Tre percorsi tematici, cinque ettari di estensione, duecento tavolette incise a fuoco con versi in italiano, in vernacolo e in lingua straniera, sospese agli alberi, disseminate nel cuore del Parco Nazionale del Gargano. È il «Sentiero dell’Anima - Parco di Tempi diVersi» un parco artistico-ambientale, un unicum nel territorio di Capitanata nato dalla volontà dell’artista e poeta di San Marco in Lamis, Filippo Pirro. Nel 2001, infatti, Pirro volle fortemente realizzare questo progetto artistico e culturale che si snoda tra le rocce scavate dall’acqua, tra grave e inghiottitoi, a pochi passi dalla Dolina Pozzatina (dolina carsica lunga oltre 650 metri e larga 400 metri, è la seconda dolina più grande d’Europa, ndr), con la spettacolare vista delle Isole Tremiti all’orizzonte. Catapultati in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio, i visitatori del sentiero hanno la possibilità di vivere un’esperienza a contatto con la natura e con la poesia che rinfresca lo spirito. «Il cammino è come un grande libro aperto - fanno sapere i quattro figli di Filippo Pirro che portano avanti il progetto - ci si imbatte in frasi, parole e storie tra rami, pietre, foglie e fiori. Mimetizzati e integrati lungo il percorso, inoltre, sorprendono i trompe d’oeil, gli affreschi, i murales, le meridiane solari e i gruppi monumentali. I rifiuti, gli scarti, il vecchio ha trovato qui, tra le mani dell’artista, nuova essenza, nuova forma, per mutarsi in oggetto, statua, opera. Le installazioni artistiche completano il messaggio e offrono ulteriori punti di partenza per altrettanti viaggi: omaggio alla civiltà contadina, richiamo ai grandi artisti, siano questi poeti, scrittori, pittori e musicisti, spaccati del Gargano, nel suo ambiente e nella sua storia». Il cuore pulsante del Parco si intitola proprio Libro Aperto, la prima parte del fondo agricolo; segue La Divina Commedia, articolata in un viaggio didattico ed emozionale nelle tre cantiche, con installazioni di land art ed infine gli orologi solari, tra meridiani e scioteri artistici per la misurazione tempo. Il Sentiero dell’Anima rappresenta la volontà di tutelare il territorio e la cultura che però necessita anche di aiuto e sostegno. Per questo da alcuni anni, è operativa l’omonima associazione che porta avanti una serie di iniziai per sensibilizzare la promozione della poesia: «Siamo convinti che la cultura sia patrimonio comune da condividere, scambiare e curare, intrecciando sguardi e mondi diversi» concludono.- Tra le attività promosse, segnalare il premio di poesia Il Sentiero dell’Anima che è gli appuntamenti più importanti dell’anno, organizzato dalle Edizioni del Rosone, Centro Culturale Il Sentiero dell’Anima, dal Fai Fondo ambiente Italiano, delegazioni di Foggia, con il patrocinio della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e la FondazionePa squale e Angelo Soccio. info: www.ilsentierodellanima.org

Enza Moscartirolo

Pubblicato in Cultura

Sabato 7 aprile 2018, a San Marco in Lamis presso il Teatro del “Giannone” (via Frassati 2), alle ore 17,30, si svolgerà il Convegno “Da Padre Pio a don Tonino Bello: l’uomo e il suo cammino di salvezza”.

Il Convegno ha il patrocinio di: Convento di San Matteo, Città di San Marco in Lamis, IISS “Pietro Giannone” di San Marco in Lamis, Agesci San Marco in Lamis e Volontariato Protezione Civile SM 27 di San Marco in Lamis.

Ai saluti istituzionali faranno seguito gli interventi di: Raffaele Cera, Matteo Coco, Maria Lucia Ippolito, Francesca Pompa, Michele Illiceto, Rocco De Rosa e Francesco Lenoci.

Il Convegno trae origine dalla visita che Papa Francesco ha fatto sulle orme di Padre Pio il 17 marzo a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo e farà sulle orme di don Tonino Bello il 20 aprile a Alessano e Molfetta.

