Sapete come si richiama un gatto a Vico del Gargano? “Musc-musc!”E un cane? “Ciù-ciù, te qua!” Come si ottiene l’attenzione di un maiale? “Nfr-nfr!” E per fare bere un mulo, come si fa? Fischiare: “fif fif fif”, un richiamo che suona straniero però a pecore e capre, cui bisogna rivolgersi con un più familiare “zri zri zri”. Su questa Arca di Noè che è la poesia vernacolare ce n’è per tutti, animali ed esseri umani. Se dovete chiamare uno sconosciuto infatti, a Vico è d’obbligo dirgli “jò”, se volete che si muova, allora è più indicato un “me!”, ma se le cose non prendono la piega desiderata, allora non resta che uno sconsolato “meeeeeee!” (mi raccomando, almeno sette “e”).
E’ un piccolo saggio dalla manifestazione “E‘ l’ora della poesia, era ora!” che ha portato sulla scena e rimesso agli onori del mondo la poesia vernacolare, quella dove risplende la magia della parola, evocativa, sapida e antica quanto può esserlo una sorgente di acqua limpida che sgorga dalle rocce dopo aver attraversato montagne e strati geologici di profondità. Lo show della poesia dialettale, da cui ho selezionato più sopra alcune suggestive sonorità vichesi, ma che si è arricchito dei contributi originali, evocativi e a volte ironici di tutto il territorio Dauno, ha avuto luogo lo scorso 11 marzo a Vieste, a cura della locale sezione della Lega Navale che ne ha varato la prima edizione sei anni fa. Manco a dirlo, tra lo scetticismo generale e quasi per gioco. E di questo è giusto rendere merito ai due soci del sodalizio viestano Saverio Sciancalepore e Raffaele Pennelli, ideatori dell’evento culturale che è ormai diventato un appuntamento tradizionale, capace di richiamare nella splendida località garganica poeti del promontorio, ma anche trans-frontalieri, e un pubblico che di anno in anno si fa più numeroso e appassionato.
Ma com’è possibile, viene da chiedersi, che in un mondo dominato dall’immagine, dagli effetti speciali, dai social networks, dalla comunicazione urlata e dalla volgarità esibita, vi possa essere ancora spazio per una forma d’arte e, soprattutto di espressione così intimista, qual è la poesia? La risposta può sembrare paradossale, ma non più di tanto. “E’proprio perché viviamo in un mondo così” - suggerisce il poeta Raffaele Pennelli - “soggiogato dall’egotismo, dalla sete di potere e di denaro, lanciato in una corsa apparentemente inarrestabile verso un vuoto spinto e senza valori, che alcune persone sentono l’urgenza di lacerare il velo dell’indifferenza e del cinismo per superare il rumore di fondo che ci assorda, sussurrando parole semplici, ma capaci di dare voce all’anima”. A Saverio Sciancalepore, oltre co-organizzatore con Pennelli della manifestazione e poeta anch’egli, preme sottolineare la potenza della parola che si fa poesia e in particolare di quella dialettale “credo che la differenza fondamentale tra la poesia in lingua e quella vernacolare stia nell’immediatezza e nella freschezza della seconda, più viscerale, liberatoria, laddove la prima è mediata da sovrastrutture culturali che sono implicite in un mezzo espressivo appreso sui banchi di scuola e nei libri, non nella strada o nelle osterie”.
Tra i temi toccati dai poeti, ovviamente le bellezze dei luoghi, gli amori, la nostalgia di antichi mestieri o di tradizioni quasi scomparse. Ma non mancano l’attenzione all’ambiente “...Santa Madre Terra, selvaggio è l’uomo che ti sotterra...”: è un verso di stringente attualità, tratto da “Primavera” di Sciancalepore, oppure le note romanticamente sognanti, come in “Sera” di Pennelli: “Quando giunge la sera, raccogli i diamanti che la luna depone sulle onde del mare. Donali a una sirena dagli occhi neri e profondi come una notte d’amore che non ha mai fine”.
Bisogna dire grazie a persone come Raffaele e Saverio, ma anche al vicepresidente della sezione di Vieste della Lega Navale, Francesco Aliota, all’assessora alla Cultura del Comune di Vieste, Grazia Starace, ai musicisti Attilio Caso e Pietro Santoro, che hanno fornito la colonna sonora alla serata, e a tutti coloro che hanno contribuito al successo di questi incontri, impegnandosi in modo disinteressato e con ammirevole determinazione. Grazie perché ci invitano a guardarci dentro, a soffermarci e a godere del momento presente in cui stiamo vivendo, a riflettere sulle cose che davvero contano e che si riassumono nel concetto di umanità.
Un nuovo appuntamento con l’arte dello scrivere in versi sarà nel prossimo mese di giugno. Un consiglio? Se potete, partecipate. Staccate la spina dal mondo, dalla rete, dalla televisione, dai social e rimettetevi in sintonia col cuore.

