Giovedì, 20 Settembre 2018 10:06

PREDE, PIGATO E ACCIUGHE

Una storia di oggi e di…anni fa; guerre vittorie e…gastronomia.

Esistono grandi e piccole tradizioni. Le prime fanno parte della storia e della gloria. Le seconde delle abitudini e, talvolta, que­ste memorie e abitudini maggiori e minori posso­no convivere tra loro.

Primo tempo: il grande quadro

Nel caso della Marina italiana, la tradizione più importanente è senz'altro quella sua guerra più lunga 1.187 anni, ovvero qualcosa che sfugge alla comprensione umana. Tanti, tuttavia, ne corrono tra il 652 dopo Cristo, epoca della prima documentata scorreria mussulmana in Sicilia, e il 13 maggio 1833, giorno in cui una squadra mista di fregate delle Marine sarda e napoletana convinse, con qualche cannonata seguita da uno sbarco, il Bey di Tunisi Al-Husayn II ibn Mahmud ad abbandonare definitivamente qualsiasi residua velleità corsara da parte di quell’ultima Reggenza barbaresca.

Il ricordo di quell’interminabile, continua, difficile e spesso assai dolorosa lotta contrassegnata, da una e dall'altra, da incursioni, stragi, grandi imprese episodi spesso poco meno che incredibili, è affidato, più che alle pagine di ponderosi volumi, alla memoria popolare. Torri d'avvistamento, leggende, ex voto e trofei custoditi negli angoli, spesso bui, di numerosissime chiese italiane (e, in minor misura, spagnole e francesi) narrano infatti, con dovizia di particolari, una storia ricca d'avventure a chi ha la pazienza di interpretare quelle vestigia. Si tratta, oltretutto, di un patrimonio unico di esperienze e di saggezza pagato a caro prezzo, sia in termini umani sia materiali, dai vari Stati ita­liani preunitari e che pone la nostra cultura in una posizio­ne unica rispetto ai problemi, endemici, posti dalla pirateria e dall'inevitabile convivenza, lungo le sponde del Mediterraneo, di due civiltà diverse tra loro come quella cristiana e quella mussulmana. Differenza non significa, però, ostilità. Per essere ancora più chiari: il termine diversità, oggi così di moda, può as­surgere, in automatico, al valore di sinonimo di con­flitto soltanto in presenza di culture piuttosto grosso­lane e capaci, in quanto tali, di interpretare il fenomeno guerra soltanto attraverso le categorie della for­za bruta e dell'uso appassionato della stessa. Culture, indipendentemente dal rispettivo livello tecnologico, di ben altra stoffa sono invece in gra­do di fare delle guerre o degli stati endemici di con­flittualità, uno dei tanti terreni di incontro delle ri­spettive attività intellettuali intendendosi, alla fi­ne, benissimo. Si pensi, per esempio, alla storia, a dir poco burrascosa, di un secolo e passa di relazio­ni italo-etiopiche.

Botte da orbi di santa ragione da una parte e dal­l'altra (non esclusi diversi, reciproci colpi bassi) e un'intesa umana sul campo, prima, durante e do­po le varie battaglie e, soprattutto, in occasione di decenni e decenni di vita, avventure, tragedie e successi in comune. Un rapporto tra pari che toc­cò momenti di grande cavalleria e civiltà come, per esempio, quando il Negus Hailé Selassié pro­tesse personalmente, nel Ghebì imperiale, tra il 1941 e l'anno successivo, molte centinaia di no­stri connazionali, a partire da donne e bambini, nonostante il residente (alias governatore) ingle­se, generale Maurice Lush, avesse fatto capire, se­condo quanto si disse allora, che i britannici avrebbero compreso benissimo una più che giusti­ficata vendetta etiope, restando molto perplesso davanti alla ben diversa condotta del fino ad allo­ra svillaneggiato Re dei Re.

