Articoli filtrati per data: Domenica, 01 Ottobre 2017 - Ondaradio - Tra le vie della città Gargano

Un Omnia Bitonto cinico e spietato infligge allo sfortunato Atletico Vieste la seconda sconfitta consecutiva. Al "Città Degli Ulivi" finisce 2-0. Bitontini che sbloccano la gara esattamente a metà primo tempo grazie ad un gol di Patierno, sugli sviluppi di un corner, prima di chiuderla definitivamente ad un minuto dal novantesimo con Lacarra. Nel bel mezzo del match lo sfortunato infortunio a Gonzalo Garcia, costretto a lasciare il campo anzitempo sostituito dal connazionale Olaberri.

CRONACA - Dopo un iniziale fase di studio è l'Omnia Bitonto a rompere gli indugi con una conclusione di Dellino terminata abbondantemente oltre la traversa. La risposta dei viestani non si lascia attendere e giunge al 15': stop e volè di Conversano, Zambetti si rifugia in corner. Al 18' è il turno di Loiodice: conclusione che non inquadra il bersaglio. Il vantaggio omniano matura nel corso del 25' con Patierno abile ad insaccare di testa sugli sviluppi di un calcio d'angolo proveniente da sinistra e calciato da Loiodice. Galvanizzati dal gol del vantaggio gli uomini di De Candia (al debutto sulla nuova panchina) sfiorano il raddoppio tre minuti più tardi con una girata a botta sicura del sempreverde Patierno che Di Nardo salva, miracolosamente, sulla linea di porta. Alla mezz'ora l'infortunio di Garcia (che va ad aggiungersi a quello di Compierchio) che costringe l'argentino a lasciare il campo anzitempo. Il Vieste si rivedeva nel corso del 38': corner di Olaberri, stacco di testa di Maiorano che sorvola la traversa dando l'illusione ottica del gol. In pratica la prima frazione si conclude così: si va negli spogliatoi per l'intervallo sull'1-0 per i padroni di casa.

Nella ripresa la prima occasione è di marca biancoceleste: Conversano in contropiede si presenta al tu per tu con Zambetti, ma calcia addosso all'estremo difensore omniano, fallendo così il possibile 1-1. Azione vanificata poi per un fischio del direttore di gara. Da qui in poi l'eroe di giornata diventa improvvisamente Rocco Tucci che evita in almeno due occasioni il raddoppio locale, respingendo le conclusioni di Patierno prima e Turitto dopo. Al 29' schema su punizione: Soria tocca per Ranieri che però conclude oltre la traversa. Nel finale di gara Tucci si rende ancora protagonista con una fantastica uscita bassa che evita la doppietta di Patierno lanciato in contropiede a rete. Al 44' però il raddoppio dell'Omnia con Lacarra, sempre su calcio piazzato. I quattro minuti di extratime non bastano ai viestani per raddrizzare le sorti della gara: al "Città Degli Ulivi" finisce 2-0 per i bianco-arancioni.

Il successo odierno è il primo in campionato dei bitontini, dopo tre pari consecutivi, e fa balzare i De Candia boys al settimo posto. Per l'Atletico Vieste è la seconda sconfitta consecutiva, la terza in quattro gare che fa precipitare i biancocelesti in ultima posizione a pari merito con Atletico Aradeo, Barletta ed Unione Calcio Bisceglie. Nel prossimo turno i bitontini saranno ospiti dell'Otranto al "Nachira", mentre i garganici ospiteranno al "Riccardo Spina" l'Avetrana.

OMNIA BITONTO - ATLETICO VIESTE 2-0

OMNIA BITONTO: Zambetti, Giannella, Campanella, Gernone, Montrone (46' s.t. Fumai N.), Loseto (29' s.t. Fumai M.), Lacarra (46' s.t. Caprioli), Dellino (45' s.t. Montanaro), Patierno, Loiodice, Turitto. A disposizione: Lizzano, De Santis, Ladogana. Allenatore: Pasquale De Candia.

