Articoli filtrati per data: Giovedì, 01 Febbraio 2018 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

E’ stato presentato oggi a Bari il bando Community Library – Biblioteche di Comunità, con la firma dei primi sei disciplinari. Fra i Comuni vincitori del bando c’è anche Vieste rappresentato nell’occasione dal sindaco Giuseppe Nobiletti, dal vice sindaco ed assessore al Turismo Rossella Falcone e dall’assessore alla Cultura Graziamaria Starace.

Senza questo atto di oggi non sarebbe stato possibile avviare i procedimenti per 111 progetti: si tratta infatti della più grande operazione di finanziamento delle biblioteche di comunità della Puglia e non ha precedenti in Italia.

Il coinvolgimento delle amministrazioni locali, delle associazioni di categoria, delle istituzioni scolastiche e universitarie, degli enti e dei cittadini, anche giovanissimi, sostenuto perché alla base dell’azione di area vasta e di coordinamento della Regione, viene oggi rappresentato dagli esiti del bando Community Library.

Il bando Community Library – Biblioteche di Comunità, nell’ambito della “Strategia Smart In – Sostegno Memoria Arti Resilienza Territorio e Ingegno” è stato pubblicato lo scorso 15 giugno a cura dell’Assessorato all’Industria Culturale e Turistica.

I risultati sono stati presentati oggi dal presidente della Giunta Regionale e dall’Assessore alla Cultura e Turismo. Oggi sono stati firmati i primi sei disciplinari con i Comuni per permettere l’avvio delle procedure, gli altri saranno nell’arco di queste settimane.

I progetti sono in gran parte già cantierabili, con un soggetto gestore già esistente e sono condivisi con il territorio. Il 64% dei comuni pugliesi ha partecipato al bando: 41 a Bari con 23 istanze finanziate per un totale di 28 milioni, 20 comuni a Brindisi con 9 istanze finanziate per un totale di 10 milioni, 10 nella BAT con 7 istanze per un totale di 7 milioni di euro, 61 comuni a Foggia con 27 istanze per un totale di 27 milioni di euro. A Lecce sono 97 comuni per 32 istanze con un totale di 31 milioni di euro, a Taranto i comuni sono 29 per 13 istanze con un totale di 14 milioni di euro.

In Puglia quindi ci saranno 123 nuovi presidi di comunità, distribuiti in tutto il territorio pugliese attraverso una rete capillare e integrata. Ogni città avrà finalmente la sua Biblioteca di comunità, dalla più piccola fino alle aree metropolitane, dal Gargano al Salento, in una delle più straordinarie pagine di partecipazione che la Puglia abbia mai vissuto.