In altre parole, il rapporto tra duellanti che si com­battono per oltre mille anni di fila può essere qual­cosa di piuttosto diverso rispetto alle idee avanzate da alcuni filosofi e politologi, più o meno improv­visati e di formazione, generalmente, anglosassone, i quali hanno coniato e ripreso definizioni infelici (e un tempo alla moda) sul genere di frasi fatte del genere «fine della storia» e «scontro di civiltà». Non che, intendiamoci, non siano esistite e non esistano tra le due sponde del Mediterraneo, vieppiù allargato, solide ragioni di confronto e anche, diciamolo pure, di contrasto tra interessi legittimi e divergenti. Ma apposta per questo, è necessario affrontarle senza buttare via un centesimo della costosa esperienza pregressa. A parere di chi scrive, infatti, solo una visione sere­na e completa del passato permette di individuare correttamente il percorso (pressoché sempre im­mutabile) degli avvenimenti evitando, nel con­tempo, di commettere tutta una serie di errori di prospettiva e di lungo periodo che, tanto per fare qualche nome, i Serenissimi Dogi, la Superba, i Du­chi di Savoia, i Borbone, i Cavalieri di Malta e quel­li di Santo Stefano (per tacere del Romano Pontefi­ce) si sarebbero ben guardati dal commettere nel corso dei secoli precedenti.

 

Secondo tempo: un calice di bianco

Dopo aver ricordato le grandi tradizioni passiamo a quelle piccole, anzi minime. Quando sono in Li­guria (Levante) ho l’abitudine di bere un calice di bianco (une chopine de blanc, direbbero i francesi) prima di cena. L'enoteca di fiducia dove mi reco da anni propone una vasta scelta di vini, ma io chiedo sempre e soltanto un calice di pigato. Ormai è una sorta di gara tra chi scrive e la "zia" putativa che se­gue me e mia moglie al tavolo, "Ma perché sempre e solo il pigato?", chiede lei. “E’buono e il nostro è otti­mo però…” Non c'è però, e quella che segue è la storia, con tanto di morale finale che si riallaccia ai discorsi d'apertura.

