Da quando è esplosa la guerra di mala a Vieste, le forze dell’ordine nell’ambito di indagini, perquisizioni e rastrellamenti hanno sequestrato negli ultimi tre anni - dal giugno 2015 ad oggi - ben 37 armi da fuoco. Più nel dettaglio sono state rinvenuti 22 fu­cili, 14 pistole, 1 carabina, 1 mitra Kalashni­kov, oltre ad una bomba del peso di due chili, migliaia di munizioni di vario tipo, mirini di precisione e «kit» per la pulizia di armi. Ben 19 di queste armi carabinieri e poliziotti le hanno rinvenuti in un paio di arsenali: 12 gli arresti per detenzione e porto illegale di armi eseguiti.

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«L’ennesimo ed ef­ferato atto criminale toma a sconvolgere la nostra città. An­cora una volta la coscienza in­tegra di tutta la componente sana della nostra comunità viene pe­santemente scossa da un altro impressionante e spietato rituale omicida consumato senza alcun limite alla crudeltà ed alla fero­cia». Parole del sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti che toma a far sentire la sua voce dopo l’ag­guato di martedì mattina, come aveva già fatto nel recente pas­sato in concomitanza con altri fatti di sangue. «Restiamo ancora una volta sgomenti di fronte alla tragica sorte di giovani vite con­segnatesi volontariamente alla roulette russa della militanza criminale e sottrattesi alla nor­malità di una vita onesta, labo­riosa e dignitosa. Il che» dice il primo cittadino “ci pone interrogativi angoscianti sulla sugge­stione crescente operata dai so­dalizi criminali su frange dei no­stri giovani inclini a farsene sug­gestionare passivamente. Pur sollecitati da un latente senso di sconforto, non cadremo però nel­la tentazione di abbatterci e con­tinueremo a nutrire speranza af­finché l’offensiva dello Stato al crimine mafioso nel nostro ter­ritorio darà un giorno, speriamo il più vicino possibile, la risposta tanto attesa». Parole che ricalcano quelle pronunciate a fine aprile all’in­domani dell’omicidio di Anto­nio Fabbiano e qualche settima­na prima dopo l’agguato del 6 aprile in cui era caduto Giam­battista Notarangelo: in quelle circostanze il sindaco Nobiletti aveva chiesto «alle autorità com­petente misure eccezionali per una situazione unica e straordinaria in tutta la sua dramma­ticità»; e sollecitato «una risposta dello Stato ferma, risolutiva ed esemplare che possa finalmente porre fine a questa inaccettabile sequenza di atti criminosi».Il 3 maggio sulla scorta della ripresa della guerra di mafia a Vieste dopo una tregua di 8 mesi (tra il 21 marzo e fine aprile si registrarono 2 omicidi e un ten­tato omicidio «pesante», quello del boss Marco Raduano ndr) si riunì proprio nella cittadina garganica, in Comune, il comitato pro­vinciale per la sicurezza e l’or­dine pubblico con prefetto, ver­tici delle forze dell’ordine e sin­daco. Fu anche l’occasione quella riunione per la sottoscrizione da parte dell’amministrazione co­munale di un accordo per acce­dere ai finanziamenti del mini­stero dell’Interno per istallare ul­teriori telecamere.

