Affezionato e confidente che non avessero pagato al detto Visconti ducati 7 che andavano dati dal Visconti per il compimento dell’estaglio del forno e carlini trenta fatti dal Basile che l’andava dovendo per lo stesso motivo ,ma che l’avessero pagati in potere del medesimo Ill.re Marchese per l’acconto spese e accomodo della strada che il mag. Saverio Agricola avuti pagati quanto niente detti ducati dieci in mano a detto Ill.re Marchese ed Antonio Chiarito e Francesco Basile non avendo avuto prontamente rispettive somme che erano dovute il Chiarito fu carcerato e ed al Basile fu sequestrato il mulo e con tali violenze si esigette ducati 19 e grana 7 da affittatori di corpi dell’Università che dovendosi ad esso Sin.co Visconti per penderne pagati ai suoi conti.
Colle diligenze praticate sui fatti contenuti in questo secondo capo mi è riuscito di appurare questo secondo capo e riuscito di appurare col dato di otto mastrofabbricatori che rispettivamente fatigarono accomodando la strada detta della Costa e altre persone che prima del mese di Novembre di quell’anno 1757 e prima che fosse venuto il suddetto ill.re Marchese di Giuliano ritrovandosi la strada predetta inadatta al traffico di detti cittadini che andavano nel lago di Varano ed in altre parti della campagna di questa terra stimò il Sindaco di quel tempo Gio Batta Visconti dare un riparo al quale pericolo col quale si camminavano i cittadini predetti e fece fare un muro laterale alla strada e propriamente alla parte che corrisponde a un vallone a spese dell’Università .Giunto in qua l’Ill.re Marchese si fece a proprie spese un’altra parte di muro a detta strada e propriamente già prossima a questo abitato nel luogo detto “il Vucculicchio” esigendone ducati 12 nonostante predetto riparo del muro la strada predetta composta di sassi naturali ma per permettersi al traffico ,continuava ad essere pericolosa onde fu promosso dal detto Marchese l’accomodo di quella da nostri cittadini benestanti si contentarono di contribuire volontariamente a carlini tre ciascuno per la spesa occorrente all’accomodo e infatti fattosene il ratizzo fu esatto il denaro da Michele Paolino nelle somme di circa ducati 40 nella quale contribuirono detto Ill.re Marchese per la rata di ducati sei e si cominciò l’accomodo di detta strada verso il mese di Febbraio del presente anno passato 1758 ,ridotta la strada enunciata in stato che senza il precedente pericolo vi trafficavano i cittadini per essene stati da passo in passo cordoni di pietre e posta tra lo spazio che tra loro framezza verso terra ,meditò ill.re marchese di renderla atta a trafficare comodamente colla carrozza ed il calesse come di per altro l’ill.re Marchese solamente fa uso in questa terra molto più che, le piogge cadute l’avevano al quanto scomposta e pretese da detto Sindaco Visconti che a spese di detta Università fosse fatto quest’ultimo accomodo. Continua.

Giuseppe Laganella

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Informato il capitano e per questo magnifico capitano d’Ischitella ad istanza di Joes Panella Joes Francesco Turco, Berardino de Fraticovello, Joes de Cesare,e Francesco de Mattiuccio ed altri della terra d’Ischitella presentata per il danno arrecato con le vacche e altro bestiame dei magnifici Antonio Francesco della Rivera e Vincenzo di Carlo dell’Aquila per quel danno stando come fidati nella difesa di Varano e demanio d’Ischitella per essere stati fatti dopo nei seminitativi come nel grano di quelli e nel lino con seminativi nella difesa della Università sita slo seminativo della difesa di detta terra dove si dice alla coppa dello grano fu presentato per i quali hanno protestato.

