In 30 anni e 8 mesi, dal gennaio del 1988 ad oggi, nel Foggiano sono stati commessi 598 omicidi, con 664 vittime complessive, cui aggiungere una ven­tina di lupare bianche, anche se in una decina di casi i resti delle vittime (non tutte peraltro identificate) sono stati rinvenuti a distanza di mesi e/o anni in grave e sotto terra. Oltre 80 le donne ammazzate in trentanni, cui aggiun­gere anche 15 bambini, per lo più vittime di infanticidi: ma ci sono anche i casi di un undicenne ucciso sul Gargano negli anni Ottanta in un ag­guato diretto al padre pastore, delitto rimasto insoluto; della bambina as­sassinata a San Severo negli anni Novanta colpita da un proiettile va­gante esploso da chi voleva vendicarsi per un litigio (arrestato e condannato il responsabile); delle due bambine morte a Capodanno raggiunte da colpi di pistola esplosi durante i festeggiamen­ti.

Su quasi 600 omicidi negli ultimi 30 anni e mezzo, sono oltre 120 quelli collegati al mondo della criminalità organizzata; circa 140 quelli avvenuti comunque nell’ambito della crimina­lità comune; quasi 50 quelli collegati a faide; e poco meno di 40 quelli avvenuti comunque nel mondo degli allevatori e dei pastori. Poco meno di 50 le vittime di rapine (anziani aggrediti in casa, passanti scippati, assalti a blindati, conflitti a fuoco con forze dell’ordine e/o vittime), elenco in cui vanno in­clusi anche una mezza dozzina di ra­pinatori deceduti sul... lavoro: 29 i casi risolti. Oltre 130 le morti violente conseguenza di litigi - nell’ambito fa­miliare, tra conoscenti, soci o estem­poranei tra estranei - finiti tragica­mente, e in questo caso le indagini sono sfociate quasi sempre nell’arresto dei responsabili. Oltre 20 gli uxoricidi, tutti scoperti; 18 gli omicidi compiuti da persone con problemi psichici, tutti subito risolti; 36 gli stranieri ammaz­zati. A fronte di quasi 600 fatti di sangue in trent’anni di storia di cronaca nera nel Foggiano (dati ricavati dagli ar­chivi e che ingloba anche quelli avvenuti a San Ferdi­nando, di Puglia, Trinitapoli e Mar­gherita di Savoia che amministrati­vamente fanno capo alla Bat, istituita nel 2004 e attivata effettivamente con le elezioni di giugno 2009, ma che rien­trano nella giurisdizione del Tribunale di Foggia), la percentuale di delitti scoperti supera il 50%: sono circa 270; in 13 casi sono state donne a uccidere mariti, figli, amanti, fidanzati sparan­do, accoltellando, avvelenandoli. Gli omicidi rimasti ad opera di ignoti (tenendo presente che per molti delitti degli ultimi tempi sono ancora in corso indagini, e che numerosi casi agli arresti eseguiti non hanno poi fatto seguito condanne) sono di poco in­feriori al 50%. Mediamente in Ca­pitanata dove annualmente vengono denunciati tra i 25mila e i 30mila (un terzo a Foggia), in un caso su 4 si arriva a individuare, arrestare e/o denunciare il presunto responsabile. La maggior parte dei delitti rimasti irrisolti è legata al mondo della cri­minalità e della pastorizia. Sul fronte delle faide - la principale è quella di Monte Sant’Angelo tra i Libergolis e i rivali Alfieri/Primosa cominciata sul finire degli anni Settanta; c’è poi quella di San Nicandro tra i Tarantino e i Ciavarella inaugurata nell’81 con 5 vittime della lupara bianca - i casi scoperti si contano sulle dita di una mano. Quanto agli omicidi maturati nel mondo della mafia e comunque della criminalità sono oltre 30 i casi scoperti a fronte di circa 270 fatti di sangue: va peraltro rimarcato come spesso sia difficile distinguere il con­fine tra criminalità organizzata e comune. Stesso discorso per i delitti legati a faida e mondo degli allevatori dove le rivalità iniziali poi si «evol­vono» in qualcosa di diverso. È il caso della mafia garganica, l’unica delle tre organizzazioni operanti in Capitanata - le altre sono «Società foggiana» e mafia cerignolana - ad avere una data di nascita ufficiale, sancita dalle sentenze del maxi-processo celebrato nei primi anni del nuovo secolo: il duplice omi­cidio di Vincenzo e Angelo Fania as­sassinati il 13 ottobre del 1999 nel loro fondo a San Nicandro Garganico (er­gastolo ad uno de killer), perché si opponevano a fare dei loro terreni il luogo di transito del contrabbando: fu con quel duplice omicidio che il «clan dei montanari», composto da garganici legati a famiglie coinvolte in faide, che si evolse in clan mafioso.