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Ci sono 6 sospettati - tutti viestani sottoposti all’esame stub e rilasciati - per l’ag­guato di martedì mattina in contrada «Mandrione» alla periferia di Vieste, dov’è stato uc­ciso Gianmarco Pecorelli che 22 anni li avreb­be compiuti il prossimo 7 settembre; e ferito l’amico Christian Pio Trimigno di 32 anni, operato d’urgenza all’ospedale «Casa sollievo della sofferenza» di San Giovanni Rotondo per le ferite all’addome, e che dovrebbe cavarsela an­che se la prognosi resta al momento riservata. Nelle ore immediatamente successive all’aggua­to - il 14° in tre anni e mezzo a Vieste con 9 morti, 5 feriti e 1 lupara bianca - i carabinieri e i po­liziotti hanno sottoposto all’esame «stub» sei garganici del posto, in cerca di residui di polvere da sparo su mani e indumenti ed i cui esiti si co­nosceranno solo nei prossimi mesi. I sei sospet­tati dopo essere stati interrogati sui loro mo­vimenti all’ora del delitto, sono stati rilasciati: alcuni di loro sarebbero ritenuti vicini al clan capeggiato da Marco Raduano, al momento ai domiciliari per violazione della sorveglianza speciale, rivale del gruppo al cui vertice viene individuato un altro giovane del posto, Giro­lamo Perna attualmente in carcere per ami, ed al quale sarebbero stati vicini Pecorelli e Tri­migno, secondo le mappe delle forze dell’ordine. Una quindicina le perquisizioni effettuate. L’agguato dell’altra mattina è la risposta all’omicidio di Antonio Fabbiano, ritenuto vicino a Ra­duano, ucciso il 25 aprile scorso? Persino scon­tato porsi la domanda e porla agli investigatori che oppongono il segreto istruttorio. I carabinieri contano di ricostruire la dina­mica dell’agguato - il quarto da marzo ad oggi con 3 morti ammazzati e 2 feriti - attraverso la te­stimonianza dello scampato Trimigno. Secondo una prima ricostruzione dei fatti i due giovani viestani erano a bordo di uno scooter, forse gui­dato da Pecorelli, quando un’auto con almeno tre sicari a bordo li ha speronati, facendoli cadere: Pecorelli ha percorso pochi metri prima di ca­dere colpito in numerosi parte del corpo ed anche alla testa; Trimigno, benché ferito all’addome, è riuscito a scappare e nascondersi nella fitta ve­getazione, dando l’allarme col telefonino e ve­nendo poi trasportato in elicottero all’ospedale di San Giovanni Rotondo per essere operato. Sul posto i ca­rabinieri non hanno ritrova­to bossoli, cartucce e/o ogive anche in considerazione del­la fitta vegetazione, per cui al momento non è noto quante e quali armi abbiano fatto fuo­co: maggiori chiarimenti li fornirà l’autopsia col recupe­ro dei proiettili ritenuti sul corpo della vittima. Per quel poco che trapela dall’ambiente in­vestigativo par di capire che potesse essere Pe­corelli l’obiettivo primario dei sicari. Il giovi assassinato era stato forse sospettato dalle forze dell’ordine di essere coinvolto in altri fatti sangue? La domanda s frange contro il segreto istruttorio. Nel passato di Pecorelli c’è un solo arresto: il 19 settembre del 2015 fu bloccato dalla Polizia con l’accusa essersi disfatto di una bu con una cinquantina di grammi di cocaina: in primo grado venne condannato a 5 anni mesi, pena ridotta in appello a 2 anni con sospensione condizionale, era da tempo tornato in libertà. Intanto un'Alfa 145 abbandonata sul ciglio della strada e data alle fiamme è stata recuperata a Vieste in località Montincello, a pochi km dal centro abitato. L'incendio dell’auto è stato registrato poco dopo l'agguato Pecorelli. I militari non escludono che possa trattarsi del mezzo utilizzato dai sicari per speronare lo scooter con a bordo i due giovani e dal quale è stato poi aperto il fuoco. Indagini in corso.

 

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Serata organizzata dall’Associazione Musicale NUOVA DIAPASON di Vieste e che vede la realizzazione della seconda serata della XXI Rassegna musicale Giugno in concerto.

Tanti gli artisti, dai 6 agli 11 anni, che si sono esibiti in un repertorio solistico, 4 mani e prime formazioni band, in un repertorio strumentale vario. Notevoli le esibizioni canore nel repertorio pop di cantani, in una serata all’insegna del ritmo e del coinvolgimento del pubblico. Protagonisti la musica e tanti bei ragazzi impegnati in un loro sogno e obiettivo, la musica e lo stare insieme. Notevole lo staff e la collaborazione tra i docenti della serata che ha visto impegnati in prima linea la coodinatrice artistica e didattica della scuola di musica, da oltre 20 anni, nonché insegnante di pianoforte il M° Maria Candelma, per la classe di batteria e percussioni il M°Antonio Coco, classe di canto il M° Michele Bottalico,classe di chitarra il M° Lorenzo Castigliego, classe di violino il M° Gianpio Notarangelo e per la classe di sax il M° Patrizia Notarangelo.

L’associazione Musicale Diapason, rinnova l’invito ai successivi appuntamenti di venerdì 22 giugno ore 20.30, presso l’auditorium Spalatro di Vieste in un “VIAGGIO NELLA MUSICA POP”, serata che vedrà l’esibizione di artisti impegnati nella musica di insieme, band ed esecuzioni canore, e la serata di sabato 23 giugno, sempre alle 20.30 ma presso l’auditorium San Giovanni nella serata “Dal Romanticismo ai giorni Nostri”, in un recital pianistico che vedrà impegnati i pianisti Berardi Michael, Virginia Corricelli e Yvonne Silvestri, impegnati in un repertorio di notevole spessore artistico e virtuosistico.

