Articoli filtrati per data: Lunedì, 07 Agosto 2017 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

Come il jazz, IL CAPRICCIO, non è né un ristorante (repertorio) specifico, né un esercizio (dove solo si mangia) ... ma uno stile di vita.

Lunedì 7 agosto – BOSSA TIME LUANA TRIO

 

Ristorante Il Capriccio
Località Porto Turistico - Vieste –
tel 0884 707899 –
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Pubblicato in Avvisi

Imprigionato a partire dal 7/4/1736 il celebre autore italiano restò prigioniero del re di Sardegna durante in circa due anni a causa dei suoi scritti. Giannone era un giuriconsulto napoletano e aveva pubblicato nel 1723 una Istoria Civile del regno di Napoli .Questa opera ebbe un grande eco. Ma si vide nei suoi scritti una critica dall'inglese, ciò che valse a la Storia Civile una condanna a Roma e obbligò il suo l'autore a lasciare precipitosamente Napoli. Egli si rifugiò dapprima a Vienna sotto la protezione del principe Eugenio, poi a Venezia dove gli inquisitori finirono per cacciarlo. Egli venne allora a Ginevra dove si preparava un edizione francese della sua storia civile. Da questo momento che a egli fu supposto di voler pensare di rifondare la religione riformata .Il ministro del governamento d'Omnesa per per conciliarsi le buon grazie di Roma, decise di far arrestare il Giannone. Nel frattempo degli ordini furono consegnati al Conte Piccon governatore della Savoia. Fu lui che si sbrigò (a mandare) un agente nominato Giuseppe Gastaldi che guadagnò presto la confidenza di Pietro Giannone .Il 25/3/1716 desiderava fare la sua Pasqua ma non la fece a Ginevra in ragione della grande affluenza dentro la cappella della residenza di Francia. Gastaldi gli parve allora di accompagnarlo come suo dovere pasquale nel territorio savoiardo a Venezia dove la trappola doveva ricadere su di lui. Appena che fece installare degli uomini armati ,Gastaldi in testa forzarono la la porta della sua camera e l'arrestarono .Egli fu condotto a Miolans in qualità di prigioniero di stato. Il comandante de Fort de Blanc ricevette l'ordine di trattenere il suo nuovo ospite con tutti i riguardi possibili. Giannone rapportò allora da ospite le condizioni della sua prigionia nei sui scritti. A lui si assegnò una delle migliori camere del castello e all'adorazione dei sacri sacramenti. L'11 Aprile il governatore Piccon gli indirizza una lettera gentile pregandolo di accettare caffè,zucchero,e tabacco che gli aveva inviato. Il suo figlio abbandonò Miolans il 22/9/1737.Quando a lui .egli fu finalmente trasferito al forte di Ceva dove lui arrivò il 23/6/1738.Egli non dovette più ricevere la libertà e morì in detenzione il 7/3/1748.
Si ringrazia il mio amico Luigi che sì è recato personalmente a Miolans in Savoia dove ha reperito questo documento che anche se riporta notizie edite, è importantissimo perché rivela particolari inediti scritti in francese probabilmente riportati nel periodo in cui era vivo il Giannone.

Giuseppe Laganella.

