sua volontà di essere “dog friendly”.
Presenti nel gruppone anche molte associazioni del territorio. Tra le più numerose, Angeli H, che con il centro diurno ha dato vita a un gruppo divertito di ragazzi e ragazze, capaci di lanciare un messaggio stupendo: in serate come queste non esistono barriere, men che meno ha senso il concetto di diversamente abili. Erano e sono runners, a tutti gli effetti. “Meraviglioso – ha commentato l’assessore alla Socialità Graziamaria Starace – è stato vederli ballare e sorridere felici. Eravamo entusiasti anche alla sola idea di vederli partecipi di un evento così bello. Ma la traduzione di quella idea nel loro gioioso coinvolgimento ha davvero lasciato il segno. Siamo felicissimi di questo risultato”.
“La competizione e la vittoria – conclude l’assessore allo Sport Dario Carlino – oggi non erano importanti. È stata la corsa della condivisione, momento di crescita per territorio e cittadini. Vieste, Night e Run, messe insieme, sono parole che danno un valore aggiunto al territorio. Studio360 ci aveva detto che sarebbe stata una corsa spettacolo ed è stato così. Ha vinto Vieste, hanno vinto i gruppi di amici che hanno partecipato. Vedere gente che proveniva da ogni parte d’Europa ci ha fatto capire che la strada seguita è quella giusta”.
Soddisfazione anche dai partner istituzionali. “La promozione di attività sportive compatibili – ha detto per esempio Carmela Strizzi, direttrice del Parco nazionale del Gargano – si sposa benissimo con le idee e i principi del parco. Da tempo pensavamo a iniziative come questa e ci piace che l’evento abbia avuto un enorme successo”.

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IL DIRIGENTE AMMINISTRATIVO

VISTA la Legge 09.12.1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio di immobili adibiti ad uso abitativo";

VISTO il Decreto del Ministero dei LL.PP. del 07.06.1999;

VISTO il Decreto Legislativo n. 109 del 31.03.1998 "Definizione di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate, a norma dell'art. 59, comma 51, della Legge 27.12.1997, n. 449" e successive modificazioni;

VISTA la deliberazione di G. R. n. 1468 del 2/08/2018 di assegnazione dei fondi per l'anno 2016;

R E N D E    N O T O

che al fine di poter beneficiare dei contributi integrativi di cui alla normativa specificata per l’anno 2016, i conduttori interessati devono presentare apposita domanda al Comune (Ufficio Protocollo) entro e non oltre il termine perentorio del 26/09/2018.
Le domande, da presentarsi su appositi modelli scaricabili dal sito internet del Comune di Vieste www.comunedivieste.it, e corredate dalla documentazione richiesta – tutta rigorosamente in copia - possono essere inoltrate da tutti coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti minimi:

A) titolari di reddito annuo imponibile complessivo risultante dall'ultima dichiarazione dei redditi, non superiore a due pensioni minime INPS per l'anno 2016 e cioè a € 13.049,14, rispetto al quale l'incidenza del canone di locazione risulti SUPERIORE al 14%;

B) titolari di reddito annuo imponibile complessivo risultante dall'ultima dichiarazione dei redditi, non superiore a quello determinato dalla Regione Puglia per l'assegnazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e cioè € 15.250,00, oltre alle maggiorazioni per figli a carico, rispetto al quale l'incidenza del canone di locazione risulti SUPERIORE al 24%.
Ai fini della verifica della situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare deve essere resa apposita dichiarazione ai sensi del Decreto Legislativo n. 130 del 03.05.2000, “Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, in materia di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate” e successive modificazioni. 

Bando completo e modulo richiesta scaricabile dal sito del Comune di Vieste

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La Polizia di Stato nella notte del 10 settembre a Vieste ha eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di Claudio Iannoli, classe 79’, e Giovanni Iannoli, classe 86’, elementi di spicco al vertice dell’organizzazione criminale di stampo mafioso operante a Vieste, con al vertice Girolamo Perna, nonché nei confronti di Giovannantonio Cariglia, classe 96’, Stefan Cealicu, classe 65’, Raffaele Giorgio Prencipe, classe 84’, Carmine Romano, classe 70’, e Giuseppe Stramacchia, classe 86’, intranei alla stessa organizzazione.