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 01 Febbraio 2018 18:09

In Puglia ogni anno 20mila tumori

E’ partito oggi da Bari il tour di presentazione dell’Accordo di legislatura per migliorare la presa in carico e cura dei pazienti oncologici che ha stilato una vera e propria agenda per i prossimi 5 anni fissando 15 punti per migliorare l’assistenza sanitaria. Una iniziativa a cura di Salute donna onlus e delle Associazioni pazienti sostenitrici del progetto: «La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere».
Dai dati diffusi oggi nella sede della Regione, è emerso che in Puglia si registrano, ogni anno, circa 20.000 nuovi casi di tumore, con forti differenze tra le 4 macro-aree interne: nel Salento l’incidenza dei tumori maschili al polmone e alla vescica è la più alta d’Italia e nella provincia di Taranto i tumori infantili sono più numerosi del 30% rispetto alle altre provincie pugliesi. Nella BAT i nuovi casi di tumore al fegato, sempre tra gli uomini, superano del 13% la media nazionale.
E secondo una survey qualitativa/quantitativa che ha coinvolto specialisti delle oncologie ed ematologie del territorio e le associazioni dei pazienti, il modello pugliese di assistenza oncologica riesce a dare risposte adeguate ai pazienti nonostante la carenza di risorse professionali e organizzative.
«I dati emersi - ha commentato Annamaria Mancuso, presidente dell’associazione Salute donna onlus - indicano che in Puglia c'è una sanità di qualità; ciò ci rincuora perché non è così per tutto il Meridione. Ci sono delle carenze, ma con le istituzioni andremo a cercare delle soluzioni. Tra le carenze, per esempio, quella di personale medico e infermieristico, ma questo dipende dai blocchi dei turn over fatto a livello nazionale. Auspichiamo che la politica inizi a pensare alla salute non come a un costo, ma come una risorsa: meno gente si ammala e più risorse economiche si guadagnano».«Relativamente alla rete oncoematologica pugliese sicuramente emergono molti dati positivi - ha affermato Giorgina Specchia, direttrice dell’Unità ematologia con trapianto del Policlinico di Bari - Forniamo ai nostri pazienti una diagnostica avanzata integrata con le terapie innovative. I punti ancora da risolvere sono il potenziamento delle strutture ematologiche, con l’acquisizione di risorse umane, e il potenziamento delle piattaforme diagnostiche con le tecnologie avanzate».
«La Puglia è tra le regioni più avanzate dal punto di vista dell’offerta oncologica - ha sostenuto Vito Lorusso, direttore dell’Unità di oncologia medica dell’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari - Il problema è che l’offerta è a macchia di leopardo. Lo scopo della rete è quello di rendere omogenea l'offerta su tutto il territorio regionale per impedire il fenomeno della mobilità passiva. Se i tempi di attesa per un intervento chirurgico oncologico sono lunghi, il paziente va via. Questa migrazione deve essere interrotta attraverso un’organizzazione sapiente e accorta della rete oncologica pugliese che esprime professionalità di certo non inferiori a quelle presenti nei grandi centri di Milano».

Pubblicato in Sanità

Ho letto con interesse il volume pubblicato da Michele Eugenio Di Carlo su Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti. Dalla caduta del Regno delle Due Sicilie ai fatti accaduti a Vieste il 27 e 28 luglio 1861 (Edizioni del Poggio, Poggio Imperiale 2015).
Un testo che ha come obiettivo l’analisi socio-economica del Gargano negli anni che precedono e seguono l’Unità d’Italia, dal 1859 fino al 1861, con specifico riferimento agli avvenimenti succeduti a Vieste il 27 luglio del 1861, in cui furono trucidati, nove cittadini del luogo, ad opera dei briganti, chiamati, a quanto pare, da signorotti locali per vendette personali. Secondo l’Autore, il brigantaggio meridionale dovrebbe essere inquadrato come una “rivolta sociale ed economica” della gente meridionale, a causa delle condizioni misere in cui la maggior parte della popolazione viveva, in uno stato di stenti e di privazione di ogni genere. Rivolta che purtroppo non venne considerata dall’esercito piemontese, che adottò verso i briganti una dura repressione, tale da creare le basi per vendette di entrambe le fazioni: da una parte i briganti e molti contadini delusi dal Governo e dalla difficile situazione economica che si creò, e dall’altra parte l’aristocrazia locale e i proprietari terrieri, che utilizzeranno il brigantaggio come un’arma da usare contro l’oppressione piemontese.
Gli avvenimenti di Vieste danno a Di Carlo l’opportunità di esaminare le origini del brigantaggio garganico e meridionale, attraverso gli studi di autorevoli autori, fra cui F. Molfese, A. Lucarelli, T. Pedio, G. Fortunato, T. Nardella, P. Soccio, G. Clemente, M. Siena, M. Della Malva, Nicola d’Apolito e il sottoscritto. Ma al di là dei giudizi storiografici di tali autori, il Di Carlo si serve innanzitutto di documenti riguardanti la realtà garganica, a cavallo dell’Unità d’Italia, 1859-1861, consultando principalmente alcuni manoscritti di autori anonimi riguardanti i fatti di Vieste, come per esempio le Memorie di A.G.B. Perrone (1859), la documentazione riportata da don Marco Della Malva, nonché i documenti consultati negli Archivi di Stato di Bari, Lucera, Foggia, Potenza e presso l’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea, nonché il Fondo Ricasoli , il Carteggio Cavour e le varie redazioni della Commissione parlamentare d’inchiesta del brigantaggio. Quindi un corpus storico al quanto consistente, che ha permesso all’Autore di scandagliare la situazione politico-economica prima e dopo l’Unità d’Italia, con uno specifico riferimento al fenomeno del brigantaggio meridionale, visto non più come un fenomeno delinquenziale, ma come momento di “rivolta sociale”, contro una situazione di esistenza misera e di perdurante ingiustizia sociale, perpetrate non solo prima dell’Unità d’Italia, ad opera dei “baroni” e dei “feudatari” dell’epoca, quanto, dopo l’Unità d’Italia, ad opera della borghesia terriera, che si incarnò allora nei cosiddetti “galantuomini”.