Terzo tempo: voga arrancata

L'anno 1540 era iniziato male nel Mediterraneo occidentale. Venezia aveva appena sottoscritto un trattato di pace con il Sultano e, di conseguenza, il Potere Marittimo mussulmano, esteso dal Mar Ne­ro al Marocco fino al Mar Rosso e al Golfo Persico, era ormai privo del contrappeso rappresentato dal­la Serenissima. La prevalenza numerica turca e bar­baresca era così assoluta rispetto alla somma rap­presentata dalle Marine degli Stati italiani in com­binazione con quella spagnola. Il rapporto era, in­fatti, di quasi 2 a 1 una volta che le tre dozzine di galee armate, tra tutto, dagli stati barbareschi (Ma­rocco, Algeri, Tunisi e Tripoli) si fossero unite alle circa 120 galee turche. Poiché, però, le perdite ottomane verificatesi in precedenza combattendo contro Venezia (70 galee soltanto nel 1538) richiedevano tempo per essere ripianate, Andrea Doria, il grande ammiraglio e si­gnore di Genova, nonché comandante in capo del­la Marina mediterranea di Madrid, aveva deciso di puntare tutte le proprie speranze su un'unica carta. Confidando nell'istinto di predone, più che di stratega, del grande marinaio Dragut, comandante in capo della flotta avversaria, il Doria aveva suddi­viso le proprie 81 galee (31 genovesi, 17 spagnole, 12 napoletane, 10 siciliane, 7 pontificie e 4 dei Ca­valieri di Malta) in 5 divisioni: 10 al comando di Erasmo Doria, un nipote dell'ammiraglio, doveva­no pattugliare le Baleari; 21 agli ordini di Giannettino Doria, un altro nipote del settantaquattrenne Andrea, navigavano tra la Sardegna e la Corsica; 11, guidate da Don Federico da Toledo, vegliavano su Napoli; 11, infine, erano state distaccate al largo delle coste occidentali della Sicilia assieme a un'al­tra divisione volante di 6 unità mentre le restanti 22, agli ordini diretti di Andrea Doria in persona, navigavano al largo delle coste algerine. Si trattava, in pratica, di una gigantesca trappola tesa, attra­verso tutto il bacino occidentale del Mediterraneo, a isolare e battere la frazione occidentale della po­tenza navale mussulmana prima che l'arrivo, atte­so di lì all'anno prossimo, del grosso della flotta del Sultano, facesse precipitare definitivamente la situazione. L'intero schema del Doria si basava su un eccellen­te servizio di ricognizione affidato ad alcune picco­le e veloci galeotte (i cui comandanti ed equipaggi erano stati scelti da lui personalmente) e su una collaudata rete di stazioni di vedetta e segnali che copriva l'intero perimetro delle coste cristiane in­teressate fatta eccezione, naturalmente, per Tostile (ma pressoché irrilevante dal punto di vista nava­le) Francia di Francesco I. Il vecchio Barbarossa, l'eterno nemico del Doria, si sarebbe ben guardato dall’offrire le proprie forze di Ponente a beneficio del nemico. Avrebbe resistito alle pressioni dei notabili barbareschi (desiderosi, come sempre, soltanto di far bottino) a costo di ta­gliare qualche testa. Ma Dragut, signore del vento e gran marinaio d'istinto, non aveva la visione strategica del suo vecchio comandante, in quel momento confinato a Istanbul, ed era lui stesso, innanzitutto, un corsaro, o pirata come preferiva­no definirlo gli occidentali. Gli ordini, chiari e pre­cisi, del Doria imponevano, infine, ai suoi divisio­nari di accorrere immediatamente al segnale di adunata, senza se e senza ma. Tutto funzionò come un orologio. Il 2 giugno 1540, a sud di Calvi, in Corsica, le 6 ga­lee della divisione volante agli ordini di Giorgio Doria (un altro nipote del nostro) furono avvistate dalla flotta algerina, formata a sua volta da 30 ga­lee. Iniziò così un estenuante e disperato insegui­mento interrotto, improvvisamente, dall'uscita in mare della divisione di Giannettino Doria, sbucata come per magia (ma era realtà, preveggenza) dal piccolo Golfo d’Elbo, la cui punta maschera completamente dal mare, le navi che si trovano nell’insenatura. Le unità nordafricane si trovarono così avviluppate al largo della baia corsa della Girolata e furono fatte a pezzi dalle 21 galee genovesi e pontificie di Giannettino. Anche Giorgio fu della partita in quanto i rematori delle sue navi, tutti buonavoglia, ossia uomini liberi e volontari, furono in grado, nonostante il terribile sforzo sostenuto fino a quel momento, di in­vertire la rotta e di chiudere la trappola. Lo scontro fu molto duro e il bilancio finale fu di 28 galee mussulmane catturate, due delle quali, la Mocenigo e la Bibbiena, erano state catturate dai tur­chi, nel 1538, a Prevesa. Nessuna nave italiana an­dò perduta. Dragut finì al remo mentre oltre 2.000 schiavi cristiani furono liberati. Costoro informa­rono subito Giannettino che altri 800 dei loro erano stati appena inviati al bagno di Cherchel, un piccolo porto a ovest di Algeri. Detto fatto l'eccellente rete di comunicazioni (oggi diremmo Comando e Controllo) di Andrea Doria pagò, una volta di più, un apprezzabile dividendo. La sera del giorno dopo il vecchio ammiraglio genovese incrociò, con le proprie navi, l'esausta gen­te della Mocenigo.