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Avendolo veduto colle altre fibbie alle scarpe e col bastone gliele fece levare dal medesimo Tomaso Protano tenendolo esso stesso al Marchese afferrato levandogli altresì il bastone con il manico d’argento dicendo che le prime robbe non bastavano a quello che occorreva per la spesa all’accomodo della strada enunciata e per non farlo andare senza fibbie alle scarpe ed ai calzoni dal suo cameriere Domenico Imparato gli fece dare un paio di fibbie d’ottone ed un altro per i calzoni ch’era solito portare esso Ill.re Marchese in tempo che andava in campagna e se le pose rispettivamente alle scarpe e ai calzini nonostante ciò però continuava a frequentare il palazzo e il nominato Ill.re Marchese col disegno di avere restituiti le robbe predette che gli aveva fatto levare ed erano rimaste in esso potere ,ma poiché non le voleva restituire se non verso la fine di maggio di detto prossimo anno 1758 tempo in cui fu forzato di fargli una cessione di dieci ducati dall’Università che li avevano depositati in potere del Governatore M.co Michele Antonio de Cato in potere di cui si trovavano e precedente cessione quella che gli fece in una sera che non distinguo la preciso sopra detto Palazzo gli restituì le robbe che in vigore di detta cessione avendo l’ill.re Marchese chiesto la somma dei suddetti 10 ducati al Mag.co Governatore de Cato in potere di cui si trovavano depositati ,sebbene stava sul punto di pagarglieli ,essendo che facevano ordine dalla regia Camera si trovavano depositati, così per esigerli ne bisognavano altri ordini della stessa Regia Camera ,il riferito esso Marchese vistosi esiliato dal Governatore per riavere qualcosa già spesa per l’accomodo della intera strada ,mandò i suoi emissari a levargli il cavallo dalla stalla e lo fece rendere da quella detta pubblica osteria di questo stesso luogo di sequestro senza fargli fare nessuna intimazione giudiziaria e che non soffrisse maggiori aggravi, partì da qui il 20 Agosto del 1758 nonostante la mutazione del vero conferendosi in Napoli per ricevere i fiscali di detto Il.re Marchese ,quale quantità dovuta che aveva saputo oltre che dopo aver fatto trattenere in arresto il cavallo per lo spazio di alcuni giorni lo aveva fatto restituire alla giustizia della sua casa ,ma negando delle maggiori violenze detto ll.re Marchese aveva fatto ordine al Mag.co Saverio Agricola che non avesse pagato ad esso Sindaco Visconti i dieci ducati che aveva depositati dagli affittatori della Padula dell’Università e consegnandoglieli mesi dopo, ma però pagati l’avesse al detto Marchese ed aveva fatto ordine altresì ad Antonio Chiarito e a Domenico Basile affittatore dei forni di questa medesima Università per mezzo di Michele Paloni suo- Continua

Giuseppe Laganella

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Rilievo fece conoscere ai mag.ci Antonio Francesco della Rivera e Vincenzo di Carlo furono inviati come sopra.
Nel giorno 24 del mese di aprile furono trasmessi e esibiti e portati dal magnifico Sig. Capitano Antonio San Giorgio della terra d'Ischitella e ricevuti furono presi e costituiti con giuramento per obbedire quanto il giudice intimava.
Citammo il memoriale consegnato dai suddetti testi presso di noi per il parere da periziarsi costituiti i testi per la verità intentata vertente nella regia dogana e sanzioni per il magnifico Vincenzo Francesco Antonio della Rivera e Vincenzo di Carlo presentati da una parte.

Dall'altra presentati: Joes Panella,Joes Francescus Turcus,Joes de Cesare,Berardinus de fraticovello,Franciscus de Matiuccio,con altri della terra d' Ischitella costituiti anche per altri che furono da quei signori fatti danni nei seminativi di lino e frumento degli stessi Jois Panella,Francisco Turco informati e citati con referti dei danni nella terra d' Ischitella .
Il 24/4/1561.
Caforio de canfora.
Costituiti Jois Bapta della Marrosa.
Julio de Petro
Julio de Paulino
Joe de Cocula
Dominico de Violanta de Morlino
Natale de Aurelliis
Franciscus de Inzeta
Berardino de Alfonso baglivo.
Joe de Panella
Francesco de Paulino, presente i detti nella terra d'Ischitella.
Nello stesso giorno Joes Bapta della Maresa giurato e serviente nella terra d'Ischitella risulta facesse citare i testi per comando e firma a sé messa.
Il notaio Joe Antonio attuario di Manfredonia.?