ATLETICO VIESTE: Tucci, Lucatelli (33' s.t. Albano), Di Nardo, Soria, Sollitto, Caruso, Garcia (32' p.t. Olaberri), Ranieri, Conversano, De Vita, Maiorano (24' s.t. Vulcano). A disposizione: Innangi, Prencipe, Notarangelo, Menga. Allenatore: Francesco Bonetti (squalificato).

ARBITRO: Il sig. Andrea Salanitro della sezione A.I.A. di Bari. ASSISTENTI: I sig.ri Francesco Festa e Gaetano Fiore della sezione A.I.A. di Barletta.

RETI: 25' p.t. Patierno, 44' s.t. Lacarra.

NOTE: Terreno in erba naturale. Pomeriggio soleggiato, temperatura intorno ai 21°.

AMMONITI: Loseto, Patierno (OB); Ranieri, Olaberri (AV).

RECUPERO: 1' p.t.; 4' s.t.

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Espugnando il palazzetto di Santeramo, la Bisanum Viaggi Sunshine Basket Vieste accantona definitivamente la sconfitta di domenica scorsa all’esordio e mette i primi due punti nella classifica stagionale del campionato di Serie C Silver regionale.

I viestani sono stati in vantaggio praticamente per l’intero match ed hanno dovuto neutralizzare la reazione dei padroni di casa solo nel terzo quarto, quando il +9 (31-40) veniva azzerato con un parziale tutto favorevole ai locali. Ma le ottime prestazioni di Ljubisa, Hoxha (20 punti a testa a fine gara) e Compagnoni ristabilivano il vantaggio negli ultimi 10 minuti, arrivando alla sirena finale col punteggio di 58-68.

Domenica prossima i ragazzi di coach Desantis torneranno a giocare davanti al pubblico amico ospitando la Cestistica Ostuni, strapazzata all’esordio dal Mola (119-36) e sconfitta in casa di misura dal Basket Francavilla (94-99) nella seconda giornata.

Murgia Santeramo - Bisanum Viaggi Sunshine Basket Vieste 58-68

Murgia Santeramo: Girardi L. 5, Ampomah 9, Difonzo E. 16, Stano 9, Garofalo 6, Girardi M. 13, Petruzzelli, Cardinale, Porfido, Difonzo V., Di Fonzo E.

Bisanum Viaggi Sunshine Basket Vieste: Hoxha 20, Ljubisa 20, Lauriola T. 7, Dos Santos 5, Compagnoni 16, Lauriola M., Ruggieri, Vieste, Argentieri, Pietrafesa, Ragno. Coach Francesco Desantis

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Risultati 4^ giornata

Aradeo-V.Trani 1-2
24' Petrachi (A), 32' Faccini (T), 73' Zambetta (T)
Avetrana-Corato 0-0
Barletta-Otranto 0-0
Casarano-Novoli 5-0
16' e 35' Pignataro, 18' Caputo, 58' Rescio, 77' Lorusso
P.I.Galatina-Gallipoli 2-2
32' Deffo (PIG), 43' Levanto (GLP), 54' Mingiano (GLP), 74' De Giorgi D. (PIG)
Molfetta Calcio-Bitonto 1-2
21' Facecchia (M), 49' Terrone (B), 82' Moscelli (B)
Omnia Bitonto-Atletico Vieste 2-0
27' Patierno, 91' Lacarra
U.C. Bisceglie-Fasano 0-0


Classifica

V.Trani 10
Fasano 8
Casarano 7
Gallipoli 7
Molfetta Calcio 7
Bitonto 7
Omnia Bitonto 6
Otranto 6
P.I.Galatina 6
Avetrana 5
Corato 4
Novoli 4
U.C. Bisceglie 1
Barletta 1
A.Vieste 1
Aradeo 1

