Sabato, 06 Gennaio 2018 10:48

Foggia/ I lamenti della Capitanata nei confronti dei suoi figli, vicini e lontani.

La Capitanata è la provincia più grande d’Italia tra quelle appartenenti alle regioni a statuto ordinario, con una superficie attuale di 6.965 Kmq ed una popolazione di 627.102 abitanti, a cui corrisponde una densità abitativa di 90,03 ab/kmq. Il suo territorio si compone di tre distinti zone morfologiche: Promontorio del Gargano, caratterizzato da una morfologia montuosa e proteso nel Mare Adriatico, che occupa la parte nord-orientale del territorio a copertura di circa un quarto della superficie provinciale complessiva, inclusivo inoltre dei laghi di Lesina e di Varano• Subappennino Dauno, caratterizzato da una morfologia prevalentemente collinare, che occupa la parte occidentale del territorio a copertura di un altro quarto circa della superficie provinciale; Tavoliere delle Puglie, caratterizzato da una morfologia piatta e generalmente uniforme, che separa le predette zone, estendendosi da nord a sud a copertura della restante metà della superficie provinciale. L’arcipelago delle Isole Tremiti completa infine la dotazione territoriale della Capitanata.
Dal punto di vista climatologico il territorio provinciale gode di un clima tipicamente mediterraneo: con estati calde, ventilate e secche ed inverni miti e piovosi nelle zone costiere e pianeggianti, mentre, sul Subappennino Dauno e sul Gargano le estati sono fresche e ventilate e d’inverno non sono rare le precipitazioni nevose e le nebbie notturne. Dal punto di vista meteorologico è la provincia meno arida della regione Puglia. I principali corsi d’acqua che l’attraversano sono l’Ofanto e il Fortore e tra questi due fiumi scorrono gli altri corsi d’acqua del Tavoliere, tutti a carattere torrentizio, che dai rilievi dei monti dauni convogliano l’acqua verso il Mare Adriatico. Questo territorio immenso rispetto alla sua popolazione, nonché ricco e generoso, bagnato per oltre 200 Km di costa dal Mare Adriatico e collocato geograficamente in posizione strategica, a cerniera tra il nord e il sud dell’Italia, ha assicurato decenti condizioni socio economiche ai suoi abitanti fino al 1970, anno dell’istituzione regionale. Ma ahimè, nel giro di 47 anni di gestione regionale, la Capitanata anziché progredire è stata continuamente depauperata ed alleggerita di centri direzionali ed operativi esistenti sul proprio territorio, riducendone le capacità occupazionali ed il livello socio-economico generale, con conseguente sviluppo di criminalità dilagante, al punto da indurre il responsabile politico della città di San Severo, nonché della provincia di Foggia ad iniziare lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali e richiedere il loro intervento per contenere il fenomeno e gestire la sicurezza su tutto il territorio provinciale. Tutto questo è stato possibile grazie all’inerzia dei nostri amministratori locali, a partire dall’innominato di cui innanzi, dovuta sia ad ignoranza storica delle proprie radici che a miopia politica, oltre a mancanza di coraggio e personalità.
Ma le responsabilità travalicano i confini provinciali e si estendono a tutti quei personaggi di spettacolo, di giornalismo e politici che si sono realizzati ed affermati, per capacità e genialità personali, lontano dalla terra natia, dimenticandosi poi completamente degli incubatori sociali e culturali d’origine che ne hanno forgiato lo spirito e la personalità, quali ad es.: Renzo ARBORE - Michele PlLACIDO - Vladimir LUXURIA - Giacinto PINTO nonché i politici quali: Lello DI GIOIA - Antonio LEONE - Lucio TARQUINIO - Michele BORDO - Colomba MONGIELLO - Elena GENTILE - Ivan SCALFAROTTO. Questi si sono guardati bene dal rispondere all’appello popolare di autonomia proveniente dalla propria terra, quando non hanno addirittura contrastato l’operato del Movimento MOLDAUNIA che lotta, ormai da 17 anni, per l’autonomia della Capitanata, tanto cara ai loro avi. A detti personaggi si può riconoscere di tutto e di più, in merito alle loro capacità professionali e/o politiche, fuorché assegnar loro la medaglia al valore per la difesa degli interessi della propria terra natìa, perché non hanno alzato un dito per aiutarla ad uscire dalle sabbie mobili della regione Puglia, in cui sta affogando.

Ing. Gennaro AMODEO

 

 

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