 

 

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Del visto de sangro e dogana di Puglia e doganella d'Abruzzo per il mag. co capitano della terra d 'Ischitella e da lui in solido notificammo della vertente lite in questa detta terra dalla udienza: Fra. Joe Panella, Joe Francesco Turco, Joe de Cesar Ber. no Fraticovello e Francesco de Mattiuccio della terra d 'Ischitella da una parte, i mag. ci Antonio Francesco Rivera e Vincenzo di Carlo dall'altra sopra la domanda di ammenda per l'antefatto per i danni del bestiame de li presenti del lino e grani seminativi della lista e altri d' Ischitella il quale danno è già apprezzato e per questo giustamente fu pigliato il bestiame che aveva fatto detto danno ed essendo stata fatta l'istanza dalle parti di detta Ischitella che nel pigliare detta informazione volemmo emetterla a voi per manco dispendio e furono chiamati per questo consiglio davanti a voi volemmo fare la presente con la quale vi dicemmo legittimo e ordinammo e da ogni istanza e dei presenti d' Ischitella che siano pigliate diligente informazione di detti danni e del bestiame che hanno fatto detto danno e i patroni di essi e vedendo tutti quei testimoni che vedemmo per tutte le parti dei detti d 'Ischitella la quale informazione mandammo con clausa e sigillata acciò che avuta possano provvedere.
E in sopra con la presente si notificasse ai detti m .ci Antonio Francesco e corrente di Carlo che per con diritto debbano leggere e comparire davanti a detto mag. co capitano d' Ischitella sui suoi ordini ad ordine con giuramento dei detti testimoni al mag.co comparendo ordinammo di eseguire per loro in contumacia dati in Foggia 20/4/1561.
Seguono firme indecifrabile e quella di Domenicus Villanus.

Giuseppe Laganella

 

 

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Volerli consolare ciascuno se ne andò per fatti suoi sebbene non si fosse veduto esito di tale promessa e tutta la gente popolare desiderava insistentemente detto catasto non di meno nonostante che hanno continuato a pagare i pesi universali secondo la formazione della tassa a battaglione ,pure non c’è stata persona che abbia mai attentato di mozione popolare.
Col secondo capo fu esposto e si espose dal Visconti con il predetto Ill.re Marchese che sa essere nella deliberazione di perseguitarlo vi era prossimo all’abitato di questa terra la strada detta della “Costa” situata in scoscesa e con pietre mal composta talmente che non si trafficava sempre con pericolo dei cittadini ,molto più che ad una parte laterale corrispondeva un vallone senza che fossero stati argini alcuni ,onde esso Visconti a evitare il pericolo e spesa dell’Università fece fare un muro e da detta parte laterale detta strada col consenso dei cittadini fu resa la strada tanto quanto comoda a viaggiare senza pericolo e giunto qui detto Ill.re Marchese meditò di rendere la detta strada carrabile poiché con la medesima da questo abitato si và al lago di Varano a sei miglia di distanza che è proprio dell’Ill.re Marchese onde si fece una tassa tra i cittadini più benestanti dai quali si contribuì con carlini tre perciò fecero che si esigessero da Michele Paolino componendosi la somma di ducati 40 i quali furono spesi per l’accomodo di detta strada la quale non essendosi perfezionata secondo il suo desiderio di viaggiare colla carrozza e col calesse liberamente voleva da esso Visconti a spese di detta Università l’avesse fatta perfezionare al che si era opposto per l’attraverso rotabile che vi era coi pagamenti della regia corte e detto Ill.re Marchese gli aveva risposto che esso avrebbe fatto fare detto accomodo finale alla strada col suo denaro e poi l’avrebbe con forza pagata ad esso Sindaco Visconti dalle rendite dell’Università poiché fu sempre il medesimo ripugnante ,ma di fatto l’Ill.re Marchese avendo già fatto cominciare l’accomodo di detta strada verso la fine di Maggio di detto presente passato anno 1758 in un giorno di quei giorni che non distinguo precisamente stando sopra al Palazzo baronale del cennato Ill.re Marchese tornò a richiedere il denaro occorrente per la spesa del detto accomodo della strada enunciata e che il Visconti avendo replicato che non poteva affatto disporre del peculio dell’Università e che la Regia corte andava in detrasso il medesimo Ill.re Marchese chiamò il mag.co Michele d’Avolio che era nell’anticamera di detto Palazzo e Tomaso Protano sebbene congiunto del Visconti ,ma di lui mastro di casa stipendiato coll’ordine che gli avessero levato le fibbie d’argento dalle scarpe, la fibia d’argento dai calzoni, la spada d’argento, una tabacchiera d’argento che aveva in sacca, i bottoni d’argento ,della camicia ed infatti esso M.co Michele d’Avolio avendolo afferrato lo teneva strettamente per le braccia e il Tomaso Protano unitamente col servente di detto Marchese gli levarono le fibbie d’argento dalle scarpe ,quelle dei calzoni ,la spada d’argento da un lato, la tabacchiera d’argento dalla sacca ,i bottoncini d’argento dai polsi della camicia, così che dov’è calare dal Palazzo senza dette robbe e andato a casa sua si mise un altro paio di fibbie d’argento rimasto dal sig. Berardino Visconti suo padre per il quale si pose il bastone col manico d’argento per continuare ad andare colle alt re fibbie colle scarpe e uscito i prese il bastone col manico d’argento per continuare andare al Palazzo di detto ill.re Marchese nello stesso giorno. Continua-