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Un'occasione mancata? Un racconto? Un' idea? Un tram chiamato desiderio...perso? L'albergo diffuso di Gae Aulenti e Tano Lisciandra. L'anno è il 2003, i protagonisti di questa storia sono l'Amministrazione comunale, sindaco Pierino Amicarelli, vice-sindaco, assessore all'urbanistica, Giuseppe D'Avolio, responsabile dell'Ufficio tecnico, Franco delli Muti, due sponsor d'eccezione: il Parco Nazionale del Gargano, guidato da Matteo Fusilli e la Comunità Montana del Gargano, con Giuseppe Maratea. Il punto di partenza Vico del Gargano, il treguardo finale il Gargano diffuso.
Cosa spinse l' archistar Gae Aulenti, dalla Rivista Casabella, la trasformazione della Gare d’Orsay di Parigi nel museo degli Impressionisti, il progetto del Musée d’art moderne al Centre Pompidou, la ristrutturazione delle Scuderie del Quirinale a Roma, il restauro di Palazzo Grassi a Venezia, gli showroom per Olivetti a Parigi o a Buenos Aires, e il suo braccio destro l'urbanista Tano Lisciandra, a muoversi da Milano e raggiungere Vico del Gargano, partecipare alla presentazione del progetto, il 13 febbraio 2003, nell'Auditorium comunale, affollato di giornalisti, tecnici, proprietari di case nel Centro storico, cittadini, se non il fascino e l'importanza di un grande progetto, unico e diverso da tutti gli altri? Ricordiamo questo ennesimo tentativo di rianimare l'economia e il volto del paese dell'amore, del turismo, dell'agricoltura, dell'ospitalità, con le parole, la poesia, l'anima del grande urbanista Lisciandra:” I muri e l'anima.” Nevicava. La prima volta che andai a Vico del Gargano era di febbraio. Il borgo antico, alto sul mare, ai confini della Foresta Umbra, era coperto di neve. Una gran folla seguiva la Processione di San Valentino, il nuovo Patrono scelto nel Seicento dai vichesi per proteggere le arance dalle gelate di fine inverno, in sostituzione di San Norberto, cui veniva rimproverato di non essere più tanto in sintonia con le esigenze del paese. La vera ragione per cui era caduto in disgrazia – secondo alcuni sarebbe da ricercare nel fatto che la sua ricorrenza, per superiori e imperscrutabili ragioni di calendario, cadeva di giugno, quando i venti da nord ormai da tempo avevano smesso di far rabbrividire di freddo i contadini e le arance di Vico. A quella data – argomentavano i sostenitori di questa tesi – anche per un santo come San Norberto era ormai tardi per porre rimedio ai guasti del gelo. Sia come sia, quelli di Vico ad un certo punto non ne vollero più sapere e chiesero al Papa Paolo V, che nel 1618 li accontentò, di esonerarlo dal suo ufficio. Qualche mese dopo, quando ritornai i giardini di agrumi erano tutti in fiore e il loro profumo, con qualche accenno di salmastro, arrivava fin su, nei vicoli e nelle piazzette del borgo antico, sospinto dalle leggere brezze che dal mare risalivano lungo la valle. Il centro storico – luogo di intensa bellezza, integro nel suo impianto medievale, era però quasi del tutto disabitato. Molte le abitazioni, che pure mostravano ancora i segni di un'antica ricchezza e nobiltà, abbandonate e in via di disfacimento. Come in tanti altri casi, l'esaurirsi dell'economia locale aveva spinto molti a lasciare il paese. I nuovi stili di vita e i nuovi paradigmi culturali hanno poi indotto quelli rimasti a trasferirsi nelle nuove case costruite oltre le mura. Questa è oggi Vico del Gargano, fondata forse da Diomede, esule di Troia, con il nome di Galgara. Rifondata certamente dagli Slavi, all'approssimarsi dell'anno mille, e poi vissuta, godendo anche di periodi di grande benessere, sotto i Bizantini, i Normanni, gli Angioini e tutti gli altri casati che vennero dopo. I fasti e i nefasti del turismo di massa hanno profondamente trasformato, negli ultimi anni, la costa garganica. L'entroterra ne è stato sfiorato. I paesaggi, le masserie, i centri abitati non hanno subito grandi oltraggi. Non per questo, però, godono di buona salute. Stanno anzi rapidamente sfiorendo per la progressiva perdita di vigore delle comunità che li avevano creati e sostenuti. Che fare? Lasciare che le cose vadano come devono andare? Rassegnarsi al declino? Oppure tentare di opporvisi? In fondo basterebbe far sì che un po' di quella gente che si accalca sulle spiagge lì vicino si accorga di ciò che si trova alle loro spalle. C'è però il rischio di finire come quei borghi e quelle città che, messe a riposo le occupazioni tradizionali, liquidati i vecchi abitanti, hanno puntato solo sulla conservazione dei muri e l'esibizione della propria bellezza esteriore. Tirati a lucido da estetisti d'architettura che hanno cancellato le rughe e imbellettato le facciate, sono diventati meta di migrazioni quotidiane di turisti a caccia di cartoline e souvenir. Pure scenografie per fotografi dilettanti, chiamate a sproposito città d'arte. Città forse al passo con la civiltà dell'immagine, ma certamente vuote e fragili, esposte alla volubilità delle mode e alla volabilità delle agenzie turistiche. Città che fanno commercio di se stesse per turisti dediti all'onanismo urbano. Città che per salvare i muri hanno perso l'anima. Per sopravvivere senza rinunciare a se stessi e per offrire ai turisti un'esperienza di soggiorno in un borgo antico ancora vivo, in mezzo a gente vera, dove l'animazione e la bellezza non sono fiction e scenografia, ma realtà sociale e urbana, gli amministratori di Vico hanno pensato – con creatività ed intelligenza – di dar vita ad un albergo diffuso: la hall, la reception e i servizi, in un grande palazzo nobiliare, ora in disuso; le stanze, in un centinaio di abitazioni, sparse qua e là nel centro storico. Certo, le camere, oltre