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Sulla scena 16 musicisti e 8 danzatori per un totale di 24 artisti. L'artista celebra con quasi tre ore di spettacolo i quarant’anni a ....passo di tarantella.
Afferma Mangano “ Ho accolto l’invito del Sindaco Franco Tavaglione a realizzare questo mio sogno di condividere con tutti voi ancora una volta tanta emozione”.
Il suo nome infatti oggi appare inserito nei testi di numerosi studiosi della materia, e da anni è ormai rientrato a far parte di quella ristretta cerchia di studiosi della cultura popolare del centro-meridione.
Ha portato con la sua associazione e compagnia di danza e musica popolare, La Bella Cumpagnie – Cultura Etnica Popolare Garganica – Danzanova Folk la cultura popolare centro meridionale in tutto il mondo, tanto da ottenere dalla Regione Puglia nell’anno 2000 il riconoscimento di Ambasciatore del Folk Pugliese nel Mondo. Israele, Stati Uniti, Canada, Grecia, Creta, Africa, Austria, Germania, Ungheria, Francia, Libano, Cecoslovacchia, Spagna, Belgio, Svizzera, Albania, Slovenia, Montenegro,Estonia,Lituania, Olanda, Inghilterra, oltre all’Italia, i Paesi in cui ha esportato con notevole successo il nostro Made in Italy.Numerosissime le apparizioni sui net-work nazionali ed internazionali, tra cui la RAI , la CNN e la BBC.Per circa 10 anni ha collaborato attivamente con RAI UNO, nella trasmissione UNO MATTINA, Utile e Futile, Geo, Bella Italia, Sereno Variabile, Domenica In, Mediaset ,Telenorba, nonché in vari documentari sul territorio . Oggi collabora con i grandi musicisti della world music tra cui Jack Tama, Tony Esposito, Beppe Barra, Goran Bregovic, Carlo Faiello, Caparezza,Radio Dervish, Noa, Ciccio Capasso, Lina Sastri, Eugenio Bennato, Nando Citarella, Carlo D’Angiò,Franco Battiato, e numerosissimi altri.Ottiene riconoscimenti dal Vaticano, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Mangano e la sua orchestra fanno tappa a San Buono ( Chieti ) per la Festa Patronale alle ore 22,00 di Venerdi 11 Agosto.Il Tour del 2017 , lo spettacolo ” Zingari ...i nomadi della tarantella” di Michele Màngano in collaborazione con i migliori musicisti della musica popolare sud italia e con il corpo di ballo dei Danzanova diretti dalla M° Enza Di Bari. Acclamato nelle piu’ importanti manifestazioni di musica ethno/world nazionali e internazionali per l’energia dirompente del ritmo ossessivo dei tamburelli, Michele Màngano con la sua “Jam Session” trasmettono un entusiasmo contagioso che in ogni concerto coinvolge e trascina il pubblico in modo fantastico. La musica e la danza di Màngano è un mix tra la TARANTA più ossessiva, atmosfere celtiche e la grande andrenalina del Rock. Il ritmo ipnotico, l’incredibile virtuosismo vocale e strumentale ed il fascino scenico delle ballerine hanno creato uno standard assoluto di TARANTELLA & PIZZICA che rappresenta oggi la massima espressione del genere Taranta. L’esemble compie un vero e proprio viaggio nella danza che parte dalla tarantella classica del Gargano incentrata sul sonetto fino ad approdare al Salento con l’antico rito della taranta ed infine giungere al profondo sud, a quelle terre bagnate dal Mediterraneo, scrigno di infiniti tesori sommersi da pirati e corsari e complice della varietà etnica che traspare dai volti degli abitanti delle terre da esso bagnate, così differenti tra loro. Tradizioni che si intersecano e si riannodano al presente, che riaffiorano nei passi delle romantiche tarantelle, delle scatenate pizziche e delle danze del profondo sud, scandite dal ritmo ipnotico di tamburelli. E’ in questo concetto che si concretizzano lo spirito e il suono dell’ ensemble di Màngano. La cura dai mali del passato, quelli provocati dal morso velenoso della leggendaria taranta, i mali di una società stremata dalle difficoltà e dalla povertà che diviene oggi, similmente, una cura contro la frenesia e la piattezza della società moderna. Una cura dunque che ieri come oggi avviene a suon di pizzica pizzica, danza forte, calda e liberatoria.Oltre a condividere la loro matrice popolare, i componenti dell’ensemble sono forti di provenienze musicali singolarmente disparate, che spaziano dai repertori classico e contemporaneo, rock, antico, jazz, dance e etnico. Tutto ciò porta ad una riproposizione molto colorita del repertorio tradizionale del sud e ricca di sottigliezze ed energie sempre rinnovate, sebbene scaturite da esecuzioni molto spontanee, liberatorie appunto e, in ogni caso, festose.Sul palco l’ensemble di Màngano rivelano il loro carattere: musica dal ritmo forte, quasi violento, del tamburello, intrecci e cascate di note della fisarmonica , il vibrato delle armoniche melodie del violino, la certezza della granitica chitarra, e di altri strumenti. Zingari ..i nomadi della tarantella di Mangano risultano l’unione di tutto ciò che la musica popolare richiede per concretizzare al massimo la sua espressività, carica di un passato (e talvolta anche di un presente) difficile. Caratteristiche e qualità che, nello sfrenato divertimento di musicisti, ballerini e appassionati che numerosi partecipano ai loro spettacoli, vengono recepite come una vera “altra cura.
Dopo l’11 agosto a San Buono (Chieti ) poi seguirà il concerto a Peschici 13 agosto, 18 agosto “al Parco di Vico del Gargano “ il 22 al Chiostro di Santa Chiara Foggia poi il tour seguirà Calabria – Basilicata e il 10 e l’11 settembre a Genova.