Stefano D’Almo

 

 

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Pubblicato in Cultura

Il liberale Alfonso Perrone, futuro sindaco e segretario comunale di Vieste, il 27 gennaio del 1848 giunse a Napoli, proveniente da Deliceto. Intimidito ed allarmato, si rese subito conto che la città viveva un forte stato di agitazione, causato dalla tormentosa attesa di grosse novità politico-istituzionali.
Infatti, l’11 febbraio entrava in vigore il nuovo Statuto costituzionale, accolto da una popolazione festosa e acclamante il Re, la Costituzione, la libertà in tutto il Regno delle Due Sicilie.
Mentre Perrone iniziava i suoi studi di giurisprudenza con un beneaugurante novello Statuto, a Vieste la situazione politica era travagliata e viveva momenti di forte tensione a causa della lotta senza quartiere tra due gruppi appartenenti alla borghesia locale.
Da un lato, con le famiglie Petrone, Vigilante, Caizzi, Cocle, Del Viscio, c’erano i rappresentanti della borghesia agraria, liberali moderati, che si proponevano l’occupazione delle leve comunali del potere per continuare a godere di piccoli e grandi privilegi e per opporsi meglio ai contadini che pretendevano la ripartizione e la divisione in quote delle terre demaniali usurpate; dall’altro, gli esponenti del ceto commerciante ed intellettuale della borghesia, liberali progressisti, democratici, qualche volta radicali, a cui appartenevano le famiglie Medina, Nobile, Bosco e Spina, fautrici di una partecipazione più democratica alla vita sociale e politica.
Fin quando Michele Petrone era stato sindaco, la sua famiglia, composta da quattro fratelli, proprietaria di un grosso allevamento di pecore e di capre, non aveva pagato la fida nella misura regolamentata e relativa al pascolo praticato sui terreni del Tavoliere; la qual cosa mise in difficoltà economiche il Comune a cui era imposto di pagare un canone annuo su tali terreni detti «risecati». Eletto sindaco nel 1846 Andrea Medina, il Decurionato pretese dai Petrone il pagamento dell’intera fida pascolo, ponendo le basi per una lotta che avrebbe avuto pesanti conseguenze per l’intero paese.
Il clima di maggiore libertà che si respirava nei primi mesi del 1848, quando il re Ferdinando II concesse lo Statuto costituzionale, mise in agitazione i contadini e i braccianti che da sempre aspiravano ad un pezzetto di terra demaniale per migliorare le condizioni di vita, al limite del decoro e della decenza, in cui erano tenuti da sempre dai soprusi e dalla crudeltà dei proprietari terrieri, prima baroni poi borghesi.
La crisi economica e la carestia trascinarono i contadini del Gargano verso le agitazioni di San Giovanni Rotondo, Monte S. Angelo, Peschici, tutte represse dalla Guardia Nazionale. A Vieste, i contadini dapprima occuparono e divisero i terreni comunali, poi, utilizzati e spinti delle famiglie Medina e Bosco, invasero le grandi estensioni terriere di Francesco Cocle e degli amici della famiglia Petrone, i quali, come ha scritto Giuseppe Clemente nel testo “Costituzione e anarchia nel 1848 in Lotte politiche a Vieste e Peschici nel secolo scorso”, «se ne erano precedentemente impossessati ed erano odiati perché arricchiti con usure ed estorsioni».
Francesco Cocle era il nipote di monsignore Celestino Maria Cocle che, confessore di Ferdinando II, era stato da questi appena fatto allontanare. Quando nella notte del 23 e 24 febbraio 1848 si sparse la voce che, sceso da una barca sulla spiaggia del “Convento”, il monsignore si era rifugiato nel monastero dei Cappuccini, nel giro di pochi minuti il paese fu in subbuglio e la plebe pretese dal giudice Emilio Politi, amico del farmacista Del Viscio e, quindi, vicino alla famiglia Petrone, la perquisizione della chiesa e del convento.
Le perplessità, le resistenze, le lungaggini adoperate dal giudice Politi nel decidere il da farsi, furono oggetto di segnalazione all'Intendente di Capitanata del sindaco Andrea Medina, il quale asseriva che il monsignore aveva sostato a Vieste fino al 27 febbraio.
Considerato l’odio che circondava la famiglia Cocle, non fu difficile spingere i contadini verso fine marzo ad occupare i loro terreni.
Cocle presentò denuncia e il giudice regio Politi condannò ad un anno di reclusione Giorgio Iannoli, Matteo Pastorella, Francescantonio Papalano, Andrea e Pietro Cariglia, Vincenzo e Domenico Protano.
Le occupazioni di terre proseguirono nel mese di maggio, quando il sindaco Andrea Medina, il cancelliere Pasquale Abruzzini, Carlantonio e Giovanni Vincenzo Nobile, cognati del sindaco, il sacerdote don Vincenzo Protano, diffusero la voce che nelle difese di “Santa Tecla”, di “Campi” e di “Piscina dei Frati”, a seguito di una inesistente delibera del Consiglio d’Intendenza era reso possibile l’uso civico del pascolo estivo dall’8 maggio al 29 settembre . Anche qui uno dei proprietari, Michele Caniglia di Rivisondoli (probabilmente uno dei tanti locatari abruzzesi delle terre fiscali del Tavoliere) , per conto di tutti gli altri, presentò denuncia all’autorità competente.