Il provvedimento cautelare

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal G.I.P. di Bari, dott. Giovanni Anglana e conferma in toto l’impostazione accusatoria. L’ordinanza è stata eseguita alle prime luci dell’alba odierna a Vieste da personale della Polizia di Stato del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Foggia, supportato dalla Squadra Mobile di Bari e dal Commissariato di Ps di Manfredonia e coadiuvati dai Reparti Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, “Puglia Meridionale” e “Abruzzo” e da personale del gabinetto provinciale di Polizia Scientifica della Questura di Foggia. Tale imponente dispositivo, con la supervisione dall’alto di un elicottero del IX Reparto Volo della Polizia di Stato, ha completamente cinturato l’area interessata dalle operazioni di Polizia, consentendo agli investigatori delle Squadre Mobili e dello S.C.O. di fare irruzione nelle abitazioni degli indagati, traendoli in arresto, dopo mirate perquisizioni locali e domiciliari.

L’indagine

L’attività di indagine è stata portata avanti dal Team di investigatori della Polizia di Stato denominato “Gruppo Gargano”, composto da personale del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Foggia e Bari e del Commissariato di Ps di Manfredonia, fortemente voluto dal Questore di Foggia dr. Mario Della Cioppa e costituito lo scorso anno grazie al supporto del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) diretto dal dr. Alessandro Giuliano ed è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. E’ stata accertata l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, che disponeva di numerose armi, articolazione del clan con ai vertici Girolamo Perna, in guerra a Vieste con l’opposta fazione riconducibile a Marco Raduano, che ha fatto registrare una lunga scia di sangue negli ultimi anni con numerosi omicidi e tentativi di omicidio di soggetti legati ad entrambe le consorterie criminali1.

 

L’omicidio di Gianbattista Notarangelo

Il punto di partenza dell’indagine è stato l’omicidio di Gianbattista Notarangelo avvenuto a Vieste il 06.04.18. Le indagini sull’omicidio hanno, per ora, consentito di accertare l’esistenza di un fiorente traffico di sostanze stupefacenti nella cittadina garganica, alimentato dall’enorme afflusso turistico. La guerra tra clan ruota naturalmente intorno al controllo egemonico dei traffici, anche con l’uso delle armi, con azioni violente e con metodi mafiosi, come riconosciuto dal Gip. Quella oggetto della operazione odierna trattava e smerciava consistenti quantitativi di differenti tipologie di sostanze stupefacenti dalla cui vendita, anche al dettaglio, incamerando profitti ed assicurando altresì il mantenimento economicoassistenziale del capo clan PERNA Girolamo, detenuto. Quest’ultimo era stato arrestato in data 03.05.18, nell’ambito di un’altra operazione del “Gruppo Gargano”, anche grazie al Piano straordinario di controllo del territorio in atto nelle 5 macroaree della provincia foggiana.

 

(1 Nella città di Vieste, infatti, dopo l’assassinio del capo clan Angelo Notarangelo si sono verificati numerosi omicidi e tentativi di omicidio nei confronti dei diversi esponenti delle attuali due consorterie che si contendono il territorio, ossia quella capeggiata da Girolamo Perna e quella capeggiata da Marco Raduano. Invero, la lunga escalation di fatti di sangue si compone di 6 omicidi, un caso di lupara bianca e 8 tentativi di omicidio, di cui due avevano come destinatario proprio Girolamo Perna, sempre miracolosamente scampato, ed uno RADUANO Marco).

In considerazione dello stato detentivo di Perna e della forte contrapposizione armata con il gruppo criminale avverso, i due Iannoli, in qualità di organizzatori dell’associazione, si occupavano di assicurare il costante rifornimento delle piazze di spaccio viestane, provvedendo anche ad assoldare nuovi sodali, utilizzati anche per la custodia delle armi del clan e di pianificare agguati mortali nei confronti di esponenti del clan rivale.