 

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Un piano nazionale contro il caporalato e per combattere gli insediamenti illegali dei ghetti. Il governo ha presentato ieri in prefettura le linee guida del suo piano d’azione: «Avre­mo più ispettori nei campi - le parole del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio - l’obiettivo è puntare sull’in­crocio delle banche dati. Dob­biamo dare valore alla con­certazione migliorando il si­stema dei trasporti dei brac­cianti nei campi». Pieno so­stegno del governo al progetto delle foresterie della Regione, la prima in Capitanata è stata appena autorizzata a San Se­vero.

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Giochi praticamente fatti almeno così sembra - per il rinnovo dei vertici della Ca­mera di commercio. A due me­si circa dal voto per il nuovo presidente, la maggior parte delle associazioni spinge per la riconferma del presidente uscente Fabio Porreca. Ci sono consensi di Confcommercio, suo bacino elettorale di rife­rimento, Confindustria, Confagricoltura, Coldiretti, gli arti­giani di Confartigianato e Cna. Comincia intanto dalla pros­sima settimana la verifica dei numeri delle associazioni da cui scaturiranno i seggi in consiglio. Assemblea ridotta da 33 a 25 seggi.

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I Cinque Stelle andranno avanti a livello par­lamentare per chiedere l’isti­tuzione a Foggia di una sezione della Direzione distrettuale an­timafia e della Corte d’appello. È la reazione alle parole del procuratore distrettuale di Ba­ri, Giuseppe Volpe, sulla inu­tilità e l’impossibilità di una sede della Dda a Foggia. Il senatore foggiano Marco Pellegrini si dichiara «perples­so» rispetto alla posizione espressa lunedì da Volpe e dal procuratore aggiunto France­sco Giannella. «Chiaramente - dice Pellegrini - sono interventi che non remano a favore della nostra proposta; prendo atto che i due magistrati la pensano diversamente da me e dai 24 senatori del Movimento 5 Stel­le con cui abbiamo presentato un disegno di legge per istituire a Foggia sezioni distaccate di Corte d’appello, Dda e Tribu­nale per i minorenni. Andiamo avanti con il nostro lavoro sen­za nasconderci le difficoltà, ma consapevoli che ci sono le con­dizioni per immaginare che questa proposta possa final­mente andare in porto».

«Il dottor Volpe - prosegue Pellegrini, primo firmatario della proposta - ha parlato, per quanto ho letto su notizie di agenzia, di un errore tecnico nel disegno di legge perché la Dda si può istituire solo dove c’è un distretto autonomo di " Corte d’appello: lo so bene e lo sappiamo bene noi firmatari del disegno di legge, visto che all’articolo 3 è prevista anche una modifica dell’articolo 51 del codice di procedura penale, grazie alla quale sarebbe possibile istituire una sezione della Dda anche in una sezione distaccata di Corte d’appello. Capisco bene che è un aspetto tecnico, ma va precisato per replicare a chi non ha letto il - disegno di legge ed ha parlato di errore tecnico». Il senatore dei Cinque Stelle sgombra poi il campo dalla possibile etichettatura di richiesta campanilistica da parte del ter­ritorio di Foggia: «I fatti - dice - hanno dimostrato che la lontananza geografica da Bari ha reso più difficile sia condurre indagini contro la mafia, sia arrivare a sentenze definitive di condanna per questo reato. Io non mi riferisco agli ultimi sei mesi, all’ultimo anno d’indagine ed ai risultati conse­guiti, ma guardo a 30-40 anni di indagini sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Mi riferisco anche a quanto l’ex procuratore capo di Foggia, Leonardo Leone De Castris, dichiaro al Csm in un’audizione nel 2017, quando parlò di uno scollamento tra la Dda di Bari e la Procura di Foggia dovuto alla distanza geografica».