Le terre demaniali promesse ai contadini da una legge del 1806, usurpate dai “galantuomini”, rimasero un sogno. Un sogno che porterà contadini, braccianti, renitenti alla leva ed ex soldati borbonici, sostenuti dal ceto popolare, alla lunga, cruenta e feroce guerra civile che caratterizzerà i primi anni del processo unitario.

(Tratto dal testo “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti”)

Michele Eugenio Di Carlo

 

 

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Prima di parlare di questa piazza è necessario premettere che quando la città era cinta dalle mura, si poteva accedere all’abitato da varie porte e le più importanti erano quelle denominate Porta di Basso e Porta di Sopra, entrambi sotto la vigile difesa del Castello.

La Porta di Basso, detta anche del Mare, poi dedicata a S. Michele dopo il miracoloso scampato pericolo della peste del 1657, era rivolta verso il Castello ed era munita da due torri, quella di sinistra, a base quadrata , non più esistente, perché ha fatto posto all’attuale palazzo Martucci, invece quella di destra, a base circolare, benché abbia subito diversi interventi, conserva ancora la sua struttura cilindrica originaria ed è adibita attualmente ad esercizio alimentare. Vi si accedeva ad una piazza, popolarmente nota come il Fosso, dalle strade exstra moenia provenienti dall’attuale corso L. Fazzini e dalla Strada della Marina, ora viale Marinai d’Italia.

Il Fosso, è una piazza quadrangolare di modesta area e rappresenta ancora il punto nevralgico del paese. Qui si ritrovano da sempre i cittadini per discutere dei propri affari, per cercare lavoro, per concludere contratti, per intervenire alle sagre paesane, alle feste religiose...

Negli atti della prima metà dell’Ottocento viene detta Seggio Nuovo e, dopo il 1861 fu intitolata, insieme a quella della Libertà, Pianga della Rivoluzione per ricordare gli eccidi perpetrati dai cosiddetti briganti. Nel 1881, il consiglio comunale, su proposta dalla Prefettura di Foggia, la dedicò a Vittorio Emanuele II, primo re dell’Italia unita.

Questi, come è ben noto, sali al trono nel 1849, quando Carlo Alberto, suo padre, fu costretto ad abdicare dopo la disastrosa sconfitta di Novara inflittagli dall’esercito austriaco di Radetzky durante la I Guerra di Indipendenza italiana. Vittorio Emanuele si dimostrò subito sovrano dal forte temperamento, perché si rifiutò di ritirare lo Statuto impostogli dall’Austria durante la firma della pace di Milano. Per la sua fermezza di carattere e per il suo contegno nel difendere i diritti del Regno di Sardegna, che all’epoca comprendeva anche il Piemonte, la Liguria e la Savoia, gli valse il titolo di Re galantuomo.