La nave era peggio che sovraffollata e, se possibile, ancora più puzzolente del solito in quanto ospita­va il doppio dei rematori. Costoro, tutti bonavoglia, appunto, alternandosi alla voga, avevano co­perto a tempo di record la distanza che li separava dall'ammiraglio. Non c'era stato il tempo di imbarcare i viveri ne­cessari prima di lasciare la divisione di Giannetti­no ed era stato pertanto necessario ricorrere per tutti, comandante e scrivano inclusi, alla "razione da combattimento" dell'epoca: vino Pigato con acciughe salate e biscotto, alias galletta, e nient'altro per ore e ore di voga arrancata, senza una bava di vento, sotto il sole del giorno e nel freddo della notte. Era, infatti, indispensabile precedere a tutti i costi le due galee barbaresche scampate al disastro subito in Corsica e dirette in Nordafrica.

Al tramonto del 6 giugno la Mocenigo, ben nota in Algeria visto che era una preda illustre, entrò a Cherchel con i segnali di riconoscimento ancora giusti a riva e la propria vecchia bandiera mussul­mana, scivolando indisturbata sotto le batterie po­ste a guardia del porto. Doveva essersela vista brutta, dati i danni evidenti qua e là e la gente a bordo che salutava mestamente, evidentemente esausta dopo uno scontro con i "frengi" cristiani. Altre tre galee seguivano, lontane, sempre in direzione del porto. Il successivo scontro, combattuto all'arma bianca al crepuscolo, fu breve e violentissimo. Gli 800 pri­gionieri furono liberati e raggiunsero, il giorno do­po, le galee della famiglia Doria al completo, le quali veleggiavano appena sotto la linea dell'oriz­zonte rispetto alla costa algerina. Quanto a Dragut fu riscattato, dal Sultano, a buon prezzo, quattro anni dopo. Tra nemici veri, in fin dei conti, ci si in­tende. Da allora Pigato e acciughe furono, per se­coli, sinonimo di vittoria e, sia detto tra parentesi, si sposano benissimo tra loro.

Conclusione

Gli ingredienti, come si vede, nel 1540 e oggi, ci sono tutti. Una preda, il Mediterraneo occidentale, antiche civiltà, gran bontà (o quasi) de' cavalieri antiqui - per dirla con l’Ariosto - e l'eterno ruolo, svolto in pace e in guerra, della Marina Militare. Quanto al Pigato e alle acciughe, mia moglie, stase­ra, ha preparato le acciughe al verde alla ligure con olio di oliva Cultivar Taggiasca, aglio e prezzemo­lo. Di conseguenza non ho che da scendere in can­tina ed emergere con una bottiglia, alla salute dei Doria e dei loro marinai.

Enrico Germuschi

 

 

 

FOTO IN COPERTINA

 

Il monumento eretto alla memoria dell'ammiraglio Turgut Reis, conosciuto anche come Dragut, nella sua città natale di Bodrum, in Turchia; Dragut, catturato dalle navi dei Doria, ebbe la gioia di conoscere per quattro anni, ossia fino al suo riscatto, il significato della voga coatta

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Sabato, 22 Settembre 2018 09:21

Viesteincorsa : C'è anche la NON COMPETITIVA

Si prevedono quasi 400 atleti agonisti provenienti da tutta Italia per l'ottava edizione della Viesteincorsa. Ad affiancare la competizione ufficiale Fidal sulla distanza dei 10 km, valida come 6^ Tappa del Circuito Corricapitanata, ci sarà anche la NON COMPETITIVA, gara alla quale possono partecipare tutti quelli che hanno una sufficiente autonomia per  correre i 10 km del percorso al passo e alla velocità preferita, e senza avere vincoli associativi. La Vieste Runners vi invita quindi a provare questa nuova esperienza, e partecipare ad una grande festa di Sport. L'iscrizione si può effettuare fino a sabato presso la sede in via Brig Sollitto 47, contattando il presidente della Vieste Runners Silvio Masanotti, o domenica mattina al punto Iscrizioni presso l'ex ufficio della Polizia Locale c/o il complesso Adriatico in viale Marinai d'Italia.