che farle, bisogna riempirle. Di qui l'urgenza di restaurare gli edifici per le residenze alberghiere e, intorno a loro, tutto il centro storico. Di qui anche la necessità di riconvertire alla nuova mission l'intero paese e il suo territorio. Obiettivo non certo impossibile. Le risorse ambientali sono abbondanti. Le opportunità non mancano. Per valorizzare le une e cogliere le altre occorre però uno sforzo di rinnovamento culturale. Un segnale forte in questa direzione viene proprio dal Santo Patrono, la cui gratitudine verso gli abitanti di Vico non sembra esaurirsi mai. San Valentino – evidentemente più sensibile e accorto del suo predecessore Norberto – ha messo in atto da tempo un'abile strategia di riposizionamento che, senza rinunciare del tutto agli agrumi, lo porta a spostare sempre più la sua attenzione verso gli innamorati, i quali, del resto, pur se a Vico erano tenuti in sordina, facevano già parte della sua scuderia. Sulla linea tracciata dal Santo, che sta passando con successo dai frutti ai fiori d'arancio, non vedo perchè anche gli attuali cittadini di Vico non possono orientare verso nuovi obiettivi le risorse – l'arte, la natura, e, secondo i suggerimenti del Patrono, anche l'amore – messe a loro disposizione dal territorio e della storia. In effetti – penso, risalendo dal mare verso il paese – questi luoghi sono la quintessenza del paesaggio.
In alto, il borgo di Vico, arroccato sul monte Tabor e, più in là, la macchia scura della Foresta Umbra che si estende a perdita d'occhio, nascondendo allo sguardo le segrete radure degli alpeggi. A lato, i profumati giardini di agrumi con casali sparsi tra gli alberi, comequello che avrei voluto comperare, se i ritardi a decidere non mi avessero mandato fuori tempo massimo. Un piccolo edificio a due piani, di un colore un po' slavato tendente al rosa, con finestre e porte incorniciate in pietra chiara, come i gradini della bella scala, esterna, al modo greco. Fuori, la pergola di vite e la terrazza ombreggiata, dove stare a guardare il mare, oltre gli aranci. Non resisto alla tentazione di andarlo a vedere da vicino, ancora una volta. Lì davanti, appoggiato al muretto, complice forse l'intenso profumo degli agrumi, prendo inaspettatamente a fantasticare ad occhi aperti. Mi vedo passeggiare davanti al palazzo Della Bella, finalmente restaurato a dovere, senza più quell'aria vagamente lucubre che lo faceva sembrare un po' ostile. Un gran numero di persone entra ed esce; altre si soffermano nel piccolo slargo che gli sta davanti, elegantemente pavimentato, come le altre vie e piazze del centro storico, in ciotoli di fiume e mattoni di cotto. Entro anch'io. Bevo qualcosa al bancone del bar e do un'occhiata in giro: nelle grandi sale è in corso una mostra d'arte moderna; da una saletta giunge la voce del prof. Svetistevan, dell'Istituto Superiore di Studi Interadriatici che ha sede nel bel convento dei Cappuccini. Il professore parla di Dubrovnik, la città dall'altra parte dell'Adriatico che, fin da quando si chiamava Ragusa, ebbe strette relazioni con il Gargano. Alla reception prendo la chiave celle mie stanze – un sobrio ed elegante appartementino assegnatomi dall'albergo in una bella casa dell'antico rione della Civitas – ed esco nel labirinto di stradine, sottopassaggi e scalinate del borgo antico. Do qualche indicazione ad una coppia di francesi, giovani, carini, visibilmente innamorati, ai quali l'albergo ha assegnato la stanza in una casa del rione Terra. Vogliono naturalmente infilarsi nello stretto vicolo del Bacio per scambiarsi quel gesto di affetto che fatto lì, sotto lo sguardo benevolo di San Valentino, sembre garantire amore e felicità senza fine. Intanto si fa sera e le botteghe, insediate qua e là nei locali al piano terreno, che una volta servivano da cantine e anche stalle, accendono le luci. Mi metto a parlare di Vico con un giovane e colto libraio che sta sulla porta. Racconta di quella bella congrega di religiosi e laici che nel Settecento diede vita all'Accademia degli Eccitati allo scopo di risvegliare, con la diffusione della conoscenza e della cultura, i concittadini dal sonno della ragione. “ Simbolo dell'Accademia – ricorda il giovane libraio, mostrando di saper anche fare il suo mestiere – era Pallade che sveglia gli uomini, presentando loro un libro “. Lasciato il giovane, con in tasca il libro degli Eccitati del prof. Fiorentino, che d'altra parte sono ben lieto di aver acquistato, entro nei locali di un antico frantorio,mezzo scavato nella roccia, mi accomodo ad un tavolo di pietra e mi lascio andare al piacere di un purè di fave e cicoria, amarognolo quel tanto che basta, e di una spigola all'acqua pazza che nessun'altra mai...Bevo l'ultimo sorso di un buon Castel del Monte, ancora fresco, ed esco. La casa dove si trovano le mie stanze – di origine nobiliare, a dar credito allo stemma araldico che fa bella mostra di sé sopra il portone di ingresso – è appena fuori del frantoio-ristorante. Salgo le scale riportate all'antico splendore. Mi siedo in terrazza dove giungono, da una chiesa non lontana, le note affievolite di un concerto di musica sacra. Sfoglio il libro e, di tanto in tanto, alzo lo sguardo al cielo punteggiato di stelle. Dopo un po' mi corico nell'ampio letto contadino che troneggia al centro della stanza. Domani devo alzarmi presto per una passeggiata nella Foresta Umbra, alla ricerca delle orchidee selvatiche che lì fioriscono in numero e varietà unici al mondo. Mi addormento, infine, sognando San Valentino, contornato dalla schiera degli Eccitati, che mi promettono di proteggere non solo gli aranci, ma anche i muri e l'anima di Vico.
Nel sonno, sorrido. Tano Lisciandra