Successivamente assecondò la politica di Camillo Benso conte di Cavour, sia per affrontare la Seconda Guerra di Indipendenza che per annettere gli Stati dell’Italia centrale e caldeggiò l’impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi per la conquista dell’Italia Meridionale e la relativa annessione del Regno di Napoli. Per poter meglio governare il nuovo Stato, Vittorio Emanuele trasferì la capitale da Torino a Firenze (1865-1871) e poi definitivamente nel 1872, a Roma.

La denominazione de II Fosso gli è dovuto da tempo immemore. Don Mario Dell’Erba, mi confidava una sua ipotesi, quella del mare che entrava in questo spazio, per cui subentrò il toponimo di u Fiandre, cioè il Rientro, ancora noto nell’antistante parte sul mare (oggi detto Fa Rotonda), e che serviva come rifugio alle barche dei pescatori, specialmente durante le mareggiate. Di parere non troppo diverso è invece l’ing. Michelangelo Ranalli, il quale suppone che in questo quieto angolo di mare doveva esserci un arsenale, quello forse ricordato nei Registri Angioini e che la cinta muraria, proveniente da S. Francesco, doveva proseguire in rettilineo fino alla porta di Basso. La successiva curvatura delle mura avvenne in tempi posteriori e il fossato venne riempito con materiale di riporto.

Questa colmata doveva essere di almeno 4 metri, poiché portò il piano della piazza ad un’altezza soddisfacente per accedere agevolmente alle vie Quarti, Bonaventura Santoro, Alarcon, Pola e al corso Umberto I. Queste ipotesi vengono oggi avvalorate da due avvenimenti verificatesi, il primo recentissimo, durante i lavori di ripristino della Rotonda, con la scoperta a livello del mare di una massicciata, che potrebbe far supporre lo scivolo dei natanti allestiti nell’arsenale; l’altro risale invece al 1818, quando si verificò nella piazza una voragine, la cui perizia fu effettuata da Francescantonio Nobile in data 6 Gennaio, giorno stesso del disastro:
‘Il muro pubblico ed antichissimo edificato sulla costa verso Settentrione della Penisola dov’è edificata la città contiene un terrapieno di palmi quattordici (= m. 3,50) in altezza che forma il piano di detta strada fra il muro suddetto sul mare, e la prima riga delle case, che sono piantate sulla costa medesima a traverso della sua elevazione verso mezzogiorno.

L’urto continuo delle onde del mare, che battono la base di questo muro, ne han aperto un buco quasi circolare dal diametro di palmi otto circa [poco più di 2 metri], ed han tirato a poco a poco il terreno, il quale Rallentato dalla parte inferiore e premuto da un ristagno di acque e fango che si forma per mancanza di scolo è sprofondato come una voragine tutto il terrapieno della strada onde resta impedito il passaggio, con evidente pericolo di precipitarsi dei ragazzi e di chi vi passasse di notte, ed il mare apertosi così il varco, continua ad abbattere la fabbrica e tirarsi il terreno, per cui tutto giorno si accresce la voragine, e può produrre lo slamamento delle Case...La voragine fatta nel terrapieno, nello stato attuale, è di palmi sedici in quadro e palmi quat¬tordici profonde che fanno canne cubiche sette... “

Nello stesso periodo si verificò anche lo smottamento del terrapieno, poco distante dal Fosso, adiacente al muro di cinta della città, nell’attuale via Pola.

 

LA CITTA’ VISIBILE
L’Odonomastica di Vieste, dall’Era Antica ad Epoca Contemporanea
MATTEO SIENA