L'iscrizione costa € 6,00 e comprende il pacco gara, il ristoro finale con Birra Party per tutti i partecipanti.

Vi aspettiamo!!! 

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Domani, 19 settembre, il nuovo Omnisport si mostrerà finalmente alla cittadinanza e ai tifosi.

La Dirigenza della Sunshine è lieta di invitare tutta la cittadinanza all’amichevole tra le 2 squadre più importanti della provincia di Foggia che si terrà il 19 settembre alle 18.30.

In campo la Bisanum Viaggi Basket Vieste, unica rappresentativa provinciale della serie c gold contro il San Severo, unica rappresentante provinciale della serie B.

Un impegno preso e rispettato quello della realizzazione del parquet all’Omnisport, un impegno economicamente importante che consentirà alla nostra squadra di partecipare al più importante campionato regionale, la serie C GOLD.

Ricordiamo che domani al palazzetto sarà possibile dare un aiuto concreto alla realizzazione di questa opera acquistando la TESSERA SOSTENITORE che da il diritto ad assistere a tutte le partite casalinghe della Bisanum Viaggi Vieste.

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“Una vacanza al mare?  Dalla prossima stagione estiva in Puglia non sarà più una chimera per le persone con disabilità. È una conquista di civiltà e rispetto.” Così l’Assessore regionale all’Industria turistica e Culturale, Loredana Capone commenta la legge appena varata oggi all’unanimità dal Consiglio Regionale «Norme a sostegno dell’accessibilità delle aree demaniali destinate alla libera balneazione per le persone diversamente abili» con la quale si intende garantire il diritto delle persone diversamente abili alla libertà di accesso e fruizione delle spiagge pubbliche. “Ora non ci saranno più scuse per non adeguare le spiagge pubbliche. Il diritto a godere pienamente del mare, uno dei patrimoni più importanti per lo sviluppo del turismo in Puglia, sarà esteso a tutti i cittadini. Senza differenze. Con questa legge rendiamo più puntuale un obbligo già previsto da leggi, ordinanze e regolamenti pregressi, ma puntualmente disattesi all’avvio di ogni stagione estiva. E la Regione sosterrà, con uno stanziamento iniziale di 272mila euro, i Comuni costieri, che dovranno individuare almeno una spiaggia da adibire alla fruizione delle persone diversamente abili, per abbattere le barriere di accesso, predisporre servizi ad hoc e attrezzare i tratti di costa anche con parcheggi riservati. Insomma la Puglia diventa più accessibile a tutti proprio sul mare, uno dei suoi beni preziosi apprezzato anche da tanti turisti di tutto il mondo”.

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I Carabinieri della Tenenza viestana, nei giorni scorsi, in località Coppitella hanno rinvenuto, nascosto sotto un ammasso di pietre, un sacchetto contenente una pistola tipo revolver di fabbricazione svizzera mod. “Schmidt 1882”, completa  di quattro cartucce cal. 7.5, perfettamente manutenuta ed efficiente. Arma e munizioni sono state sottoposte a sequestro e temporaneamente custodite in Comando in attesa delle autorizzazioni dell’Autorità Giudiziaria per il successivo invio al R.I.S. di Roma. Non è escluso infatti che le stesse possano essere state utilizzate nella faida che ha interessato Vieste nel recentissimo passato. Sono ora in corso le indagini volte ad identificare il possessore dell’arma.