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I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Foggia, Maurizio Carmeno, Carla Costantino, Gianni Ricci, riunitisi il 28 agosto presso la sede della Uil, esprimono forte preoccupazione per la diffida inoltrata dalla Regione Puglia, nei confronti dei comuni capofila Lucera, Troia, Vico del Gargano, San Marco in Lamis – e dei rispettivi ambiti sociosanitari – ad adempiere, entro trenta giorni dalla pubblicazione del provvedimento, tutte le procedure necessarie per l’approvazione e l’implementazione del Piano Sociale di Zona 2018-2020.

“La lentezza e – molto spesso – l’inefficienza nell’erogazione di servizi socio-sanitari di primaria importanza giocano un ruolo drammatico in tanti comuni della Capitanata incidendo negativamente sulla qualità della vita. In realtà caratterizzate da una consistente fetta di popolazione anziana e di pensionati, la qualità delle azioni di inclusione, tutela e assistenza nei confronti delle fasce più deboli della società dovrebbero – e devono – fare la differenza. Ragion per cui, non possiamo permetterci di sprecare ancora le opportunità connesse ai Piani Sociali di Zona per ritardi e inefficienze amministrative”, affermano Carmeno, Costantino e Ricci.

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Foggia, nelle prossime ore, chiederanno “un confronto urgente con i comuni capofila dei quattro ambiti sociosanitari per mettere a fuoco le cause che hanno determinato la diffida e definire una strategia d’azione concertata per espletare tutte le procedure necessarie nei termini previsti dal provvedimento regionale. La situazione, a nostro giudizio, è grave e improcrastinabile. Pertanto, nel caso in cui non ci fossero riscontri in tempi brevi, Cgil, Cisl e Uil Foggia, si riservano di mettere in campo ulteriori azioni a salvaguardia di tutto il territorio e dei suoi cittadini”.

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Da ieri mattina si discute di allungamento della pista del Gino Lisa direttamente sul po­sto. Sono arrivati i geometri di Aeroporti di Puglia, si entra nella fase più squisitamente tecnica che comincia con gli espropri dei suoli per 11 ettari sul lato Nord dell’aeroporto in via Castelluccio. Si comincia con le lettere ai proprietari delle aree da espropriare, qua­si una notifica formale di mi­sure già adottate: con il via libera della conferenza di servizi, infat­ti, le ruspe po­trebbero già entrare in azione tra po­chi giorni. E comunque il piano di esproprio do­vrebbe essere esecutivo nei gi­ro di un mese, ora spazio alle procedure amministrative.

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Dopo la pubblicazione del DM in Gazzetta del 26 Febbraio. Da ieri è obbligo di indicare sull'etichetta l'origine del pomodoro. Coldiretti: «Finalmente un freno alle importazioni selvagge». Il 40% della produzione italiana avviene in provincia di Foggia: 3.500 imprenditori agricoli coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali dal valore commerciale complessivo di 175.000.000 euro. Il Ministero dell'Agricoltura fa sapere che sulle confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse dovranno essere obbligatoriamente indicate: il nome del Paese di coltivazione e di trasformazione. «Se tutte le operazioni avvengono in Italia, si può utilizzare la dicitura: "origine del pomodoro: Italia"».