Pubblicato in Cultura

”Accerta il rispetto del piano di rientro con riferimento al secondo semestre 2017”: così la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Puglia (Presidente Cosmo Sciancalepore), come emerge in una recente deliberazione interessante il Comune di Vieste.
Con una passata delibera, relativa ai rendiconti 2011-2014, la Corte dei Conti pugliese ha “accertato, nei confronti del Comune di Vieste, una lunga serie di criticità e, con specifico riferimento alla grave e strutturale carenza di liquidità rilevata“.
Da qui, “ha contestualmente richiesto l’approvazione di un piano di rientro, riferito agli esercizi 2017-2019“, da presentare “nei 30 giorni successivi alla approvazione da parte del Consiglio comunale, con obbligo di monitoraggio semestrale da inviare a questa Sezione entro il 31 gennaio e il 31 luglio di ciascun anno, che preveda l’integrale pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili esistenti e dei debiti che acquisteranno tali caratteristiche durante la durata del piano e, inoltre, la completa restituzione della anticipazione di tesoreria ottenuta e la ricostituzione dei fondi vincolati eventualmente utilizzati”.
Il Comune di Vieste ha dato ”riscontro a quanto richiesto dalla Corte dei Conti con le deliberazioni del Consiglio comunale n.39 del 31 luglio 2017 (presa d’atto del contenuto della deliberazione n.89/PRSP/2017) e n.51 del 24 agosto 2017 (approvazione del piano di rientro), inviate alla Corte dei Conti insieme ad ulteriore documentazione tra cui le deliberazioni del consiglio (Imposta di soggiorno – regolamento – modifiche ed integrazioni dal 1° gennaio 2018), (Modifiche al regolamento di contabilità) e (Variazioni al piano triennale LL.PP. 2017/2019 – annualità 2017 e al bilancio di previsione 2017/2019 ai fini dell’approvazione del Piano di rientro), corredate da alcuni allegati”.
”La Corte dei Conti, con pronuncia n.148/PRSP/2017, accertava la congruità del piano triennale di rientro, approvato e presentato dal Comune di Vieste a seguito della deliberazione n.89/PRSP/2017, quale prima misura correttiva necessaria al fine di evitare che si realizzi la condizione di dissesto finanziario”, rinviando ”la verifica degli effetti delle misure correttive, già adottate o da adottare nel corso del triennio considerato, al previsto monitoraggio semestrale”.
”Pur ritenendo congruo il piano di rientro e pur tenendo conto delle diverse iniziative correttive poste in essere nel frattempo dal Comune di Vieste”, la Corte di Conti ”evidenziava vari aspetti potenzialmente ostativi al pieno risanamento finanziario dell’ente”. La Corte dei Conti giudica ”connotate da eccessivo ottimismo le previsioni relative alla riscossione delle entrate tributarie. Molto positiva veniva, invece, valutata l’intervenuta aggiudicazione provvisoria dell’immobile “ex mercato coperto” per un prezzo di vendita di euro 1.650.000,00.” ”Preoccupazioni venivano espresse in merito alla disastrosa situazione finanziaria della società partecipata Aurora Porto turistico di Vieste e alla relativa lettera di patronage”.
Dopo l’adozione della deliberazione n.148/PRSP/2017, il Comune di Vieste ha comunicato di aver riscosso il saldo per la vendita dell’immobile “ex mercato coperto” (..) e di aver modificato le norme regolamentari comunali al fine di anticipare la riscossione della Tari (..). Il Comune di Vieste ha trasmesso il primo monitoraggio semestrale con lettera del 29 gennaio 2018. Nella stessa occasione, il Comune chiedeva di modificare le previsioni del piano di rientro prevedendo una assunzione nell’Ufficio tributi, senza modifiche in ordine all’importo della spesa del personale (...) Con e-mail dell’8 febbraio 2018, il Comune forniva chiarimenti in merito alle riscossioni dell’imposta di soggiorno riferita al 2017 e ai corrispondenti pagamenti. L’Organo di revisione, con nota del 15 febbraio 2018, ha confermato i dati indicati dal Comune di Vieste nel monitoraggio del 29 gennaio 2018”.
In conclusione, la Corte rammenta che ”il risanamento potrà considerarsi realizzato non a seguito di meri accertamenti ma di riscossioni e solo in assenza di nuovi debiti certi, liquidi ed esigibili sostitutivi, parzialmente o totalmente, di quelli attualmente presenti o di anticipazioni di tesoreria da rimborsare o fondi vincolati da ricostituire”.