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Per esercizio abusivo della pesca a strascico personali e mezzi della Guardia Costiera, coordinati dal Sesto Centro di Controllo Area Pesca della Di­rezione Marittima di Bari, han­no fermato nell’ultima settima­na lungo la costa tra Vieste e Bari 11 pescherecci e 4 unità da diporto, sequestrato complessivamente quasi una ton­nellata di prodotto ittico e 5 reti a strascico, denunciate 5 per­sone e comminato sanzioni am­ministrative per 43 mila euro. Il comandante di uno dei pesche­recci controllati e’ stato anche arrestato per aver speronato in mare una motovedetta nelle ac­que antistanti la citta’ di Trani, e condotto in carcere con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e le­sioni aggravate. L’operazione, iniziata lo scorso 11 settembre, e’ stata denominata Capojale, dal nome dell’omonima locali­tà costiera sul Gargano e ha consentito di accertare e repri­mere l’utilizzo di sistemi di pe­sca indiscriminata e comporta­menti non corretti (cattura di pesce allo stato giovanile, pe­sca in aree e tempi vietati, uti­lizzo di attrezzi da pesca modificati), “tali - spiega la Guardia Costiera - da comportare dan­ni agli stock ittici e in generale all’ambiente marino”, in un pe­riodo di cosiddetto “fermo bio­logico”, volto a tutelare il pa­trimonio ittico dei mari e del suo habitat, favorendo la ri­produzione delle specie. Parte del prodotto ittico sequestrato e’ stato devoluto in beneficienza. L’operazione della Guardia Costiera ha portato anche alla denuncia del titolare di un im­pianto di pescicoltura ubicato in località’ “Mattinatella”, tra Mattinata e Vieste, al cui inter­no era presente un’unità da pe­sca abbandonata e semiaffon­data, che costituiva un eviden­te pericolo per la sicurezza del­la navigazione.

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Si chiama 21P/Giacobini-Zinner, ed è una cometa periodica che in queste sere sta solcando con la sua coda i cieli di tutto il mondo. Una vecchia conoscenza, in quanto fu scoperta nel 1900 da Michel Giacobini, 21P è infatti una visitatrice frequente, ed è l'oggetto responsabile ad alimentare lo sciame meteorico delle Draconidi, le stelle cadenti visibili nel mese di ottobre.

 Ma quest'anno è stato speciale, infatti il 10 settembre ha salutato la Terra da una distanza di circa 58 milioni di km. Uno spazio pari a quello che ci separa da Marte, ma è stato il passaggio più vicino al nostro pianeta dal 14 settembre 1946.

 Il viestano Nunzio Micale, 19 enne, presidente del Gruppo Astrofili Dauni, ha immortalato da Vieste la cometa tra le stelle della costellazione dei Gemelli, mediante una reflex a fuoco diretto su un telescopio Celestron 8" .

"Dagli scatti si può notare che la cometa ha un colore che tende al verde, ciò dipende dal fatto che questi oggetti sono ricoperti da ghiaccio che intrappola diversi gas, come il cianogeno e il C2. Sublimando, a causa del calore solare, il gas viene liberato, e la cometa appare di questo particolare colore" - spiega Nunzio Micale.

 Questi sono gli ultimi giorni per osservare la cometa, che si allontana dal nostro pianeta ad una velocità di 23 km/s. Mediante un binocolo o un telescopio, bisogna cercarla tra le costellazioni del Toro e dei Gemelli, nella zona est del cielo, prima dell'alba.