Scrive Martin Buber: “L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo”.

Da qui discende una verità inoppugnabile: ogni creatura umana, che viene al mondo, è un “unicum” ed è per questo che è preziosa per Dio, che le ha riservato un destino di salvezza.

Ma questo dipende dalla persona, che deve avere la capacità di capire qual è il cammino giusto, anche servendosi di esempi e modelli straordinari come sono sia Padre Pio, sia don Tonino Bello.

È su questi riferimenti di altissimo significato che il Convegno è chiamato a far ragionare e riflettere, perché l’esistenza di Padre Pio e di don Tonino Bello è stata esemplare nella dimostrazione quotidiana che ogni gesto e ogni parola devono essere conformi all’insegnamento che ci viene dalle pagine del Vangelo, nelle quali è presente il Cristo che esorta ad essere degni del nostro Creatore.

Durante il Convegno il Teatro del Giannone ospiterà un meraviglioso quadro di Angela Barratta. L’Opera mostra Padre Pio che pone la sua mano con le stimmate sulla spalla di don Tonino Bello: un Santo che pone la sua mano con le stimmate sulla spalla di un prossimo Santo.

L’ingresso è libero.

Pubblicato in Personaggi

"SP 48 San Marco in Lamis -Sannicandro Garganico quanta strada ancora da fare ? Quanto tempo ancora passerà affinché un mezzo di trasporto pubblico percorra nuovamente quella strada? Quanto tempo ancora passerà affinché i nostri pendolari percorrano quella arteria stradale in sicurezza? Quanto tempo ancora passerà affinché venga garantita una segnaletica stradale verticale e orizzontale , soprattutto nella stagione invernale, indispensabile per la sicurezza degli automobilisti? Quanto tempo ancora passerà per questa messa in Sicurezza idraulica e idrogeologica? Confido nelle istituzioni e spero possa presto dare delle risposte ai cittadini del territorio Garganico". Sono gli interrogativi di Michele Augello che attendono risposte.

 

 

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Pubblicato in Ambiente

«Ideare e costituire nuovi sentieri che permettano di ammirare i bei panorami del Gargano, è un progetto meritorio. Ma non è corretto denominarlo col nome di una strada storica che conserva, a differenza di altre regioni italiane, ancora il suo tracciato antico. È questa la sola e autentica Via Francesca o Francigena coincidente con la S.S. 272, che andrebbe accuratamente tutelata, messa in sicurezza e adeguatamente valorizzata, incluso il suo tragitto all’interno della città di San Marco in Lamis»: è l’accorato quanto ragionato appello lanciato dal Gruppo di studio della Biblioteca francescana provinciale dell’antico santuario di San Matteo dei Frati Minori, alle varie autorità istituzionali della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, del Gargano, fino ai sindaci di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte S. Angelo. A suscitare la pacata ma decisa e documenta presa di posizione del Gruppo di studio, è il progettò esecutivo del “Piano di
valorizzazione del tracciato della Via Francigena del Sud” promosso dalla Regione attraverso l’Agenzia regionale del turismo. I progettisti non hanno tenuto conto - rileva il Gruppo di studio - delle numerose testimonianze storiche distribuite nei secoli tracciando un percorso che è completamente diverso da quello che la storia ha consegnato come via Francesca o Francigena. “Il nuovo percorso – si evidenzia – risulta del tutto arbitraio e non risponde alle motivazioni sottese dei personaggi che hanno percorso la Via Francigena e pertanto non può essere chiamata Via Francigena». Perplessità anche sui comportamenti dei sindaci dei tre centri interessarti che non sono intervenuti per riportare il progetto nella sua validità storica. La contestazione non è incentrata sulla intitolazione data al nuovo percorso. «Oltre a non avere alcun fondamento storico - viene evidenziato nella lettera - la proposta costituisce un evidente danno per le popolazioni e le istituzioni religiose che vengono a trovarsi private di una parte notevole della loro storia e identità, fino a non poter rendere ragione della loro stessa esistenza». E si ricorda come lo stesso «Consiglio d’Europa richiamando la bella espressione di Jaques Goff “una via di Culture” abbia voluto sottolineare soprattutto il valore culturale della Via Francigena, per intendere le molte culture che hanno contribuito a fondarla come luogo ideale di incontri costruttivi tra le popolazioni europee».
Il tracciato proposto nel Piano è tutt’altra cosa da questo contesto storico consolidato costellato da testimonianze lasciate dai pellegrini. Il Gruppo di studio si chiede «se i proponenti abbiano mai visto i graffiti che documentano secoli di storia nella Grotta di S. Michele, o se conoscano i rapporti fra via Francesca o Francigena, il Santuario di S. Michele e i transumanti, ad esempio. Sorprende come di tutto questo poco o niente sia stato recepito dagli estensori del >Piano. Si rischia un grave falso storico e culturale”.