“L’Unità d’Italia, scrivo nel mio libro su I galantuomini. Il Gargano dall’Unità d’Italia ad oggi (Bastogi, Foggia 2007), accentuò questa differenziazione sociale, che si mantenne tale fino alla vigilia della prima guerra mondiale, creando così tensioni e lotte sociali, che si manifesteranno, in seguito, nelle usurpazioni del demanio pubblico da parte dei proprietari terrieri, i cosiddetti “galantuomini”, nell’abolizione degli usi civici, nelle lotte contadine di fine secolo e nelle occupazioni delle terre.
Contro i contadini e le amministrazioni comunali saranno sempre i vecchi feudatari, ormai diventati borghesi, galantuomini e benestanti, i quali saranno in prima fila nella recinzione di masserie, “difese”, “parchi” e simili, su cui non sempre potevano vantare titoli legittimi di possesso: usurpazioni, vere o presunte, che divennero così motivo di tensioni sociali acutissime che spesso esplosero in sollevazioni popolari ed assalti alle proprietà contestate” (Piemontese, 2007, p. 6).
Mentre il Di Carlo afferma che: “Le rivolte delle masse contadine furono nell’estate 1860 dettate da secolari motivi di contrasto con la nobiltà e con la subentrata borghesia agraria a causa delle questioni demaniali, inerenti principalmente l’uso e la proprietà dei terreni demaniali usurpati e la reintegra negli usi civici negati. E, comunque, queste rivendicazioni sociali furono prive di indirizzo politico clericale e borbonico e per lo più furono isolate, incerte, occasionali, frammentate e, quindi, facilmente reprimibili dalle truppe garibaldine e dalla Guardia Nazionale” (Di Carlo, 2015, p. 71).
Inoltre il fenomeno del brigantaggio e quindi della “rivolta sociale e politica” dei contadini e dei braccianti, fu la conseguenza anche del fallimento della quotizzazione dei demani ai contadini, quale strumento sociale idoneo per creare le cosiddette piccole proprietà e quindi sollevare il tenore di vita della popolazione garganica, che quasi per il 90% era contadina e bracciante. Di tutto ciò ne approfittò la borghesia terriera, che attraverso le usurpazioni e il potere politico divenne la classe egemone e quindi la classe in cui tutto il potere politico e istituzionale si identificava.
A tale proposito giustamente il Di Carlo scrive che le rivolte dei contadini nell’anno 1861 non sono altro che rivolte contro la classe padronale dei “galantuomini”, i quali, secondo il sottoscritto, riferendosi ad una memoria del 1838, avevano usurpati più di 12.000 ettari di terreni demaniali appartenenti a varie città del Gargano, fra cui San Marco in Lamis e Monte Sant’Angelo. Anche se, subito dopo l’Unità d’Italia, Rebecchi, in lotta con la famiglia Basso, appartenente alla ricca borghesia terriera garganica, aveva denunciato tutto ciò, in un contesto difficile, a ripristinare gli usi civici da tempo usurpati da famiglie potenti e autorevoli locali. Per questo il Rebecchi sarà oggetto di minacce di ogni genere e “assai discusso” da parte della borghesia terriera locale.
In questo clima di gravi tensioni sociali e politiche si inquadrano gli avvenimenti del 27 luglio del 1861 a Vieste, in cui furono uccise nove persone dai briganti, chiamati proprio dai signorotti locali per punire chi collaborava con i piemontesi e i liberali. Tuttavia le persecuzioni di contadini noi si fermarono con la fine del brigantaggio.
A tale proposito così scrivevo: “Ad ogni eccidio faceva seguito la repressione, che si manifestava attraverso centinaia di arresti e persecuzioni. Tutti questi episodi erano espressione di una mentalità padronale che considerava il bracciante semplice schiavo e che rifiutava di trattare con i contadini. Inoltre la lotta acquistava anche un significato politico, in quanto gli agrari vedevano in gioco il loro potere, il loro prestigio, tutta una organizzazione economica e sociale, che aveva retto fino ad allora il mondo feudale meridionale” (Piemontese, 2007, p. 26).
Al riguardo molto interessanti sono le osservazioni di Di Carlo, il quale così scrive: “Le vere cause sociali del brigantaggio, anche se abbondantemente spiegate ed illustrate da politici, scrittori, meridionalisti, giornalisti, furono ignorate, occultate, tenute al riparo del giudizio critico sotto la coltre dell’oblio, per le nuove generazioni meridionali non venissero a conoscenza delle loro umilianti origini e continuassero tranquillamente ad essere utilizzate da un sistema politico ed economico funzionale allo sviluppo dei territori del Centro e del Nord” (Di Carlo, 2015, p. 183).
Osservazioni che erano già state scritte nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio, del 1862, in cui vi si affermava che: “Il brigantaggio non era altro che la rivolta popolare del basso popolo contro la borghesia terriera che aveva usurpato le terre demaniali sulle quali i contadini accampavano diritti dalla Prammatica XXIV De Amministratione Universitatum del 23 febbraio 1792 e dalle successive napoleoniche leggi di eversione della feudalità” (Di Carlo, 2015, p. 187).
“Conclusioni che, afferma Di Carlo, non potevano piacere a moderati e liberali, seppur meridionali, che spesso provenivano per ceto da quella borghesia che avrebbe dovuto cedere le terre usurpate e farle quotizzare a favore di contadini e braccianti. Conclusioni che non piacevano al Governo, che aveva politicamente scelto una linea di conciliazione con la borghesia agraria, anche di stampo borbonico” (Di Carlo, 2015, p. 187).