Marangelli Sabrina

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Oltre mille portate tra bruschette, primi, cartocci e dolci: salicornia, datterini, cozze, cime di rapa, con accostamenti sorprendenti, e l'immancabile paranza conquistano i visitatori dell'ottava edizione di Lagoloso Estate a Marina di Lesina, nella prima settimana di agosto. All'opera, un esercito di cuochi da tutta la provincia capitanati in cucina dallo chef Cesare Di Nauta. Affollati, come ogni anno, gli stand delle degustazioni lungo il viale Centrale. La formula dell'evento enogastronomico organizzato dall'associazione I Custodi degli Antichi Sapori e dall'Associazione Cuochi Gargano e Capitanata si rivela ancora una volta vincente.
Interessanti spunti sono arrivati dal convegno inaugurale sul tema "Gusto 4.0: filiera lagunare e innovazione". A fare gli onori di casa il presidente dell'Associazione Cuochi Gargano e Capitanata, Mario Falco: "Abbiamo bisogno di raccontarci, lo facciamo attraverso la ristorazione. Come ogni anno siamo felici di comunicare il territorio, perché c'è bisogno di farlo conoscere a tutti". Dall'assessore al Turismo del Comune di Lesina, che ha patrocinato l'evento, Antonio Lombardi, è partito l'appello ai più alti livelli istituzionali, per sostenere la promozione del territorio della Laguna e della sua Marina."Abbiamo bisogno dell'aiuto vero dei politici, perché siamo deboli in quest'area del nord del Gargano, nonostante si contino le presenze turistiche più numerose". Raffaele D'Adamo, responsabile del CNR-ISMAR UOS Lesina, ha illustrato le attività e gli studi della locale sezione dell'Istituto di Scienze Marine a partire dal 1968, e ha fornito i dati relativi al comparto della pesca in Laguna.
Appassionato l'intervento di Pascal Barbato (Fulgaro Panificatori): "Scelgo sempre il territorio e chi condivide con me l'amore per il territorio. È fondamentale per me guardare in faccia i produttori, riconoscermi nella stessa eticità che ci costringe la mattina ad alzarci". Il deputato Angelo Cera e il consigliere regionale Napoleone Cera hanno rinnovato l'impegno, ai rispettivi livelli, per la salvaguardia e la promozione del territorio.
Particolarmente apprezzati i prodotti dell'azienda di Luigi Turco e i dolci tipici preparati dall'Associazione I Buonissimi di Poggio Imperiale. "Lagoloso cresce ogni anno di più in termini di qualità e spessore - ha commentato Patrizia Di Nauta dell'Associazione I Custodi degli Antichi Sapori - Quest'anno abbiamo scelto di valorizzare ulteriormente i prodotti delle aziende locali che hanno collaborato con noi. Abbiamo bisogno del sostegno sempre più convinto di tutti, delle istituzioni in primis, che ci incoraggino ad andare avanti perché è importante lavorare insieme ad un unico obiettivo: la valorizzazione del territorio e dei nostri straordinari prodotti".