Michele Apollonio

 

 

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Pubblicato in Cultura

Sul piano di valorizzazione del tracciato ridisegnato con il beneplacito della Regione Puglia - della Via Francigena del Sud che escluderebbe il centro abitato di San Marco in Lamis, le polemiche in città non accennano a diminuire. Anzi. Oggi si registra anche una interrogazione - urgente e a risposta scritta- presentata sull’argomento al sindaco Michele Merla dal consigliere comunale di opposizione, l’avvocato Pasquale Spagnoli (ex candidato sindaco della lista San Marco nel cuore).
«Il tutto per sapere - scrive Spagnoli- se e in quali occasioni, rappresentanti del Comune di San Marco in Lamis hanno preso parte ad iniziative nelle quali è stato stabilito il tracciato in parola; se esistono atti del Comune di San Marco in Lamis riguardanti l’argomento; se l’amministrazione comunale ritiene giusta l’esclusione del centro abitato di San Marco, considerando che ciò significherebbe l’esclusione anche da tutte le opportunità che comporta la dichiarazione di sito di interesse dell’Unesco del tracciato meridionale della Via Francigena, oltre che una sconfessione di quanto approvato in atti del Comune di San Marco in Lamis, come il documento programmatico per la rigenerazione urbana». Non solo. Spagnoli pone al sindaco anche altri pressanti interrogativi. Per esempio chiede “se vi sia stato l’inizio dei lavori e se il Comune di San Marco in Lamis ha mai dato l’assenso, con atti amministrativi, al progetto esecutivo del Comune di San Giovanni Rotondo, visto che nel frontespizio di tale progetto il Comune di San Marco in Lamis compare insieme a quello di Monte Sant’Angelo e definisce il comune di San Giovanni Rotondo quale “comune capofila”, facendo capire che tra i tre comuni vi sia stata una intesa in tal senso. E, inoltre, sempre rivolto al sindaco Spagnoli chiede se non ritiene opportuno convocare d’urgenza organi istituzionali comunali, nei quali sono rappresentate anche le minoranze, per affrontare la questione e permettere a tutti i gruppi consiliari di potersi esprimere in merito”. La questione fu sollevata qualche tempo fa dal gruppo di studio della biblioteca francescana “P. Antonio Fania” del Santuario di San Matteo c/o il Convento dei Frati Minori che rilevò -in merito appunto al piano di valorizzazione della Via Francigena del Sud - l’esclusione di San Marco in Lamis dal tracciato con la diretta conseguenza - fu la tesi- di “ignorare volutamente la memoria storica”. A tal proposito il gruppo di studio indirizzò una nota critica, con tanto di documentazione allegata, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, all’assessore regionale al turismo e cultura, Loredana Capone, al direttore del dipartimento turismo e cultura, Aldo Patruno, al presidente dell’amministrazione provinciale di Foggia, Francesco Miglio, al responsabile di Area, amministrazione provinciale di Foggia, Stefano Biscotti, al direttore/Presidente f.f. Ente Parco Nazionale del Gargano, al sindaco di San Gio-vanni Rotondo, Cascavilla, al sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla e al sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo D’Arienzo

f.t.