 

Michele Angelicchio

 

 

 

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Pubblicato in Turismo

Assegno di cura. Proroga tecnica per la presentazione delle domande, relativamente alla finestra temporale con scadenza alle ore 12.00 del 6 ottobre 2017.
E’ possibile scaricare la decisione regionale, la determina dirigenziale n. 619 del 29 settembre scorso,e completare la presentazione delle domande- una volta in possesso di certificazione ISEE ordinario in corso di validità- alla pagina http://www.sistema.puglia.it/portal/page/portal/SolidarietaSociale/ASCURA2017

 

 

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Pubblicato in Società

«Diglielo a tuo marito che il servizio sta pronto pure per lui, e stai attenta pure tu». È la frase «clou», che peraltro non sarebbe stata pro­nunciata dall'indagato ma da un suo parente, al centro dell'ultima indagine che ha coinvolto Marco Raduano, 34 anni, sorvegliato speciale, pre­sunto boss emergente della- malavita viestana, arrestato giovedì dai carabinieri con l'accusa di stalking ai danni della moglie del suo presunto rivale Girolamo Perna per due volte sfuggito ad agguati tra il settembre 2016 e il marzo 2017. Arresto cui è seguita dopo 24 ore la scarcerazione di Raduano, disposta dallo stesso gip del Tribunale di Foggia che aveva firmato l'ordinanza cautelare in carcere; e che ha ora imposto il divieto di avvicinare la parte of­fesa.