 

 

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Primo capo appurai il giorno uno ,che il Sig. Visconti fu eletto Sindaco di questa Università nel parlamento convocatosi il 16/8/1758 e che la suddetta Università nell’anno passato era in attrito di pagamento con la regia corte e i conti fiscali fatti che in tre diverse volte vennero qui tre commissari della Percettoria di questa Provincia per l’esazione e la seconda volta ne fu anch’esso Visconti arrestato.
Di esso vero ancora ,ma nonostante essersi fatto il catasto sia dall’anno 1749 in questa terra d’Ischitella in esecuzione degli ordini giunti anche tutto rimesso nel supremo atto della Regia Camera non di meno si è sempre vissuto colla tassa volgarmente detta a battaglione nel qual modo non di meno verosilmente ha dovuto esso gravata nei pesi la povera ed i benestanti non hanno pagato giustamente ciò che gli sarebbe spettato in corrispondenza alla loro rispettiva rendita ed avere ancora che il popolo intero sia desiderante e desidera tuttavia di concordia al catasto ,ma non vi è in quella terra tra le persone povere che possa fare le corrispondenti premure nel supremo interesse della Regia Camera per aggiungersi a questo disegno ed avendo cercato di indagare se l’Ill.re possessore di questa terra possegga beni burgonsatici e se per essi porta alcun peso con l’Università con averne chiesta una fede autentica agli attuali Governatori per i medesimi hanno attestato di non essere in loro notizia se detto Marchese possegga beni burgonsatici ,rimettendosi agli atti finali del 1749 che esistono nel catasto rimesso nella Regia Camera accertano che non porta alcun peso con l’Università e sebbene avessi cercato di appurare con una nota dell’Ill.re Marchese possegga in questa terra beni burgonsatici pure non mi è riuscito.
Siccome verosilmente è stato appurato la dichiarazione che il Sig. Visconti ha deposto di aver fatto a detto Ill.re Marchese delle miserie di essi cittadini dell’attrito del quale con la regia Corte e da questa necessita della formazione del catasto e del conseguente ordine dato ad esso Visconti da questo Ill.re Marchese di Giuliano di non fare novità ,ma di far seguitare ad esigere la tassa a battaglione e che egli stesso depone di esso seguiti tali fatti dati al solo Marchese così è carissimo che in una mattina di un giorno di festa d Novembre il seguente anno passato 1758 unitosi a quaranta persone nell’atto della processione a degli uomini di campagna atteso l’ill.re Marchese di Giuliano nell’uscita che fece dalla chiesa sotto il titolo di San Michele sita poco distante dal Palazzo Baronale ed era stato ad ascoltare la Santa messa in modo supplicante ed ad alta voce lo pregarono perché non fu fatto fare il catasto dicendo le seguenti parole Giustizia, Carità e Catasto ,ma fu rinato il timore della mozione popolare ,attesa tutta la gente così unita delle quali altre persone che con forza credettero di minacciare in tal maniera il Marchese ad impegnarsi di far fare il catasto ,e poiché quello fece atto colla mano di- Continua.