 

 

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Pubblicato in Turismo

Il governo regionale non può continuare a mortificare i territori. Soprattutto non può perseverare nell’avallare operazioni antistoriche, anacronistiche e sistematicamente smentite da documenti e fonti archivistiche.
Il progetto identificato come “Piano di Valorizzazione del Tracciato della via Francigena del Sud – Progetto esecutivo secondo stralcio “Infrastrutturazione leggera e segnaletica del tratto garganico”, promosso dalla Regione Puglia, avrebbe l’ambizione di riscrivere la storia di una parte importante dell’antico cammino dei pellegrini. E lo farebbe a danno, non solo della cultura archivistica, ma anche delle comunità interessate, alcune nate e cresciute proprio intorno all’antico percorso, denominato Via Francisca o Via Francigena come la città di San Marco in Lamis, stretta tra due importanti conventi (S. Maria di Stignano e San Matteo Apostolo) che segnano il passo di un cammino millenario e ampiamente documentato da documenti, testimonianze e relazioni di illustri visitatori.
La Regione Puglia vorrebbe stravolgere la Storia e creare un nuovo sentiero, alternativo e completamente estraneo all’antico percorso, solo per un vezzo paesaggistico e suggestivo, creato artificialmente da qualche “esploratore” moderno che vuole cancellare la storia di una intera comunità, come quella di San Marco in Lamis, e stravolgere un percorso a danno di un territorio che su quell’antica arteria di comunicazione, fondamentale per il Gargano, ha creato la sua ragione identitaria e la sua stessa economia e coesione sociale. Una strada che da oltre 1500 anni continua a svolgere la sua importante funzione di collegamento tra comunità e territori, tra Gargano e Piana del Tavoliere, tra natura e spiritualità.
Il percorso della Via Francigena, nato a tavolino e lasciato in mano al marketing, sta causando molti malumori e prese di posizione. È successo con la zona ionico-tarantina, si ripete ora con quella garganica. Segno che c’è qualcosa che non va. Perché la protesta delle comunità locali (in verità l’amministrazione comunale sammarchese, se non fosse per il gruppo di studio della biblioteca francescana “padre Antonio Fania” e di qualche isolato studioso e accademico, pare subire in silenzio lo scippo storico perpetrato dalla Regione) non può rimanere inascoltata da parte del presidente Emiliano e dell’assessora Capone, così come l’operazione di maquillage storico non può essere avallata dal direttore Patruno.
Non stiamo parlando di una sagra di paese, ma di Storia, che ha radici in un contesto locale, che s’intreccia con quello nazionale e internazionale, non sulla base di supposizioni e suggestioni, ma facendo riferimenti a documenti, unici tra l’altro, che attestano un percorso di grande respiro storico, sociale ed economico per il Gargano, la Capitanata e la Puglia.
Apprezzo l’importante lavoro di coordinamento da parte del Comune di San Giovanni Rotondo, contesto i silenzi imbarazzanti dell’amministrazione comunale di San Marco in Lamis che deturpa la storia, danneggia la identità della comunità locale, ignora il ruolo e la funzione di due importanti conventi e si riduce a recitare un ruolo da comparsa in un contesto storico che la dovrebbe vedere candidata a più nobili e importanti ruoli.
Per questo invito il presidente Emiliano e l’assessora Capone a un immediato confronto con le comunità locali per redigere un percorso che non faccia scempio della Storia e che non cancelli l’identità di un territorio, cresciuto intorno a un percorso non solo religioso, ma strategico per la comunicazione, anche contemporanea, tra comunità, luoghi e riferimenti storici.

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 22 Dicembre 2017 08:06

Patrizia Gualano, prima maratoneta sanmarchese.

Domenica 17 dicembre tra i 1200 podisti arrivati al traguardo della Maratona di Pisa c’era anche Patrizia Gualano, che ha percorso per la prima volta i 41.195 metri della distanza regina dell’atletica leggera. Patrizia, nata a san Marco in Lamis, ma residente a Bologna corre da diversi anni, sia su strada che nei boschi, su diverse distanze, e domenica è riuscita a coronare il sogno di tutti i podisti arrivando all’ombra della Torre che pende insieme al marito Alberto. Di Patrizia colpisce la sua umiltà, la sua spontaneità e la sua dedizione, oltre ad essere moglie, mamma e a lavorare riesce a trovare il tempo per allenarsi e per partecipare alle gare podistiche in diverse parti d’Italia. Pur lontana per lavoro dalla sua San Marco in Lamis, vi rientra appena può, sia per ritrovare gli affetti che per partire verso altre gare. Da domenica 17 dicembre, nell’albo dei podisti sammarchesi è scritto anche il nome di Patrizia Gualano come prima maratoneta.