I presunti atti per­secutori, smentiti da Raduano nell'interrogatorio di garanzia, sarebbero cominciati dopo l'arresto dell'ex amico e attuale presunto rivale Girolamo Perna, finito in carcere lo scorso 13 agosto dopo che i carabinieri sequestrarono un fucile a canne mozze ritenuto nella sua disponibilità. Nel mirino di Raduano, a sentire l'accusa, sarebbe finito anche un compaesano minacciato di essere «bru­ciato vivo», che è cugino di Ornar Trotta, il giovane ristoratore ucciso nel suo locale la mattina del 27 luglio scorso nell'ambito della guerra di mala viestana che dal gennaio 2015 ad oggi ha contato 6 omicidi, 3 agguati falliti (due ai danni di Perna) e una lupara bianca, tutti delitti irrisolti. A Raduano la Procura contesta di «aver minacciato con condotte reiterate nel tempo» la moglie di Perna e un altro viestano «In modo da cagionare loro un perdurante stato di ansia oltre che timore per la propria incolumità personale, al punto di costringera la donna a modificare le proprie abitudini di vita».

Raduano, 34 anni, difeso dagli avvocati Francesco Santangelo e Cristian Caruso, nell'interrogatorio di garanzia di 48 ore fa nel carcere di Foggia davanti al gip firmatario dell'ordinanza cautelare e del pubblico ministero titolare dell'inchiesta, ha respinto le accuse; negato d'aver minacciato, direttamente o indirettamente le parti offese; sostenuto d'essere in buoni rapporti con Perna ( i due sono stati anche indagati insieme nel 2015 di una rapina ad un furgone carico di sigaretta avvenuta a Termoli) con cui è imparentato. I difensori nel chiedere e ottenere la rimessione in libertà di Raduano, che resta indagato a piede libero, hanno sostenuto da una parte l'in­sufficienza dei gravi indizi anche in con­siderazione del fatto che la moglie di Perna ha poi rimesso la querela; e dall'altra sottolineato che il reato di atti persecutori presuppone una reiterazione di condotte, mentre in questo caso tutto si limiterebbe ad un gesto volgare rivolto alla donna, visto - che la minaccia di morte non sarebbe stata pronunciata dall'indagato diretta­mente.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dal pm sulla scorta di denunce e testimonianze, i rapporti tra Raduano e Perna -che si troverebbero su due fronti contrapposti negli schiera­menti malavitosi secondo ipotesi inve­stigative in attesa di conferme o smentite - si sarebbe raffreddati nel febbraio 4 quando Raduano tornò in libertà dopo 18 mesi in carcere e ai domiciliari per una serie di arresti (armi, droga, rapina) con processi con­clusisi con assoluzioni (per armi) e ancora aperti per le imputazioni di droga e rapina. Una volta finito in cella Perna il 13 agosto scorso per detenzione illegale di un fucile, la presunta avversione di Raduano si sarebbe indirizzata contro la moglie del detenuto. Il 18 agosto scorso la donna sarebbe stata avvicinata da un'auto con a bordo Raduano che le avrebbe mostrato il dito medio.