Claudio e Gianni Iannoli sono stati costantemente informati dai componenti del gruppo di tutte le questioni inerenti l’attività illecita, occupandosi di valutare i canali di distribuzione e l’ammissione di ulteriori soggetti quali intermediari o distributori finali dello stupefacente, nonché di assumere le decisioni sul prezzo della droga, sulla situazione delle piazze di spaccio e, finanche, sui rapporti con il clan rivale. Il tentativo di assoggettare il territorio viestano continuava anche durante il periodo detentivo dei due Iannoli, i quali riuscivano comunque ad assicurare continuità negli affari illeciti ed efficienza nell’approvvigionamento e smercio, anche al dettaglio, della sostanza stupefacente (prevalentemente cocaina e marijuana), grazie al prezioso contributo fornito, sino al giorno del suo assassinio, da Gianmarco Pecorelli

Questi, infatti, durante il periodo detentivo dei due Iannoli, sfruttando il momento favorevole conseguente all’assassinio del rivale Fabbiano Antonio, avvenuto il 25.04.2018, assicurava il coordinamento e la gestione operativa dell’attività illecita per conto dell’intero gruppo criminale: approvvigionamento, canali di distribuzione, collocazione della droga sul territorio e recupero dei crediti derivanti dallo spaccio. Nel corso delle attività, estremamente complesse, venivano anche effettuati alcuni importanti riscontri con sequestri di sostanza stupefacente. Interessante la scaltrezza dei vari pusher nell’occultamento dello stupefacente in luoghi a loro non riconducibili, come ad esempio nel caso dell’occultamento di un quantitativo di cocaina purissima all’interno di un pacchetto di sigarette abbandonato da Prencipe Raffaele Giorgio alla base del tronco di un olivo sul ciglio di una strada di campagna a Vieste. Il sodalizio utilizzava una particolare attenzione nella scelta dei luoghi di stoccaggio delle sostanze stupefacenti, provvedendo, con cadenza quasi quotidiana, ad effettuare numerosi spostamenti.

Durante uno di questi, lo scorso 8 agosto, Giuseppe Stramacchia, classe 86’, Fedele Romano, classe 85’, e Christian Hdiouech, classe 91’, pregiudicati di spessore intranei al clan “PERNA”, sono stati sorpresi dagli investigatori della Polizia di Stato a bordo di un furgone intenti a trasportare kg. 2 di marijuana, consegnatagli poco prima proprio da PRENCIPE Raffaele Giorgio. I tre, naturalmente, venivano arrestati in flagranza.

I numerosi servizi di appostamento e pedinamento effettuati nei confronti dei vari soggetti gravitanti attorno a Pecorelli (fino alla sua uccisione), a Claudio e Gianni Iannoli consentivano di individuare in Raffaele Giorgio Prencipe e Stefan Cealicu, rispettivamente cognato e factotum del Gianbattista Notarangelo (come noto anch’egli vittima della faida nell’aprile di quest’anno), i soggetti incaricati di occuparsi dell’approvvigionamento, occultamento, taglio, confezionamento e distribuzione agli intermediari minori della cocaina e della marijuana trattata dal gruppo criminale, accertando altresì che, a seguito dell’assassinio di Pecorelli, Raffaele Giorgio Prencipe prendeva all’interno della compagine mafiosa il posto dell’amico ammazzato, assicurando la gestione operativa dell’attività illecita per conto dell’intero gruppo criminale. Inoltre, gli approfondimenti investigativi effettuati relativamente a Raffaele Giorgio Prencipe permettevano di appurare che proprio l’abitazione di Gianbattista Notarangelo, divenuta nel frattempo dimora di Prencipe e Cealicu, rispettivamente cognato e factotum di Gianbattista Notarangelo, è stata utilizzata come vera e propria base logistica per il taglio, confezionamento e custodia della cocaina, nonché per la custodia delle armi nella disponibilità del sodalizio, destinate a fronteggiare – nel controllo del territorio – il gruppo criminale avverso. Difatti, in data 13.06.18 personale del “Gruppo Gargano” effettuava una serie di perquisizioni in alcuni casolari insistenti in località Palude Mezzane e Coppitella del Comune di Vieste (FG), procedendo all’arresto di Francesco Quitadamo, classe 68’, e Riccardo Quitadamo, classe 99’, rispettivamente fratello e nipote di Piergiorgio Quitadamo, noto esponente della criminalità organizzata viestana, trovati in possesso di kg. 5,740 di marijuana e rinvenendo all’interno di un bidone adeguatamente sotterrato e ricoperto da materiale di risulta oltre 100 grammi di cocaina, occultata da Stefan Cealicu esternamente alla citata abitazione, proprio al fine di scongiurare sequestri da parte delle forze di Polizia e impedirne in ogni caso la riconducibilità ai sodali del clan Perna.