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All’inizio di questo nuovo anno scolastico, sento vivissima l’esigenza di rivolgere a voi tutti un caloroso saluto beneaugurante per il percorso scolastico che inizia in questa meravigliosa giornata di settembre. Non si tratta del solito, formale augurio di circostanza, poiché il mio è autentico coinvolgimento, anche emotivo, come mamma, come docente e, da ultimo, come amministratore locale, consapevole che la scuola costituisce, assieme alla famiglia, il pilastro fondamentale nel percorso formativo ed educativo delle nuove generazioni.Come mamma, auguro a tutti gli studenti di trovare in classe un clima sereno e stimolante, come quello di una famiglia, in cui ci si aiuti scambievolmente a superare le difficoltà del percorso scolastico e a scoprire e coltivare i valori della solidarietà, dell’inclusione e del rispetto delle singole individualità, con particolare attenzione ai compagni socialmente svantaggiati e ai diversamente abili, che costituiscono una risorsa inestimabile per tutto il gruppo classe. Come docente, auguro a tutti gli operatori scolastici di lasciarsi coinvolgere con entusiasmo nel lavoro più bello del mondo: formare persone istruite e responsabili, cittadini liberi e consapevoli del ruolo che svolgeranno da adulti nella comunità. Ricordiamo che il nostro successo professionale si misurerà dalla qualità dei cittadini che riusciremo a formare e le nostre sconfitte saranno rappresentate dal numero degli alunni che si perderanno per strada, le cui vite peseranno sulle nostre coscienze come macigni se non avremo fatto il possibile per captare, interpretare e cercare di trasformare in positivo i segnali di malessere che, sin dall’infanzia, costituiscono avvisaglie importanti di disagio. Come amministratore locale, responsabile del settore Istruzione, assicuro il massimo impegno dell’Amministrazione Comunale, nell’ambito delle competenze istituzionali, affinché le scuole della nostra Città possano raggiungere i più elevati livelli formativi per gli utenti che la frequentano. Il nostro impegno quotidiano si svilupperà su due filoni: quello strutturale e quello culturale. Il primo si esplicherà nel proseguire nel processo di monitoraggio e progettazione che porterà ad un netto miglioramento in termini di offerta degli ambienti scolastici, convinti che la salubrità e la sicurezza degli edifici costituiscono un elemento imprescindibile per la creazione di un clima favorevole per l’apprendimento. A tal proposito,  l’Amministrazione ha da poco approvato, a diversi livelli,  due progetti di demolizione e rifacimento di due edifici scolastici, che saranno adeguati agli standard europei e accoglieranno i nostri studenti in un clima positivo e moderno. Il secondo filone si svilupperà  in tutto il sostegno possibile per le iniziative culturali, con particolare riguardo a quelle legate ai temi della legalità, del rispetto per l’ambiente, dell’inclusione e della non violenza.

Buon anno scolastico a tutti, con l’augurio che tutti i vostri sogni si possano realizzare!

Graziamaria Starace

Assessore all’Istruzione e alla Cultura

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LA SECONDA GIORNATA

 

Avetrana-Barletta 1-1

15' Cappellini (A), 30' rig. Negro (B)

AT San Severo-UC Bisceglie 1-0

49' aut. Altares

Atl. Vieste-Corato 2-2

15' Anaclerio (C), 28' Caruso (V), 51' Sguera (C), 56' Gogovski (V)

Brindisi-Otranto 1-0

30' Battista

F. Altamura-Molfetta S. 6-0

36' e 70' Abrescia, 80' e 84' Patruno, 87' Rizzo, 89' Lanave

Mesagne-Gallipoli 0-0

Molfetta C.-Vigor Trani 1-0

40' Ventura

Terlizzi-Casarano 2-1

21' rig. Schirone (T), 55' Leone (T), 76' Wilson (C)

 

CLASSIFICA

6 – BRINDICI

6 – TERLIZZI

4 – GALLIPOLI

3 - TRANI

3 - ALTAMURA

3 - CASARANO

3– ALTO TAVOLIERE

3 – MOLFETTA Calcio

3 – MOLFETTA Sp

2 – ALTO SALENTO

1 – BARLETTA

1 – OTRANTO

1 – MESAGNE

1 – CORATO

1 – ATLETICO VIESTE

0 – BISCEGLIE

 

Prossimo turno

 

Barletta-F. Altamura

Casarano-Mesagne

Corato-AT San Severo

Gallipoli-Brindisi

Molfetta C-Atl. Vieste

Otranto-Terlizzi

UC Bisceglie-Molfetta S.

V. Trani-AS Avetrana.

 

Il ristorante Pizzeria Bella Napoli vi ricorda che i nostri piatti per fare gol non hanno bisogno di tanti passaggi.

A Vieste, di fronte al Faro:

Ristorante Pizzeria Bella Napoli.

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