Più grave, nella prospettazione accusatoria, il secondo episodio avvenuto il 7 settembre scorso, quando fu sporta denuncia. La giovane viestana sarebbe stata avvicinata da un'auto con a bordo anche Raduano e subito dopo un parente dell'indagato (che per l'accusa sarebbe stato sollecitato dallo stesso Raduano a fare le minacce) prima le rivolse un insulto e poi la frase: «stai attenta pure tu, diglielo a tuo marito che il servizio sta pronto pure per di lui». Fin troppo ovvio il terrore della vittima visto quanto successo al coniuge che la sera del 28 settembre 2016 fu gambizzato sotto casa mentre era ai domiciliari; mentre 1'11 marzo scorso sfuggì ad un agguato (al quale erano presenti anche la moglie e le figliolette) soltanto perché era armato e rispose al fuoco di due sicari che volevano uc­ciderlo (nessuno restò ferito). Agguato quest'ul­timo avvenuto nella proprietà di Ornar Trotta, il giovane ristoratore ucciso nel suo locale «L'antica Bruschetta» di Vieste alle 2 di pomeriggio del 27 luglio scorso: il ristoratore era seduto al tavolo con la moglie, la figlioletta e un amico quando fece irruzione un killer a volto coperto che lo uccise a colpi di pistola, ferendo di striscio l'amico e dileguandosi su uno scooter guidato da un complice.

Il nome di Ornar Trotta ritorna indirettamente nell'episodio relativo alle presunte minacce che Raduano avrebbe rivolto alla seconda parte offesa dell'indagine, un giovane compaesano. Il 4 settembre scorso il presunto boss emergente della mala viestana (ritenuto in passato il luogotenente di Angelo Notarangelo, alias «Cintaridd» allevatore a capo dell'omonimo clan, ucciso a 37 anni in un agguato mafioso alle porte di Vieste nel gennaio 2015, delitto che innescò la scia di sangue) avrebbe, avvertito un viestano con queste parole: «questa volta ti avviso, se passi un'altra volta al bar di mia sorella e guardi storto la prossima volta ti brucio vivo». Parole che hanno spaventato il destinatario, cugino di Omar Trotta assassinato a fine luglio. Raduano ha respinto anche questa accu­sa.
Che Vieste sia una zona «calda» sotto il profìlo della vertenza si­curezza vista la guerra di mala in atto che coin­volge malavitosi anche di altre zone garganiche, lo conferma il piano di controllo del territorio - varato a metà agosto con la suddivisione della provincia in 5 macro-aree dove concentrare indagini, perquisizioni e rastrellamenti: una delle 5 macro-aree è proprio Vieste, dopo operano anche le unità scelte dell' Arma «cacciatori di Calabria e Sardegna» inviati di rinforzo sul Gargano.

 

gazzettacapitanata

 

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Pubblicato in Cronaca

Sullo sviluppo economico della Capitanata e sulle nuove forme di investimenti, interviene il consigliere regionale dei Popolari, Napoleone Cera. "Sembra come il ritornello di una canzone, si ripete periodicamente, magari per riempire il vuoto di una programmazione che non guarda all'insieme del problema, ma alle sue singole voci, seppellendo così ogni prospettiva di vero rilancio dell'economia di Capitanata. Il ritornello è sempre quello: mai come prima ci sono tante risorse per lo sviluppo della Capitanata. Peccato che i finanziamenti riguardano solo una parte (spesso le solite zone che continuano a sperperare danaro pubblico), della Provincia di Foggia, premiando una visione presbite, sfuocata e a corto raggio.
Non è solo una questione di classe politica, ma anche di una mancanza di potere delle imprese; soprattutto è una chiara resa alla mancanza di un confronto pieno e partecipato tra politica e impresa, che si ritrovano solo in occasione di spartizioni di incarichi e poltrone, com'è recentemente avvenuto per le nomine del CdA del Consorzio ASI di Foggia. Insomma si è compatti solo per soddisfazioni personali e immediati traguardi gattopardeschi. Lo testimonia, come sottolineo da tempo, i fondi a disposizione per il cosiddetto Patto per il Sud, dove si continuano ad elencare interventi e fondi che premiano una visione parziale del rilancio della Capitanata. Nessuna delle misure proposte va nella direzione di un coordinamento tra risorse e necessità del territorio. Ad esempio, se si volesse coniugare le infrastrutture al turismo, vera industria della Capitanata, fatto salvo il progetto del treno-tram, non c'è altra voce di spesa degna di nota, mentre sparisce ogni prospettiva di completare progetti avviati da qualche decennio, come la Strada a scorrimento veloce del Gargano, condannando così al prolungarsi di una questione fondamentale per la mobilità non solo turistica da e per il Gargano.
Arrivano fondi, si fanno proclami, si appuntano medaglie della programmazione economica, ma si dimentica di giustificare le mancate scelte per un più incisivo rilancio della Capitanata.
Ecco perché l'elenco delle risorse disponibili, ripetuto ciclicamente, è utile solo alla prossima campagna elettorale, dove il Sud giocherà un ruolo decisivo per i futuri equilibri parlamentari. Ma questo - conclude Cera - il Sud pare non averlo compreso".