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Il prof. Saverio Russo, docente di Storia Moderna presso l’Università di Foggia, è intervenuto nel dibattito aperto dalla delibera del Consiglio regionale pugliese che ha istituito la Giornata della Memoria per onorare i meridionali morti durante l’Unificazione, condividendo la presa di posizione di alcuni colleghi dell’Università di Bari, preoccupato che la ricerca storica possa essere espropriata dal suo compito di costruzione della memoria collettiva.
È una preoccupazione condivisibile. Ma non giustifica del tutto la reazione degli storici del Disum (dipartimento di studi umanistici) dell’Università di Bari, che turbati dall’idea che la Giornata della Memoria possa assumere i caratteri di un revisionismo storico acritico, insinuano – sbagliando, a mio avviso - che la visione dell’arretratezza del Mezzogiorno possa essere attribuita al processo di unificazione italiana.
Ma può, ancora oggi, essere seriamente ritenuto, nonostante le recenti ricerche di studiosi ed economisti, seri e documentati, quali Daniele, Malanima, Fenoaltea e Ciccarelli, che il Sud, all’atto dell’unificazione, fosse più arretrato del Nord e che non furono le politiche fiscali e doganali imposte con la forza ad allargare il quadro dell’arretratezza fino a creare sottosviluppo al Sud?
E nemmeno si può ritenere condivisibile, e quindi sottoscrivibile, l’iniziativa della petizione online lanciata da Lea Durante, docente di letteratura italiana a Bari, visto che, tra l’altro, ammette lei stessa che troppo a lungo e troppo spesso si sono sottovalutati, nella divulgazione storica, gli episodi di violenza esercitati dalle truppe piemontesi nel Mezzogiorno. Non sono forse le vittime di quella violenza, in quel contesto storico, che si vogliono onorare con la Giornata della Memoria?
Preoccupa invece, e non poco, che sul necessario revisionismo del nostro processo unitario, il confronto scientifico possa andare incontro ad uno scontro politico, sociale e culturale.
Nel suo intervento, il prof. Saverio Russo, ha scritto di aver fatto parte della comunità di ricerca degli storici dell’Università di Bari (1983-1998) e ha rivendicato, – citando, tra gli altri, il prof. Angelo Massafra – che già quella generazione di studiosi aveva preso le distanze dal paradigma “risorgimentale” e “sabaudista” della storia del Mezzogiorno, che vedeva ovunque arretratezza nel Regno delle Due Sicilie e leggeva il processo di Unificazione come un’epopea di eroi senza macchia contro barbari sanguinari.
Ed è proprio su alcuni di questi studi, noti a pochi, che sarebbero il caso di porre l’attenzione, lasciando alle spalle sterili polemiche e cercando di accorciare le distanze tra mondo accademico e sentire comune, affinché la discussione sul nostro processo unitario non passi dal confronto allo scontro in un agosto già climaticamente infuocato.
Riguardo la Capitanata del Settecento, le strutture e le infrastrutture produttive e commerciali e i conseguenti rapporti che si concretizzavano tra le diverse e variegate filiere della produzione, del trasporto e del commercio, erano essenzialmente finalizzate ad assicurare il rifornimento di grano alla capitale Napoli. In questo contesto infelice, il rapporto tra produttori e mercanti di cereali era nettamente spostato a favore dei «monopolisti», che utilizzavano a proprio vantaggio il contratto «alla voce», assicurandosi indisturbati, il persistere e il prevalere di una rendita mercantile, fondatamente ritenuta usuraia.
Studi recenti sulla Capitanata del Settecento, come afferma il prof. Russo, sono andati realmente incontro ad un tentativo revisionistico volto a sottrarre Foggia, e il suo Tavoliere, ad una visione, usuale e consolidata, di terra spopolata perché infelice, malarica perché non regolata idrogeologicamente, assolata e desertica perché consegnata al pascolo transumante, poco e male coltivata perché climaticamente avversa. Una terra in cui diverse generazioni di studiosi, di riformatori, di economisti illuminati, pur reclamando a gran voce l'abolizione del sistema vincolistico della Regia Dogana, la censuazione delle terre demaniali in piccoli lotti, la formazione della piccola e media proprietà contadina, la bonifica delle aree malsane e incolte, la soppressione delle «chiese morte», l' eliminazione del sistema feudale, avrebbero – secondo alcuni – miseramente fallito.
Una visione che, superato il traumatico processo unitario, veniva consolidata da una letteratura celebrativa del potere in via di consolidamento. Una visione che, scavalcato l'Ottocento, si ripresenterà intatta, quando Antonio Lo Re darà alle stampe la sua «Capitanata triste».
È l’idea di una realtà sociale ed economica che recenti studi, presi in seria considerazione da Angelo Massafra (che nelle analisi si avvale ampiamente degli studi di Cerrito), hanno davvero contribuito a modificare, arricchendo – come lo stesso docente ha affermato – «le nostre conoscenze sull'argomento, innovando, talora profondamente, impostazione, metodi e temi di ricerca rispetto alla precedente tradizione storiografica e modificando non poco l'immagine della Capitanata fra età moderna e contemporanea che quella tradizione (e il senso comune storiografico che ne era scaturito) aveva costruito». Ed ecco che il Tavoliere – in particolare la sua area più fertile, compresa nella triangolazione Apricena, Bovino e foce dell'Ofanto –, la Capitanata, e il suo capoluogo, vengono rivisitati con l'ottica nuova di un territorio in movimento, capace di creare anche ricchezza necessaria al fine di autofinanziare le produzioni e di eseguire interventi migliorativi dei processi produttivi e di distribuzione, lasciando ampi margini aperti all'ascesa e alla mobilità sociale. Ed infatti, «con la sua fiera ed i suoi mercanti, con i suoi tribunali, con l'incessante via vai di carri carichi di cereali e di prodotti dell'allevamento, con i suoi capitali destinati a finanziare prestiti «alla voce» o crediti «al negozio», Foggia offriva, in questo senso, un'immagine di vitalità e di dinamismo che sarebbe errato considerare puramente illusoria».