La cittadinanza è invitata

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Senza sosta le indagini dopo l’ultimo delitto compiuto a Vieste. Compiuti sei stub e una quindicina di perquisizioni. Diverse persone, tra amici e parenti, sono state ascoltate nelle ultime ore da polizia e carabinieri nell’ambito delle indagini sull’omicidio — martedì a Vieste — di Gianmarco Pecorelli, di 22 anni, e sul ferimento di Christian Pio Trimigno, 32 enne, ritenuti dagli investigatori vicini a Girolamo Perna. Quest’ultimo capeggia un gruppo attivo a Vieste che si contrappone al clan rivale capeggiato da Marco Raduano.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le ore precedenti l’agguato. Gli inquirenti ritengono che l’unico obiettivo dei killer fosse Pecorelli, sul quale si concentrano le attenzioni degli investigatori. Secondo la ricostruzione fatta da polizia e carabinieri, Pecorelli e Trimigno erano a bordo dello scooter guidato da Trimigno. Un’auto, probabilmente con tre persone a bordo, si è affiancata per fare fuoco. Inutili i tentativi di fuga. Pecorelli è stato raggiunto da tre colpi ed è morto subito. Trimigno è stato raggiunto da un proiettile all’addome dopo aver percorso pochi metri, cercando disperatamente di sfuggire ai killer. Trimigno, dopo essere stato trasportato in ospedale a San Giovanni Rotondo con l’elisoccorso, è stato operato e sembra che le sue condizioni siano soddisfacenti.

Non è improbabile che venga sentito nelle prossime ore dagli inquirenti per cercare di fare luce sull’ennesimo episodio criminoso che ha interessato Vieste. Nella stessa zona in cui è stata compiuto l’agguato, il 3 settembre 2016 fu ucciso con colpi d’arma da fuoco il 27enne Giampiero Vescera, cognato di Marco Raduano.

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Il Comune dl Vieste ha inteso organizzare per il mese di giugno la seconda edizione della rassegna “ViesteinArte”. La rassegna nasce dall’idea di valorizzare le realtà associazionistiche locali che promuovono lo sviluppo culturale del nostro territorio, evidenziandone le eccellenti competenze acquisite negli ambiti della musica, dell'arte, del teatro, della danza. Si comincia mercoledì 20 giugno (ore 19,00) presso il Cinema teatro Adriatico con lo spettacolo “CIAK, SI GIRA L’ARTE” a cura dell'Associazione "Officina delle arti”. Domenica 24 giugno (ore 21,00) presso l’anfiteatro Adriatico sarà la volta dello spettacolo "WE WILL ROCK YOU" a cura dell’Associazione "Blue Moon". Seguirà martedì 26 giugno (ore 21,00), sempre all’Anfiteatro Adriatico lo spettacolo "EXPRESSIONS IN MUSIC" a cura dell’Associazione “Nuova Diapason” e per finire giovedì 28 giugno (ore 21,00) lo spettacolo “FEVERLAND le favole impazzite” presso Piazza Marina Piccola a cura dell’ Associazione “Fever dance Academy”.

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“L’ennesimo ed efferato atto criminale torna a sconvolgere la nostra città. Ancora una volta la coscienza integra di tutta la componente sana della nostra comunità viene pesantemente scossa da un altro impressionante e spietato rituale omicida consumato senza alcun limite alla crudeltà ed alla ferocia.

Restiamo ancora una volta sgomenti di fronte alla tragica sorte di giovani vite consegnatesi volontariamente alla roulette russa della militanza criminale e sottrattesi alla normalità di una vita onesta, laboriosa e dignitosa. Il che ci pone interrogativi angoscianti sulla suggestione crescente operata dai sodalizi criminali su frange dei nostri giovani inclini a farsene suggestionare passivamente". E' l'ennesimo sfogo del sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti, subito dopo l'omicidio del Mandrione.

" Pur sollecitati da un latente senso di sconforto, non cadremo però nella tentazione di abbatterci e continueremo a nutrire speranza affinché l’offensiva dello Stato al crimine mafioso nel nostro territorio darà un giorno, speriamo il più vicino possibile, la risposta tanto attesa”.