Pubblicato in Sport

Sono trascorsi quattro mesi dalla strage di San Marco in Lamis in cui furono uccisi Mario Luciano Romito, ritenuto boss dell’omonimo clan, e tre innocenti, il cognato Matteo De Palma e due agricoltori, i fratelli Aurelio e Luigi Luciani. Quattro mesi di interrogativi, di domande, di supposizioni ma tutte senza alcuna risposta. Chi ha ucciso brutalmente Mario Luciano Romito con i testimoni involontari? La risposta più immediata è: i Li Bergolis, la famiglia un tempo alleata con i Romito ma poi diventata acerrima nemica. Qualcuno ha ipotizzato che la strage di San Marco in Lamis potesse essere collegato con l’omicidio di Antonio Petrella e Nicola Ferrelli, uccisi ad Apricena il 21 giugno scorso per vicende di droga. Una tesi che però negli ultimi tempi sembra perdere credibilità, mentre quella di una vendetta dei Li Bergolis prende sempre più piede. Una vendetta inquadrata nella rivalità tra le due famiglie nata all’indomani del maxiprocesso alla mafia garganica in cui emerse che Franco Romito, fratello di Mario Luciano, era confidente dei carabinieri. Da allora è iniziata una lunga scia di sangue da entrambe le famiglie iniziata proprio con l’omicidio di Franco Romito barbaramente assassinato a Siponto.
Mario Luciano era uscito dal carcere dieci giorni prima del 9 agosto scorso, quando è stato ucciso: troppo poco tempo per organizzare attività illecite tanto da dare fastidio a qualcuno. Inoltre pare che subito dopo la scarcerazione sia stato qualche giorno in Spagna. Ecco perché la vendetta dei Li Bergolis appare ormai la più credibile. Mario Luciano era scampato più volte alla morte. Il 18 settembre del 2009 quando qualcuno piazzò un ordigno nel vano motore dell’automobile con la quale insieme al fratello Ivan stavano andando dai carabinieri per l’obbligo di firma. La seconda il 27 giugno del 2010: Mario Luciano era in auto con il nipote Michele quando l’auto dei killer si affiancò al mezzo sparando numerosi colpi d’arma da fuoco uccidendo Michele e risparmiando il boss. Non è escluso che i killer ipotizzassero che alla guida del mezzo ci fosse Mario Luciano, come spesso avveniva, e non il nipote. E forse in queste dinamiche potrebbe essere inquadrato l’omicidio di Saverio Tucci “faccia d’Angelo” ucciso in olanda il 14 ottobre scorso ritenuto dagli inquirenti vicino alla famiglia Li Bergolis. Naturalmente, siamo sempre nel campo delle ipotesi poiché al momento di concreto sembra non esserci nulla.
L’unica cosa certa è che sul Gargano le cose non si dimenticano con gli anni. Nel 1992 quando la rivalità era tra i Li Bergolis e gli Alfieri Primosa la faida del Gargano arrivò sino a Nova Milanese, in provincia di Milano, quando fu ucciso Nicolino Primosa, figlio di Antonia Alfieri, ritenuta dagli investigatori a capo del clan omonimo ma assolta nel giugno 2000 dal gup del Tribunale di Foggia. Nove anni dopo un’altra strage. Era il 12 aprile del 2001, venerdì di Pasquetta: sulla strada a scorrimento veloce del Gargano su un’automobile stanno viaggiando Giuseppe Quitadamo, di Monte Sant’ Angelo ma residente anch’egli a Nova Milanese, Francesco Prencipe, e Daniele De Nittis. Due automobili li affiancano sparando all’impazzata, uccidendoli. Quitadamo e Prencipe erano ritenuti vicino agli Alfieri-Primosa. Sul Gargano non c’è l’oblio per il rancore, per l’astio per i nemici e la vendetta, prima o poi, deve essere consumata. Anche se ci vogliono dieci anni.