Entrare nel merito, anche attraverso la ricorrenza della Giornata della Memoria, servirebbe a dare un contributo serio al dibattito sul nostro Mezzogiorno, a ridurre gli steccati che portano ad uno scontro sterile. Peraltro, come ci ricorda Lino Patruno sulle pagine della Gazzetta, e come gli studi citati dal prof. Russo dimostrano, la storia si basa sull’evoluzione delle conoscenze e qualsiasi forma di immobilismo dogmatico preteso può essere inteso solo come adattamento passivo alle più variegate e multiformi forme di decadentismo al potere.

Michele Eugenio Di Carlo
Socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia

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Le notizie della mattina.

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.Turismo a gonfie vele in Capitanata, il trend dei 4,3 milioni di presenze dello scor­so anno verrà quasi certa­mente confermato. Pur tra qualche distinguo. Sul Gar­gano ad esempio gli operatori stanno assistendo a una sorta di mutazione genetica fra af­fittacamere sempre più ag­gressivi, strutture abbando­nate in preda all'incuria (si pensi allo scempio dì Baia San Felice) e nuove abitudini dei vacanzieri. Prendiamo il costo ormai molto competitivo degli alberghi che sta finendo per soppiantare i residence: que­st'anno il fenomeno appare molto più diffuso, rivela Gino Notarangelo, storico proprie­tario del centro vacanze "Gat­tarella", presidente di Fede­ralberghi in Capitanata: «11 turista è diventato molto più comodor non vuole più nem­meno prepararsi da mangiare, preferisce andare al ristoran­te. Un cambiainento incorag­giato dal fatto che i prezzi degli alberghi in pensione completa sono ormai appe­tibili quasi quanto quelli dei residence. Secondo me - ag­giunge - siamo in una fase di cambio generazionale del tu­rismo: come nell'anno 2000 ci fu il passaggio dal camping al residence, oggi il nostro modo di fare vacanza è inteso come il "non fare niente", dunque più orientato verso il servizio completo». E poi c'è il feno­meno, inquietante per molti imprenditori delle vacanze, degli Airbnb ovvero gli af­fittuari di casa propria che cedono ai turisti a pagamento (spesso in nero) porzioni, stanze o interi appartamenti senza pagare le tasse (sotto­lineano i detrattori) e .. sfug­gendo a ogni genere di con­trolli poichè, trattandosi di domicilio privato, difficilmen­te la Guardia di finanza po­trebbe mettervi il naso (se non su mandato del magistrato). Una situazione a macchia di leopardo ma a quanto pare in fase di espansione, monito­rata da Federalberghi con preoccupazione anche perchè si tratta di una concorrenza infida, sfuggente, ma alquanto insidiosa come dimostrano i dati. Quali? «Quelli dei con­sumi: i supermercati, i risto­ranti, i servizi in genere non hanno subito sul Gargano la minima flessione anche nel periodo d'inizio estate in cui si faceva fatica a riempire i centri vacanze, E' il caso dei beni primari - dice Notaran­gelo - ovvero la spesa che si fa al supermercato, che acqui­stati in misura maggiore ri­spetto a. un anno fa, ce lo dicono i fornitori con i quali siamo costantemente in con­tatto. Dove vanno tutte queste persone se nei residence a giugno e parzialmente anche a luglio c'è stato un calo di presenze? Tutti escursionisti del fine settimana? Non credo proprio». Federalberghi ha censito in Puglia 22m ila indirizzi di af­fittacamere con il sistema del­la community: privati iscritti al portale Airbnb, in contatto con i turisti in arrivo (iscritti anche loro al portale) e che riversano sul territorio I una massa di persone di cui non si conosce praticamente nulla. «Gli affittacamere si organiz­zano sul territorio attivando anche una serie di servizi come per le pulizie - informa il presidente provinciale di Fe­deralberghì - è un sistema che si struttura e non conosce sosta. Parliamo in Puglia di almeno mezzo milione" di utenze in più, Gargano e Sa­lento ovviamente sono i re­cettori principali di questo ti­po di flusso incontrollato». Gli operatori hanno chiesto anche il supporto di Puglia­promozione, l'agenzia regio­nale per. lo sviluppo che ha condotto proprio di recente una campagna a beneficio dell'immagine della Puglia tu­ristica nel mondo- «Nella nostra regione abbiamo 5mila strutture turistiche - dice No­tarangelo - che non bastereb­bero a soddisfare tutte le ri­chieste di nuovi arrivi se il flusso incontrollato di vacan­zieri non finisse verso altri rivoli. Nulla contro gli affit­tacamere, ma che almeno pa­ghino le tasse come fanno tutti gli "albergatori. Altrimenti questo è dumping, concorren­za sleale. Sul Gargano - con­clude - ci difendiamo ancora bene grazie a una tradizione consolidata, ma per non far scappare il turista abbiamo messo in atto una serie di azioni e affrontato vari ob­blighi, di natura fiscale e nor­mativa. Un equilibrio che i privati oggi minacciano di far saltare».