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Bisogna rivedere tutto il sistema idrico provinciale. Lo sostengono i portavoce nazio­nali e regionali del movimento Cinquestelle (in pratica par­lamentari e consiglieri) dopo i guai accaduti nel golfo di Man­fredonia. I Cinquestelle chia­mano in causa soprattutto la Regione e gli enti derivati, dall’Acquedotto Pugliese all’Agenzia per la protezione ambientale. Nel frattempo il consigliere comunale e provin­ciale Cataneo sostiene che i due maggiori enti locali della Ca­pitanata, Comune e Provincia di Foggia, non devono sotto­valutare la questione bensì af­frontarla.

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Non bastano le bombe d’ac­qua estive per riempire gli in­vasi della provincia di Foggia, soprattutto quelli di Occhito e di Capaciotti. Le due dighe del Consorzio per la bonifica della Capitanata hanno perso in un giorno quasi mezzo milione di metri cubi d’acqua. Tra gli agricoltori scatta 1’allarme anche per la programmazione delle prossime colture che, in Capitanata, sono ormai a ca­rattere industriale, la Coldiret­ti suggerisce di assicurare i raccolti nei campi per non ave­re sorprese e chiede una cabina di regia alla Regione Puglia per affrontare lo stato di emergen­za nel comparto agricolo.

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Di che cosa si muore oggi in Italia? Ce lo dice l’Istat, che ha raccolto i dati provincia per provincia, fornendo una mappa completa dei tassi di mortalità che incidono sul Paese. I risultati hanno mostrato una diffusione eterogenea di incidenze di mortalità nelle varie regioni d’Italia, ma dando un’occhiata alla provincia di Foggia evince una situazione non rosea. Foggia infatti registra tassi di mortalità superiori alla media nazionale per quanto concerne mortalità infantile, incidenti stradali e tumori.

La provincia di Foggia si presenta con il tasso  di 5,2 bambini morti ogni 1000 nati vivi: un numero che supera la media nazionale di 2,8, e che si avvicina al picco massimo delle province di Benevento e Cosenza (entrambe con 5,8 ogni 1000 bambini). Tali dati risalgono al 2014, i più recenti messi a disposizione. Il lato positivo è che il tasso è in costante calo: nel 2004 infatti la media nazionale era di 3,8 bambini morti ogni 1000. Leggermente diversa la situazione per l’incidenza di mortalità tra i 15 e i 34 anni per incidenti stradali. Se la media nazionale è di 0,7 ogni 10.000 abitanti, per Foggia il tasso è di 0,800, registrando così l’indice minore della regione Puglia (il primato tocca a Taranto con 1.500 decessi). Unico esempio in cui la provincia non supera la media nazionale è quella dell’incidenza per la demenza senile e altre malattie del sistema nervoso: mentre al Nord questo tasso è in costante crescita, nella provincia di Foggia, così come all’incirca nel resto del Mezzogiorno, il tasso di mortalità è di 25,00 decessi ogni 10.000 abitanti over 65, contro la media nazionale di 27,9. Il dato più allarmante, tuttavia, riguarda quello relativo al tasso di mortalità tra i 20 e i 64 anni per tumori: la provincia di Foggia registra 9,3 morti ogni 10.000 abitanti, contro una media nazionale di 9.0, seconda solo alla provincia di Brindisi con incidenza di 9,4 morti e seguita da Taranto con 9,2 decessi ogni 10.000 individui. Un numero destinato a crescere, come già affermato dalle ricerca della Regione Puglia nel corso degli ultimi due anni (la Puglia conta più di 20.000 nuovi casi all’anno). Come è possibile leggere nel portale sanità della Regione Puglia, i più diffusi sono i tumori alla prostata per gli uomini (circa il 19% dei malati, con il tasso di mortalità del 9%) e al seno per le donne (il 28% delle donne colpite, con il 18% dei decessi registrati). Seguono i tumori al colon, al retto e all’ano (circa il 14% dei malati) e ai polmoni (che registrano il tasso di mortalità più alto, circa il 24%).

IlSole24Ore

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