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia

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La situazione sta gravemente precipitando, una delle meraviglie di Vieste: il Faro, specchio e memoria del nostro passato, rischia di perdere il valore e il fascino che ha conservato intatto per secoli. Le spiagge stanno sorgendo incontrastate e arriveranno un giorno a “divorare” completamente il mare intorno al nostro isolotto. Non si esagera… il futuro che si prospetta è tutt’altro che roseo, una volta che si potrà raggiungere a piedi il Faro, ci sarà ancora l’aura di mistero che da sempre lo circonda? Bisogna intervenire tempestivamente se vogliamo continuare a serbare la memoria dei nostri avi e lasciare questa meraviglia ai nostri figli.

Federica Maggiore, Alessia Campaniello, 4° A Liceo Scientifico (Progetto Alternanza Scuola-Lavoro)

 

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Superluna, «Luna blu» e «Luna rossa». Ecco lo spettacolo della luna che nel pomeriggio di ieri, 31 gennaio, è andato in scena “all’ombra” del nostro Faro, dove la superluna (cioè la seconda luna piena del mese) è stata accompagnata anche da un’eclissi. ll colore rosso deriva dalla radiazione rossa rifratta dall’atmosfera terrestre e per tale ragione viene anche chiamata «blood moon», Luna sanguigna. Le foto sono state scattate da Antonio Abatantuono.

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Quaranta chilometri di costa, da Lesina a Rodi Garganico, sono rimasti senza un presidio per contrastare le attività criminali che si consumano in mare e che dall’Adriatico arrivano sulla terraferma; a cominciare dai traffici di droga tra le sponde balcaniche e i litorali della Puglia Settentrionale. Per otto consiglieri comunali di San Nicandro Garganico, è questa la conseguenza della chiusura della brigata della Guardia di Finanza di Capojale, in territorio di Cagnano Varano. La soppressione di tre caserme ha portato alla creazione della tenenza a San Nicandro, ma ha lasciato scoperto il controllo sulla costa. Gli otto consiglieri di opposizione - dal PD e Civici, da Forza Italia a l’Udc - hanno inviato una lettera al ministro dell’Interno, Minniti, chiedendogli di non lasciare il porto di Capojale sprovvisto di un presidio di legalità.