 

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Pubblicato in Economia

Aperte le iscrizioni al Corso serale "Amministrazione Finanza e Marketing" articolazione RIM (Relazioni Internazionali per il Marketing). Le iscrizioni resteranno aperte fino al 31 maggio 2018
Gli uffici della segreteria dell'Istituto sono a completa disposizione dalle ore 10.00 alle ore 12.00 dal lunedì al sabato per iscrizioni e informazioni.
Non perdete questa opportunità

 

 

 

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Pubblicato in Società

In un mondo quale - quello della mafia gargantea dove bisogna anche leggere la «simbologgia» dei rituali di morte (basti pensare alla fucilata spesso esplosa al volto della vittima), ha forse un significato la data del 21 marzo scelta dai killer che mercoledì sera hanno cercato di ammazzare a Vieste Marco Raduano, 34 anni, ritenuto uno degli emergenti della criminalità del promontorio, rimasto ferito solo di striscio dalla gragnuola di fucilate e mitragliate esplose mentre rincasava? Giusto un anno prima, all’alba del 21 marzo del 2017 a Monte Sant’Angelo cadeva sotto i colpi di lupara di killer al momento ancora ignoti Giuseppe Silvestri, allevatore di 44 anni.
Bisogna forse interrogarsi anche su questa ricorrenza, su questa data nel cercare risposte al ferimento di Raduano, risposte che vadano al di là del fatto ovvio e evidente che a Vieste è in atto una guerra di mala che va oltre i confini della capitale del turismo e riguarda anche altre zone della Montagna del Sole? Ecco perché la data del 21 marzo potrebbe - e il condizionale è un obbligo - avere magari un significato, Non tanto perché il tentato omicidio di Raduano è avvenuto nel giorno in cui a Foggia quarantamila persone hanno sfilato nella manifestazione nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie di tutta Italia; quanto perché è il primo anniversario dell’omicidio di Silvestri. Né sarebbe la prima volta nella storia della criminalità garganica - basta dare un’occhiata ad alcuni delitti di faida – che omicidi e agguati hanno una loro precisa cadenza e... scadenza. L’omicidio di Giuseppe Silvestri è uno dei 13 fatti di sangue avvenuti nel 2017 in tutta la Capitanata collegati al mondo della criminalità (11 omicidi tra cui un quadruplice omicidio e due duplici omicidi e due lupare bianche per complessive 18 vittime), tutti al momento irrisolti. Silvestri era alla guida di un «Fiat Doblò», percorreva la strada extramurale quando alle 5 di mattina fu ucciso con 5 colpi di lupara. Se la data del 21 marzo sia solo una coincidenza o se invece può esserci un collegamento tra l’omicidio Silvestri e il tentato omicidio Raduano è una domanda da porsi, in attesa di risposte e/o smentite. Da tempo Vieste è diventata snodo centrale nei traffici illeciti, non solo per gli occhi della mafia sul turismo e per l’arroganza del racket della guardiania, ma anche perché le coste locali sono diventate - lo dimostrano sequestri e indagini - il punto di sbarco di tonnellate di marijuana importate dall’Albania, trasportate su barche e gommoni, scaricate sul Gargano per destinarle ai mercati foggiani e di altre zone d’Italia, considerata la quantità di droga trattata. Ecco perché nel guardare alla scia di sangue a Vieste - dal gennaio 2015 ad oggi 6 omicidi, 4 agguati falliti, 1 lupara bianca - da tempo l’attenzione di magistrati e investigatori ha allargato i confini ad altre zone del Gargano ed alla stessa Foggia, forse. A combattersi quindi non sono soltanto clan viestani, ma gruppi composti anche da «forestieri».

gazzettacapitanata

 

 

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Pubblicato in Cronaca

Ancora una volta l’Istituto Alberghiero “E. Mattei” di Vieste si rende protagonista di una splendida performance al XXX Concorso “Miglior Sommelier Junior 2018”. Dopo aver superato le semifinali con circa 500 alunni di tutta Italia, accede alla finale con un punteggio degno della sua storia. Il concorso, ideato nel 1988, è riservato agli studenti degli Istituti Professionali Alberghieri che frequentano le classi terze, quarte e quinte, si è svolto presso la Bottega del vino della “Fico Eataly World” (Fabbrica Italiana Contadina) patron Natale Farinetti, meglio conosciuto come Oscar. Alla finale del 20 marzo 2018 il nostro alunno Gabriele Del Conte si è classificato al 2° posto conseguendo un diploma di merito ed una borsa di studio consistente nell’iscrizione gratuita al corso AIS (Associazione Italiana Sommelier) di primo e secondo livello, lasciandosi alle spalle Istituti come: I.I.S. G. Celli di Cagli - Piobbico (PU), I.S.I.S. G. Vasari - Figline Vald’arno (FI), I.P.S.S.E.O.A. G. Casini - La Spezia, I.P.S. "Telese" - Ischia, I.I.S. “E. Maggia” Stresa (VB), IAL FUG - Trieste, I.P.S.E.O.A. “A. Turi” - Matera, I.P.R.A. - Chatillon (AO) ed infine I.P.C. G. Falcone - Gallarate (VA). Le prove svolte constavano di: un test scritto, una verifica di conoscenza delle attrezzature del Sommelier, una accertamento di servizio e una prova orale. I test concorsuali si sono dipanati sotto la supervisione del Presidente Nazionale AIS, Antonello Maietta, il responsabile Nazionale Concorsi AIS, Cristiano Cini, e sotto l’occhio attento dei commissari, tra i quali Luca Martini, Miglior Sommelier del Mondo 2013.