Massimo Levantaci
gazzettacapitanata

 

 

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La verità, come l'olio, viene sempre a galla......Ogni filo d’erba all’Agriturismo Biorussi sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà.

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Nel Parco Nazionale del Gargano

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Loc. Contrada Macchiarotonda
Carpino – a ridosso del Lago di Varano -

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Pubblicato in Turismo

Forti della Targa Tenco come miglior album in dialetto, decisa da una giuria di oltre 200 critici musicali, Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro ritornano in Puglia con le loro litanie d’amore e quelle stranianti serenate che della forma canonica della canzone napoletana conservano appena il ricordo, sovrastato da sentimenti impastati di terra e di umori corporei. Del tutto particolare il progetto pensato appositamente per il Carpino Folk Festival dove, assieme a Fabio Renzi, animerranno una storia intima e condivisa sulla perdita, la memoria e la bellezza nel ricordo dell’amico fraterno Matteo Fusilli, storico presidente del Parco Nazionale del Gargano e della Federazione Italiana delle aree protette, scomparso due anni fa. L'appuntamento è per giorno 7 agosto, alle ore 19,alla stazione di San Severo per un viaggio in treno, sulle Ferrovie del Gargano, fra appunti sparsi, chiacchiere, ballate e canzoni d’ammore a fil’e voce in un racconto dolente, ironico e raffinato di uno dei più originali cantautori in napoletano -la madrelingua delle passioni- con il respiro orchestrale di uno straordinario virtuoso dell’organetto.
Gli appuntamenti proseguono poi con la visita guidata al centro storico di Carpino dove, a partire dalle 21, ci sarà un'immersione nei suoni e nelle musiche di tradizione orale delle quattro regioni colpite di recente dal terremoto (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) alle quali è idealmente dedicato l'intero festival. Un momento di approfondimento critico, per un festival che coltiva l'ambizione di essere anche un punto di riferimento culturale, in compagnia di Piero Arcangeli (compositore ed etnomusicologo, allievo e collaboratore di Diego Carpitella e autore di magistrali ricerche in Umbria e Marche), Omerita Ranalli (antropologa, responsabile dell'Archivio Franco Coggiola del Circolo Gianni Bosio di Roma che ha recentemente pubblicato una monografia sui canti e racconti dei contadini d'Abruzzo) e Alessandro Portelli (autore di fama internazionale per quanto riguarda la storia orale e autore di opere diventate dei classici anche per quanto riguarda le tradizioni musicali del Lazio e dell'Umbria) e Mimmo Ferraro (coordinatore della Rete degli Archivi Sonori Musiche di Tradizione Orale e direttore editoriale di Squilibri). Con loro, a dare un riscontro immediato della bellezza di questi repertori, tra stornelli e saltarelli, canti di emigrazione e di lavoro, alcune delle voci più rappresentative della musica popolare italiana: Sara Modigliani, voce storica del Canzoniere del Lazio e tra le espressioni più cristalline della rivisitazione dei repertori popolari, Susanna Buffa (foto), ricercatrice e musicista di Amatrice, animatrice dei più significativi progetti a favore delle aree terremotate, e Antonella Costanzo, la fondatrice e front-woman dell'Orchestra Bottoni che, da solista, persegue un'originale rilettura della canzone romana.
E attorno alle 23, Vociantur, il nuovo spettacolo dell'etnomusicologo Salvatore Villani.