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Maxi sequestri di armi e droga, arresti, una cittadina quasi blindata dalle forze dell’ordine, non bloccano la scia di san­gue a Vieste dove la guerra tra clan - 14 agguati in tre anni e mezzo con 9 omicidi, 5 ferimenti e 1 lupara bianca - assume anche il senso della sfida allo Stato, visto il concentramento di forze dell’ordine nella capitale del turismo pugliese. Come dimostra l’ag­guato di mezzogiorno di ieri in località «Mandrione»: ucciso Gianmarco Pecorelli che 22 anni li avrebbe compiuti a settembre, nel suo passato un arresto tre anni fa per possesso di cocaina; ferito Cristian Pio Trimigno, 32 anni, ora ricoverato a San Giovanni Rotondo in gravi condizioni. Nelle mappe delle forze dell’ordine i due giovani sarebbero ritenuti vicini al clan di Girolamo Perna, giovane allevatore per due volte sfuggito alle pistolettate dei killer tra settembre 2016 e marzo 2017, agli inizi di maggio riportato in cella con revoca dei do­miciliari ai quali si trovava per possesso di un fucile. Rivale di Perna e del suo gruppo sarebbe la batteria capeggiata dall’ex amico e­ pure boss emergente Marco Raduano. Il fe­rito, Trimigno, pare fosse amico di Pasquale Notarangelo, scomparso il 24 maggio 2017: era nipote dell’ex capo clan Angelo Nota­rangelo detto «Cintaridd» ucciso il 26 gennaio 2015, agguato che ha dato il via alla scia di sangue; e figlio di Onofrio ammazzato il 27 gennaio 2017. Secondo una prima ricostruzione dei ca­rabinieri che conducono le indagini sul 5° omicidio dell’anno in Capitanata (3 a Vieste, 1 a San Giovanni Rotondo e 1 a Vieste), i due amici erano in scooter quando un’auto con più sicari a bordo li ha speronati facendoli cadere e sparando con pistole e fucili: Pecorelli è morto sul colpo, Trimigno ha tentato la fuga tra i rovi, venendo ferito all’addome: è stato soccorso e trasportato in elicottero a «Casa sollievo della sofferenza» dov’è stato operato. S’aggiorna e s’allunga quindi l’elenco scritto dal sangue di 9 morti ammazzati, 5 feriti e 1 vittima della lupara bianca: tutti irrisolti al mo­mento i 14 agguati. Negli ultimi tre mesi ci sono stati 3 morti (Giambat­tista Notarangelo il 6 aprile; An­tonio Fabbiano il 25 aprile; e ora Pecorelli) e 2 feriti. Fu il ferimento del boss Raduano la sera del 21 marzo - due killer lo attesero sotto casa sa­pendo che doveva rientrare entro le 21 essendo sorvegliato speciale e gli spararono con mitra e fucile ferendolo «soltanto» - a rompere la tregua che durava da 8 mesi, dal luglio 2017. Su Vieste la presenza delle forze dell’ordine è massiccia: già nell’agosto 2017 la cittadina fu individuata come una delle 5 macro-aree della Capitanata (le altre sono Foggia; Cerignola-Orta Nova; Manfredonia-Mattinata-Monte Sant’Angelo; e San Severo-Apricena-SanMarco in Lamis) dove in­viare rinforzi e concentrare indagini, rastrel­lamenti e perquisizioni. Dopo la ripresa della guerra tre mesi fa, il questore accogliendo la richiesta del sindaco ha inviato a Vieste an­che pattuglie del Reparto prevenzione cri­mine per intensificare i controlli.

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Si rende noto che martedì 26 giugno 2018, dalle ore 10:00 alle ore 13:00, funzionari del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano saranno presenti presso la sede del Comune di Vieste per fornire ogni informazione ai consorziati in ordine alla propria posizione, mediante la consultazione della banca dati, sia catastale che contributiva.

Si informa
altresì, che ogni ulteriore notizia in merito all’iniziativa, nonché ad altre, potrà essere attinta direttamente sul sito dell'Ente www.bonificadelgargano.it

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Un uomo è stato ucciso ed un altro è stato ferito con colpi di arma da fuoco a Vieste. A quanto si è appreso, la vittima è Giammarco Pecorelli, persona nota alle forze di polizia che sarebbe vicina al clan di Perna. Il ferito è Cristian Trimigno. L'omicidio è avvenuto in località 'Mandrione'. Stando ad una prima ricostruzione dell'accaduto i due, intorno a mezzogiorno, erano in sella ad uno scooter quando sarebbero stati affiancati dai sicari, forse due, che avrebbero sparato utilizzando pistole e fucili. Tre i colpi che hanno ucciso Pecorelli. Trimigno invece è stato colpito allo stomaco. E' stato  soccorso in elisoccorso a San Giovanni Rotondo e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Versa in gravi condizioni.

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