Luca Pernice

Pubblicato in Cronaca

L’Avviso pubblico Community library, biblioteche e comunità: essenza del territorio, innovazione, comprensione nel segno del libro e della conoscenza (Allegato 1 alla Determinazione della Sezione Valorizzazione Territoriale n. 136 del 09/06/2017) emanato dalla Regione Puglia nell’estate scorsa suppone che le biblioteche ecclesiastiche non esistano. Infatti l’Avviso riguarda esclusivamente le biblioteche pubbliche ove per pubbliche s’intendono quelle di proprietà di Enti statali, comunali, regionali, provinciali con esclusione di quelle che, pur essendo di proprietà privata, esplicano servizio pubblico in proporzione più rilevante di molte che, secondo l’Avviso, hanno l’esclusiva nella funzione di esprimere l’essenza del territorio e di costruire la comunità, biblioteche che, brillando per innovazione, favoriscono in modo eccellente la comprensione (di che cosa?) nel segno del libro e della conoscenza.
Le biblioteche private (ecclesiastiche) potrebbero usufruire dei finanziamenti vantati dall’Avviso, ma a condizioni di sudditanza assolutamente inaccettabili.
Abbiamo inviato lettere al Sig. Presidente della Regione e ad altri responsabili dell’Avviso, ma nessuno ci ha risposto.
Vorrei sottolineare che i vari significati attribuiti all’aggettivo “pubblico” sono tutti riconducibili necessariamente all’insieme dei cittadini che sono il pubblico che paga e che ha diritto, nessun cittadino escluso, ad usufruire del denaro pubblico secondo le leggi generali della giustizia distributiva.
L’Avviso, per la parte che riguarda le biblioteche private (ecclesiastiche), ha suscitato lo scandalo di tutte le persone interessate alle ricerche scientifiche e alla buona informazione che frequentano la Biblioteca di S. Matteo. Eppure, chi ha redatto l’Avviso avrebbe dovuto sapere che la Biblioteca di S. Matteo è stata dichiarata “di interesse pubblico” dalla Regione Puglia già nel 1984.
Chiediamo a tutti il sostegno nella speranza che la Regione Puglia curi di più l’interesse culturale del pubblico, vale a dire dell’insieme dei cittadini, preoccupandosi un po’ meno di rimpinzare i suoi Avvisi di parole altisonanti.
Le lettere vanno indirizzate al Sig. Presidente della Regione Puglia e per conoscenza alla Biblioteca di S. Matteo.

Il direttore della biblioteca
P. Mario Villani

Biblioteca “P. Antonio Fania”, convento S. Matteo, 20 ottobre 2017

Pubblicato in Cultura

Furto di legna, distruzione di bellezze naturali e ricettazione. Carabinieri in azione a San Marco in Lamis, quattro persone in manette a conclusione di un'operazione di controllo contro le barbarie che si compiono sulla splendida area del Parco Nazionale del Gargano. In manette sono finiti Paolo Mimmo, trentanovenne del posto, incensurato; il fratello Michele, quarantenne anche lui incensurato; Donato Nardella, cinquantacinquenne incensurato e Antony Soccio trentacinquenne di San Marco in Lamis, già noto alle forze dell’ordine; L'accusa, a vario titolo,è di furto legna, distruzione di bellezze naturali e ricettazione.
Su una piazzola che era già stata notata come possibile punto di prima lavorazione dei tronchi tagliati, sono stati trovati 38 quintali, ricavati da alberi di “quercina” e “cerro”, alberi tipici dei boschi del posto e un trattore agricolo con targa e numero di telaio contraffatti. Sequestrati anche un mezzo fuoristrada utilizzato per trasportare la legna tagliata e le attrezzature meccaniche utilizzate per il taglio.

 

 

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