 

 

 

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La cerimonia di consegna delle Borse di Studio Falcone e Mobilio si terrà mercoledì 28 marzo 2018 a partire dalle ore 10.00 presso l'Auditorium Fazzini-Giuliani. Le borse di studio Antonio Falcone e Gianluca Mobilio, messe a disposizione dalle famiglie, premiano gli studenti distintisi per l’impegno scolastico e per le qualità intellettuali e umane, che hanno scelto di proseguire gli studi intraprendendo un percorso universitario. Alla cerimonia saranno presenti le classi quarte e quinte dell'Istituto.

 

 

 

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Pubblicato in Società

In applicazione del combinato disposto degli artt. 26, 27, 28, 29, 32 del vigente Regolamento, il Consiglio Comunale è convocato, in seduta di 1^ convocazione, per il giorno 27-03-2018 (Martedì) alle ore 9:30 e di 2^ convocazione per il giorno 28-03-2018 (Mercoledì), alle ore 11:00 per la trattazione del seguente:

ORDINE DEL GIORNO
1. Interrogazioni
2. Presa atto delibera (Corte dei Conti Sez. (Regionale di controllo per la Puglia n. 26/PRSP/2018.
3. Foresteria presso IPSSAR – Trasferimento alla Provincia
4. Variazioni al bilancio di previsione 2018-2020.
5. Riconoscimento debiti fuori bilancio derivanti da sentenze – art. 194, c.1 lett. a) D.Lgs. n. 267/2000.
6. Riconoscimento legittimità di debiti fuori bilancio derivanti da decreti ingiuntivi ai sensi dell’art. 194 c. 1 lett. a) Decreto Legislativo 267/2000 – Ditta HERA COMM S.R.L. UNIPERSONALE

7. Regolamento comunale sulla disciplina delle entrate – Sostituzione comma 3, art. 15 – “Forme di riscossione volontaria”
8. Annullamento dell’acquisizione al patrimonio comunale dell’area e del fabbricato sito in Loc Petto / Via Santa Margherita a carico del Sig. PASTORE Matteo
9. Conferimento della (Cittadinanza onoraria all’artista cantautore Max Gazzè.
10. Istituzione del Regolamento comunale per la tenuta del Registro della Bigenitorialità.-

Il Presidente del Consiglio
Paolo PRUDENTE

 

 

 

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Pubblicato in Politica

Si terrà domenica 25 marzo a Vieste alle 9,00 presso l'hotel Falcone il primo corso gratuito patrocinato dal Comune di Vieste- Assessorato all'ambiente, per il conseguimento del patentino per la gestione dei cani. Il corso è indirizzato a chi opera con animali ( proprietari di cani, dog sitter, Polizia Municipale e Forze dell'ordine in genere, volontari di protezione civile, volontari animalisti, persone che hanno intenzione di adottare un cane) e sarà tenuto da due veterinari ASL dott.ssa Marisa Carafa e dott. Michele Buttiglione. Il corso è stato organizzato dalla ASL area A diretta dal dott. Francesco Fini, nelle principali città della provincia: Foggia, S Severo, Cerignola, Manfredonia e Vieste, che è la tappa di chiusura. L'intento, nel tempo, è di renderlo obbligatorio per tutti coloro che hanno animali, al fine di una gestione responsabile del cane. I posti sono limitati le ultime prenotazioni si possono effettuare alla mail: legadelcanevieste.segreteria@gmail. com

 

 

 

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Pubblicato in Ambiente

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