 

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Il Prefetto della Provincia di Foggia, vista la determina n. 4/2018 del 24 gennaio 2018 con cui l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ha rilevato che la gara Foggia-Avellino risulta tra quelle connotate da alti profili di rischio, inviando al C.A.S.M.S. la ‘individuazione di misure di rigore’, considerato che il C.A.S.M.S. ha evidenziato le "recenti gravi intemperanze poste in essere dalla tifoseria foggiana in occasione dell’incontro Foggia-Pescara del 20 gennaio 2018 e conseguentemente confermando che l’incontro Foggia-Avellino è "connotato da alto indice di rischio di incidenti per il rapporto conflittuale tra le due tifoserie da sempre improntato alla reciproca forte rivalità, ulteriormente elevato dalla suesposta grave condotta della tifoseria foggiana”, per le suddette ragioni ordina, per la gara Foggia-Avellino, l’adozione della seguente prescrizione: “disputa della gara in assenza di spettatori”.

 

 

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Le ASL pugliesi, nell’ambito della dotazione finanziaria già assegnata e in particolare dei fondi già liquidati alle stesse, possono avviare un’azione di anticipazione straordinaria degli importi mensili degli assegni di cura per le mensilità che vanno dal 14 luglio 2017 al 31 dicembre 2017, per un massimo quindi di cinque mesi e mezzo. Le Asl sono state autorizzate da una determina dirigenziale, nell’ambito dell’Assessorato al Welfare della Regione Puglia, con l’obiettivo di alleviare il carico di spese e di lavoro di cura sostenuto dalle famiglie e dai care giver familiari in favore di pazienti che si trovino in condizione di gravissima non autosufficienza e contemporaneamente in condizioni di estrema fragilità socioeconomica. Potrà accedere all’anticipazione straordinaria (nelle more della conclusione delle attività di valutazione e classificazione degli stessi utenti e quindi nelle more dei definitivi provvedimenti di ammissione a beneficio) chi abbia conseguito un punteggio di fragilità socioeconomica non inferiore a 80 punti e, tra questi, chi sia già in carico alle strutture sanitarie specialistiche e chi sia già noto per l’elevato grado di complessità delle cure e dell’assistenza richiesta in presenza di una avanzata e irreversibile stadiazione delle patologie presenti.

 

 

 

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A partire dal prossimo sabato 3 febbraio sarà operativa la nuova risonanza magnetica aperta, in dotazione al poliambulatorio di Vieste. Lo annuncia la direzione generale della ASL Foggia. L’apparecchiatura, di ultima generazione, è stata installata nei pressi del Servizio di Radiologia, nelle stanze occupate in precedenza da guardia medica e guardia medica turistica. La risonanza magnetica aperta è particolarmente indicata per quelle categorie di utenti come gli anziani, i bambini, le persone in sovrappeso, i disabili e le persone claustrofobiche che hanno difficoltà a sottoporsi alla risonanza magnetica tradizionale nella quale il paziente effettua l’esame all'interno di una struttura cilindrica dalle dimensioni ridotte. “La nuova dotazione strumentale - commenta il direttore generale Vito Piazzolla - è stata prevista nell’ambito della riorganizzazione dei Servizi di Diagnostica per immagini dell’intero Gargano. Una apparecchiatura identica è, infatti, già operativa a Vico del Gargano. La terza sarà installata, insieme ad una mammografia, a Rodi Garganico. Tale riorganizzazione risponde al principio fondamentale di prossimità delle cure. In una provincia come la Capitanata, particolarmente complessa per l’estensione e le criticità legate all’orografia del territorio, è nostro dovere avvicinare i servizi alla comunità. Così come è nostro compito tenere sempre aggiornati i cittadini sull’offerta sanitaria a loro disposizione e invitarli ad usufruire dei nuovi servizi”.

 

 

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OLMO generico

Reporter della tua città

13 Agosto 2018 - 11:37:59

Reporter della Tua Città/ E’ vero i soldi non puzzano, ma le piazze e strade occupati da pizzerie o ristoranti?

Egregio Vigile sanitario che dovresti vigilare anche per le strade.. Egregio Medico Sanitario, Egregia ASL, Egregio vigile normale, Egregio Assessore alla Sanità, Egregi…

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