Giuseppe Laganella

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figlio dell’odierno Principe esso che si trovava Sindaco stimò proprio di praticarli e attenne di andarlo a incontrare ad un luogo prossimo alla taverna di Giardinetto sito nel bosco della real caccia di torre Guevara ,cosa che aveva gradito l’Ill.re Marchese il quale giunto già in questa terra colla facoltà di amministratore e di disporre delle cose di questo feudo e di quello medesimo di Peschici stimò esso Visconti in difesa del suo ufficio in uno di quei giorni di cui non si ricorda il preciso di ospitante a zelo e solo al predetto Marchese di Giuliano in una delle stanze del suo palazzo le miserie di questa terra e specialmente dei poveri ed attraverso in cui era questa Università di poche centinaia colla regia corte ,motivo per cui non era stato fatto il catasto generale e si continuava con la tassa volgarmente detta a battaglione per la quale venivano gravati assai i poveri ed i restanti non pagavano niente facemmo iniziare la formazione del catasto come per altro desiderava il popolo intero ad eccetto di otto o dieci persone di già benestanti fra il suddetto Ill.re marchese aveva ripugnato far fare il catasto e l’aveva lì esposto e non avesse esso esercitato tali cose le quali doveva lasciare come le aveva trovate ,giudicò esso Visconti che l.ill.ro Marchese voleva che non si fosse fatto detto catasto e per esimersi anch’esso dal pagamento che avrebbe dovuto fare annualmente sopra i beni burgonsatici per i quali non ha portato alcun peso ,n’è attualmente n’è pagasse onde esso Visconti per non rendersi astioso a detto Ill.re Marchese non ne fece più motto ,ma il popolo di questa terra all’incontro essendo gravato dai pesi che portava in un giorno festivo unitisi in quantità nel tempo che detto Marchese si ritirava in detto palazzo avanti il portone del medesimo in atto supplicando incominciò a gridare giustizia, carità e catasto in questa si dubitò di qualche sommossa popolare ,ciò però nonostante il predetto Ill.re Marchese nonostante non si fosse fatto il catasto comandato ed entrato nel suo palazzo ordinò che avesse provveduto a quietare il popolo ed avesse fatta continuare l’esazione colla tassa a battaglione come per il passato con aver anche minacciato il castigo per quelle persone che l’avevano nella soprascritta azione supplicato ,se lo facevano altre volte e non ebbe riparo di dichiararli che lo vedeva sentire da testimoni che il popolo ,ed anche da solo la minaccia colle predette diligenze da me praticate per la verificazione di questo primo capo

Continua.

Giuseppe Laganella

 

 

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Il giorno 23 Aprile 1562 a Foggia per lo magnifico Anibale de angelimus pervenuto.
Il magnifico Francesco Antonio de Rivera della città dell'Aquila fidato della regia dogana presso di lui nei tempi passati oggi nella sua casa e abitazioni intimato per comparizione per le parti dei quali di quella terra d'Ischitella ,vassalli dell'Ill.ma dogana pendenti per effetto degli emendamenti che nulla pretendessero di danni come danni in alcuni seminatativi ed altri nel demanio detto d'Ischitella venduti sia come locati degli stessi capitoli in una difesa dello stesso sito d'Ischitella dallo stesso ill.sig. Doganiere per i quali lo stesso danno pretese per gli stessi animali del magnifico Vincenzo di Carlo che pascevano nelle erbe stesse esposte come si dice dell'effettivo danno e le ammenda apprezzate per quantità appare nelle lliste come si dice presentate come per apprezzamento intervennero e per le parti stesse dal signore per gli animali e menzionate per Marco Marcantonio e di Carlo per il medesimo intervennero come fu detto e constatato dagli stessi che videro lo stesso apprezzo per il quale acconsentirono n'è osservarono altro come il generale signore costituì e altro intervenì detto come intervenissero n'è sentisse sia i conti che il suo assenso suo fortemente ritenuto e revocato per lo stesso signore e nulla fece come intimazione e detto nullo e intimati colla stessa istanza sia per la stessa summaria e sindaco guidati per la magnifica dogana e per il capitano e sodisfatti per gli stessi danni come applicati e refertati per i danni rimanenti nel bestiame detto e ospitato e altro come in detta lista appare.

Giuseppe Laganella

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E così possano i suddetti fatti ed è la verità . E dettoli se delle cose predette non fa querela e contro di che detto Sig .re io espongo querela criminale contro detto Ill.re Marchese ed d’ogni altro che si verificasse di aver avuto mano nelle apprensioni a me praticate ,domando che se ne debba prendere informazione ,siano castigati secondo richiedono le leggi ,e non assoluto senza la mia intelligenza ; sopra tutto ,che sia obbligato detto Il.re Marchese a darmi sicurezza di non offendermi ,n’è farmi offendere ,n’è nella mia persona ,n’è nei miei beni ,affinchè si possa vivere quietamente.
E dettoli chi può deporre le cose suddette dette singolarmente che presenterò anche meglio continente i danni e notizie per l’apprendimento dei fatti da una commissione depositati. Continua
Io Gio. Batta Visconti ho deposto come sopra .
Dell’Acqua Procuratore Segretario Giudiziario.

Giuseppe Laganella

 

 

 

 

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