 

 

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Il centro storico di Cagnano Varano si anima come in passato, diventando il fulcro di una manifestazione che ne richiama origini e stile di vita.
Grazie all’Associazione Pro Loco, rinata per l’impegno di un gruppo di giovani cagnanesi, il centro storico ospiterà il 7 agosto, a partire dalle 19, la manifestazione “Caù”, serata a ingresso libero di percorsi gastronomici, ma anche di musica live, lavoratori artigianali che animeranno il centro storico per tutta la notte.
La manifestazione prende spunto dall’antico termine con cui veniva indicato il centro storico di Cagnano Varano. Infatti, il centro abitato era costituito da cavùt, a simboleggiare la conformazione delle case che sembrano essere “cavuti”, ovvero in buona parte ricavate dalla roccia cha a Cagnano Varano assume anche una forte connotazione religiosa, vista la presenza della Grotta di san Michele (una delle tre grotte dedicate all’Arcangelo Michele in Capitanata), cavità naturale posta su un’altura a breve distanza dall’abitato.
Caù è alla prima edizione e gli organizzatori sono però pronti a mettere in cantiere anche una edizione invernale dell’evento, perché la finalità è quella di valorizzare il centro storico di Cagnano Varano, tra i più grandi della Provincia di Foggia che conserva ancora tutto il suo antico fascino.

 

 

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Definiti gli organici delle squadre che parteciperanno al prossimo campionato di Eccellenza e Promozione pu­gliese. Ufficializzate le iscrizioni da parte delle società aventi diritto. Il solo Vieste a rappresentare la Capitanata nella Serie "A" della Puglia, mentre saranno cinque le compagini foggiane in Promozione con San Marco, Ascoli Satriano, Sporiìng Ordona, Monte Sant' Angelo e Real Siti. Saranno 16 le squadre nella massima serie regionale di Eccellenza: faranno compagnia al Vieste, l'Atletico Aradeo, l'Avetrana, il Barletta, il Bitonto, il Casarano, il Fasano, il Corato, il Gallipoli, il Molfetta, il Novoli, l'Ornnia Bitonto l'Otranto, la Pro Italia Galatina, l'Unione Calcio Bisceglie ed il Trani Cal­cio. Saranno 32, suddivise in due gironi, le squadre del cam­pionato di Promozione: le fog­giane San Marco, Ascoli Satria­no, Sportìng Ordona, Monte Sant'Angelo e Real Siti potreb­bero avere la compagnia di Au­dace Barletta, Fortis Altamura, Noicattaro Calcio, Nuova Spi­nazzola, Polinrnia Calcio, Ter­lizzi Calcio, Trulli e Grotte, Vi­gor Moles, Virtus Bitritto, Ostuni e Brindisi. Delusione in casa del Celle di San Vito per il mancato ripescaggio. La società gialloverde sperava ed era quasi certa della promozione al torneo di Promozione, ma le iscrizioni all'ultimo minuto di diverse squadre (tra cui il Monte Sant'Angelo) hanno praticamente "gelato" la società del presidente Benito Stanco. Dunque alla squadra del diggì Luciano Acquaviva e del tecnico Attilio Presutto toccherà giocare ancora nel torneo di Prima Categoria. Attivissime, comunque, le squadre di Capitanata nel calciomercato, il San Marco, che avrà ancora Marcello Iannacone alla sua guida, avrà in Lorenzo Salerno e Diego Quitadamo gli uomini guida della formazione garganica. Stravolto, rispetto alla scorsa stagione, il Real Siti con ben quindici facce nuove.

A.V.

 

 

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OLMO generico

Reporter della tua città

28 Novembre 2017 - 17:23:44

Reporter della Tua Città/ Vieste pulita? Chissà!!

La notizia che Vieste non sarebbe affatto un comune virtuoso in fatto di rifiuti, è solo di qualche giorno fa. Ma il dover vivere sommersi dai rifiuti, dopo che le tasse sul…

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