Le attività investigative, condotte anche con l’ausilio di attività tecniche, hanno altresì disvelato la disponibilità da parte dell’associazione di numerose armi da sparo (fucili e pistole), opportunamente occultate in luoghi sicuri.

Anche in questo caso, al pari dello stupefacente, il compito di custodire e spostare le armi a seconda delle esigenze era affidato ad alcuni sodali, appositamente incaricati da Claudio e Gianni Iannoli, i quali, nel tentativo di scongiurare qualsiasi intervento delle forze di Polizia, si avvalevano di soggetti solo apparentemente insospettabili, come ad esempio l’incensurato C.G.. La consistente disponibilità di armi da parte dell’organizzazione criminale era chiaramente finalizzata ad assicurarsi il controllo del territorio e più in generale contrastare la consorteria avversa. Nel corso dell’indagine, infatti, sono state registrate conversazioni sintomatiche della forza di tale consorteria criminale, al punto da spingere alcuni pusher a passare con lo schieramento capeggiato da Perna, riconosciuto da tutti come leader al cui fianco combattere la guerra di mafia in corso con il clan avverso di Marco Raduano.

Sul piano della contrapposizione armata con il gruppo antagonista, le attività tecniche effettuate con riguardo ai vari indagati, infatti, hanno permesso di accertare la pianificazione di un agguato congiunto nei confronti di esponenti del clan rivale. Più nel dettaglio, al fine di eliminare del tutto la presenza dell’altro gruppo dal territorio viestano, Giuseppe Stramacchia e Carmine Romano, su disposizione dei due Iannoli, avevano incaricato alcuni pusher di acquisire informazioni dettagliate sugli spostamenti quotidiani di elementi di spicco del clan Raduano in vista di una imminente azione di fuoco nei loro confronti. Ebbene, come ricorderete, in data 21 agosto u.s. la DDA dispose il fermo di Claudio e Gianni Iannoli, anche allo scopo di scongiurare la messa in atto di quella che sarebbe stata una probabile strage.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha contestato all’intera organizzazione criminale l’aggravante di cui all’art. 416 bis 1, c.p. (ex art. 7 DL 152/91), proprio perché è risultato evidente che la stessa associazione dedita al traffico di droga (art. 74 dpr 309/90) era caratterizzata dall’aggravante del metodo mafioso e dal fine di agevolare la più vasta compagine criminale facente capo a Girolamo Perna, nell’ambito della guerra intercorsa con la fazione facente capo a Marco Raduano.

Con questa operazione e con le altre messe a segno di recente dalla Polizia di Stato, si può affermare che un territorio così importante dal punto di vista turistico e cosi “caldo” come quello viestano è stato liberato dalla presenza quantomeno dei vertici e dei ranghi intermedi del clan facente capo a Girolamo Perna e ai due Iannoli, con l’arresto di ben 12 esponenti. Sul clan avverso, come sapete, ha già ottenuto risultati efficaci l’Arma dei carabinieri, sempre coordinata dalla DDA di Bari. La DDA di Bari, la Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine sono tuttora impegnate in attività investigative importantissime sul territorio viestano, su quello dell’intero Gargano e sul resto della Provincia di Foggia, i cui risultati, si spera, possano essere raggiunti in tempi ragionevoli.

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