 

 

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Pubblicato in Politica

Secondo turno d'andata, oggi, nel campionato regionale ma­schile di serie C Silver di basket. Torneo al quale partecipano due formazioni della Capitanata: Silac Angel Manfredonia e Bisanum Viaggi Sunshine Vieste. Debutto casalingo per la Silac Manfredonia. Alle 19, la formazione allenata da Ciociola affronterà Corato, sul parquet del palazzetto di via Scaloria. Di fronte due tra le squadre meglio attrezzate del campionato. Manfredonia non potrà schierare il pivot polacco (di formazione italiana) Bialkowski, infortunato. Sipontini a caccia della prima vittoria interna, dopo il largo successo ottenuto in trasferta nel derby contro Vieste. Corato, sconfitta in casa, all'esordio, dalla Nuova Pallacanestro Ceglie, cerca il pronto riscatto. Il club neroverde può contare su un organico di notevole spessore, affidato al coach foggiano Marco Verile. La partita sarà diretta dagli arbitri Balice di Molfetta e Ferrari di Cellamare. Trasferta a Santeramo per la Bisanum Vieste: salto a due alle 18.30, match affidato agli arbitri Soldano di Trani e Menelao di Mola. Il team guidato dal tecnico Desantis vuole rifarsi dopo lo stop interno per 75-98 subito nel derby contro Manfredonia. Anche Santeramo è stata sconfitta nel primo turno, 88-54 a Monopoli. La formula del campionato si presenta invariata rispetto all'annata sportiva scorsa: al termine della stagione regolare, la prima classificata otterrà la qualificazione diretta per gli spareggi-promozione interregionali; le squadre piazzatesi dal secondo al nono posto disputeranno i play-off per un ulteriore posto agli spareggi interregionali; la quint'ultima, quart'ultima, terz'ultima e penultima prenderanno parte ai play-out; la sedicesima classificata - ovvero l'ultima in graduatoria - scenderà direttamente in serie D.

(r.f.)

 

 

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Pubblicato in Sport
Domenica, 01 Ottobre 2017 10:48

Eccellenza/ Oggi la 4° di campionato

Quarta giornata del campionato di Eccellenza che non registra squadre a punteggio pieno, segno di equilibrio. Un Atletico Vieste incerottato, tra infortuni e squalifiche, tante le assenze, oggi è ospite dellìOmnia Bitonto. Partenza del campionato in salita, oggi tenterà l'impresa per invertire la rotta.

GLI ARBITRI

ATLETICO ARADEO – VIGOR TRANI CALCIO Salvatore Iannella, di Taranto
AVETRANA – CORATO Antonio Romanelli, di Lanciano
BARLETTA – OTRANTO Luca Vittoria, di Taranto
CASARANO – NOVOLI Gianluca Natilla, di Molfetta
MOLFETTA – BITONTO Michele Lopez, di Bari (a Terlizzi)
OMNIA BITONTO – ATLETICO VIESTE Andrea Salanitro, di Bari
PRO ITALIA GALATINA – GALLIPOLI Antonio Ciniero, di Brindisi (a Sogliano)
UNIONE CALCIO BISCEGLIE – FASANO Gabriele Totaro, di Lecce (a Ruvo di Puglia)

LA CLASSIFICA

Fasano 7
V.Trani 7
Molfetta Calcio 7
Gallipoli 6
Otranto 5
P.I.Galatina 5
Casarano 4
Novoli 4
Avetrana 4
Bitonto 4
Corato 3
Omnia Bitonto 3
A.Vieste 1
Aradeo 1
U.C. Bisceglie 0
Barletta 0

 

 

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